Gioco
Il giro della Slovenia a piedi l’impresa di un viareggino
di Roy Lepore
Giovanni Lazzari è partito da Trieste ed ha percorso 400 chilometri in 9 giorni per raggiungere il paese dove è nata la madre quasi al confine con l’Ungheria
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VIAREGGIO. È arrivato in Slovenia a piedi, da Trieste. E da lì ha raggiunto il confine con l’Ungheria. Un po’ passeggiando per le strade dei Paesi che attraversava, un po’ correndo. Quattrocento chilometri in nove giorni. È l’impresa, sportiva e di vita, di Giovanni Lazzari, chinesiologo professionista, personal trainer, viareggino con una grande passione per le camminate. È arrivato a Trieste in auto: lo ha accompagnato l’amico e allievo, Andrea Mazzi, anche lui appassionato di camminate. E da lì arrivato fino Lendava, al confine con l’Ungheria. «Nei primi chilometri a corsa fino a Lipizza è venuto con me anche Andrea – dice Lazzari – poi lui è tornato indietro ed io ho proseguito per il giro della Slovenia».
Come è nata l’idea di questa impresa?
«Ho approfittato del fatto che ci fossero dei parenti di mia madre, che sono serviti come base per certe tappe del viaggio, poi visto che sono un appassionato di questo tipo di esperienze, ma in questo caso non la definirei certo un’impresa, perché non inseguivo nessun record. Ho percorso una media di 43 chilometri al giorno, la tappa più lunga è stata di 53, la più corta di 31. È lontano dall’essere una prestazione sportiva rilevante, è stata comunque un’esperienza interessante per alcuni motivi».
Durante i giorni di questa camminata come ti sei alimentato?
«La mattina facevo una colazione abbondante a base di carne e uova, poi nella giornata mi nutrivo con dolci locali e bevande del posto».
Quali sono state le condizioni meteo?
«Quasi sempre con il sole, tranne un giorno che ha piovuto che mi ha costretto ad una sosta. Ho avuto la possibilità di poter vedere, lungo il percorso, alcune delle attrazioni culturali e naturalistiche del paese, che ha comportato molte deviazioni dalla via diretta e la percorrenza di strade molto isolate o al contrario, molto trafficate».
E con la lingua come te la sei cavata?
«La maggior parte degli sloveni parla bene inglese, ma nelle zone rurali occorre destreggiarsi con il vocabolario e il traduttore in un idioma per me non completamente sconosciuto, visto che mia madre è slovena, ma molto lontano dalle lingue più comunemente studiate. In qualche modo comunque sono riuscito a farmi comprendere. Devo ammettere che è stata una bella esperienza, perché nello stesso tempo ho avuto la possibilità di vedere anche monumenti del posto. Nella città di Smarje per esempio c’è la chiesa di San Rocco nota per una via crucis ripidissima con cappelle votive lungo il percorso. Per il giro della Slovenia, non esistono tracciati ufficiali, preparati ed attrezzati come il cammino di Santiago o la via Francigena, quindi la strada l’ho scelta in modo definitivo giorno per giorno, in base al meteo, al traffico, alla possibilità di fare rifornimenti e di trovare un alloggio».
Come è nata l’idea di questa impresa?
«Ho approfittato del fatto che ci fossero dei parenti di mia madre, che sono serviti come base per certe tappe del viaggio, poi visto che sono un appassionato di questo tipo di esperienze, ma in questo caso non la definirei certo un’impresa, perché non inseguivo nessun record. Ho percorso una media di 43 chilometri al giorno, la tappa più lunga è stata di 53, la più corta di 31. È lontano dall’essere una prestazione sportiva rilevante, è stata comunque un’esperienza interessante per alcuni motivi».
Durante i giorni di questa camminata come ti sei alimentato?
«La mattina facevo una colazione abbondante a base di carne e uova, poi nella giornata mi nutrivo con dolci locali e bevande del posto».
Quali sono state le condizioni meteo?
«Quasi sempre con il sole, tranne un giorno che ha piovuto che mi ha costretto ad una sosta. Ho avuto la possibilità di poter vedere, lungo il percorso, alcune delle attrazioni culturali e naturalistiche del paese, che ha comportato molte deviazioni dalla via diretta e la percorrenza di strade molto isolate o al contrario, molto trafficate».
E con la lingua come te la sei cavata?
«La maggior parte degli sloveni parla bene inglese, ma nelle zone rurali occorre destreggiarsi con il vocabolario e il traduttore in un idioma per me non completamente sconosciuto, visto che mia madre è slovena, ma molto lontano dalle lingue più comunemente studiate. In qualche modo comunque sono riuscito a farmi comprendere. Devo ammettere che è stata una bella esperienza, perché nello stesso tempo ho avuto la possibilità di vedere anche monumenti del posto. Nella città di Smarje per esempio c’è la chiesa di San Rocco nota per una via crucis ripidissima con cappelle votive lungo il percorso. Per il giro della Slovenia, non esistono tracciati ufficiali, preparati ed attrezzati come il cammino di Santiago o la via Francigena, quindi la strada l’ho scelta in modo definitivo giorno per giorno, in base al meteo, al traffico, alla possibilità di fare rifornimenti e di trovare un alloggio».
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