Sicurezza
«Non tutti i giocatori hanno dato il massimo»
di Gabriele Buffoni
Il ds Mattugini: «Ma la nostra stagione non è stata fallimentare»
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FORTE DEI MARMI. «Chi vive ogni giorno con i giocatori non può che essere orgoglioso della squadra: la batosta è stata dura, ma presto ci rialzeremo». Parola di Simone Mattugini, il ds del Forte su cui ricade fin da ora, nonostante l'amarezza per la sconfitta contro il Lodi, il compito (non facile) di tirare le somme e costruire il gruppo per la prossima stagione.
Mattugini, anche lei come il presidente Tosi reputa fallimentare la stagione del Forte?
«A settembre avevamo chiesto come punto fermo la Coppa Italia, oltre alla finale playoff e al mantenimento di un alto livello in Eurolega: mi pare che questi obiettivi siano stati raggiunti. È chiaro poi che allo scudetto tenevamo e che rientrava nei nostri obiettivi reali, inutile nascondersi: martedì sera siamo andati a letto con tante recriminazioni, perché siamo più forti del Lodi e avevamo le potenzialità per vincere il titolo, ma siamo stati vittima di un calo di tensione nei momenti meno opportuni. Mi riferisco ad esempio alle due trasferte in Lombardia, in particolare a gara 1: se allora avessimo messo più testa in pista avremmo potuto chiudere la serie sul 3-0, e questo resta il rammarico più grande. Da quell'errore le squadre si sono equivalse, e al di là degli infortuni e dei tanti episodi arbitrali che non ci sono stati favorevoli quando arrivi ai rigori e sbagli 4 tiri potenzialmente decisivi alla fine non puoi sperare di vincere».
Guardandosi alle spalle, qualche giocatore non ha dato il massimo secondo lei?
«Se due come Torner e Romero hanno dovuto tenere una media di 45 minuti a partita, significa che ci sono stati altri che hanno dato meno. È inutile puntare il dito, nello sport si hanno dei periodi negativi e ogni giocatore ha i suoi alti e bassi: anche per evitare questo, il prossimo anno siamo sempre più convinti a chiedere l'aiuto di uno psicologo sportivo che segua la squadra e ci dia una mano in uno spogliatoio che comunque è e resta molto unito».
È mancato il Pedro Gil della situazione, un fuoriclasse capace di risolvere con una giocata la partita?
«Che il nostro tallone d'Achille fosse la mancanza di un giocatore da 50 reti stagionali non è una novità: avevamo anche provato ad ingaggiare qualcuno la scorsa estate, ma bisogna poi fare i conti con il budget e abbiamo rinunciato pensando di sopperire con il gioco di squadra. E ha funzionato, perché ci ha portato ottimi risultati: sicuramente l'assenza di un giocatore del genere la differenza l'ha fatta in partite equilibrate come quella di martedì, dove il punteggio resta basso e trovare gli spazi in cui costruire l'azione è difficile».
È un acquisto in vista della prossima stagione?
«No, lo escludo, le nostre finanze non ce lo permettono. La squadra resterà quella che è oggi, con il ritorno già confermato di Giacomo Maremmani dal Lodi e le conferme di Enric Torner e Marco Pagnini che erano in scadenza di contratto».
E Alberto Orlandi?
«La sua situazione è ancora in stand by, ma la risolveremo a breve: penso al massimo la prossima settimana. Purtroppo mi è stato chiesto di abbassare il budget e se non arriverà uno sponsor capace di fornirci un aiuto maggiore credo sarà molto difficile per noi tenerlo in rossoblù. Lui conosce la situazione e sa quanto mi dispiacerebbe: è il primo acquisto che ho fatto per il Forte, un giocatore da cui non mi separerei mai se potessi».
Al suo posto chi arriverebbe?
«Nomi non ne faccio finché la situazione resta così incerta, abbiamo qualche contatto con alcuni giovani giocatori ma per il momento niente è sicuro».
Con o senza Orlandi, quali saranno gli obiettivi della prossima stagione?
«Rimarranno gli stessi: puntare allo scudetto e alla Coppa Italia e tentare di superare i gironi di Eurolega. Che, il prossimo anno, non ci vedranno testa di serie e dunque riserveranno difficoltà certamente maggiori».
Mattugini, anche lei come il presidente Tosi reputa fallimentare la stagione del Forte?
«A settembre avevamo chiesto come punto fermo la Coppa Italia, oltre alla finale playoff e al mantenimento di un alto livello in Eurolega: mi pare che questi obiettivi siano stati raggiunti. È chiaro poi che allo scudetto tenevamo e che rientrava nei nostri obiettivi reali, inutile nascondersi: martedì sera siamo andati a letto con tante recriminazioni, perché siamo più forti del Lodi e avevamo le potenzialità per vincere il titolo, ma siamo stati vittima di un calo di tensione nei momenti meno opportuni. Mi riferisco ad esempio alle due trasferte in Lombardia, in particolare a gara 1: se allora avessimo messo più testa in pista avremmo potuto chiudere la serie sul 3-0, e questo resta il rammarico più grande. Da quell'errore le squadre si sono equivalse, e al di là degli infortuni e dei tanti episodi arbitrali che non ci sono stati favorevoli quando arrivi ai rigori e sbagli 4 tiri potenzialmente decisivi alla fine non puoi sperare di vincere».
Guardandosi alle spalle, qualche giocatore non ha dato il massimo secondo lei?
«Se due come Torner e Romero hanno dovuto tenere una media di 45 minuti a partita, significa che ci sono stati altri che hanno dato meno. È inutile puntare il dito, nello sport si hanno dei periodi negativi e ogni giocatore ha i suoi alti e bassi: anche per evitare questo, il prossimo anno siamo sempre più convinti a chiedere l'aiuto di uno psicologo sportivo che segua la squadra e ci dia una mano in uno spogliatoio che comunque è e resta molto unito».
È mancato il Pedro Gil della situazione, un fuoriclasse capace di risolvere con una giocata la partita?
«Che il nostro tallone d'Achille fosse la mancanza di un giocatore da 50 reti stagionali non è una novità: avevamo anche provato ad ingaggiare qualcuno la scorsa estate, ma bisogna poi fare i conti con il budget e abbiamo rinunciato pensando di sopperire con il gioco di squadra. E ha funzionato, perché ci ha portato ottimi risultati: sicuramente l'assenza di un giocatore del genere la differenza l'ha fatta in partite equilibrate come quella di martedì, dove il punteggio resta basso e trovare gli spazi in cui costruire l'azione è difficile».
È un acquisto in vista della prossima stagione?
«No, lo escludo, le nostre finanze non ce lo permettono. La squadra resterà quella che è oggi, con il ritorno già confermato di Giacomo Maremmani dal Lodi e le conferme di Enric Torner e Marco Pagnini che erano in scadenza di contratto».
E Alberto Orlandi?
«La sua situazione è ancora in stand by, ma la risolveremo a breve: penso al massimo la prossima settimana. Purtroppo mi è stato chiesto di abbassare il budget e se non arriverà uno sponsor capace di fornirci un aiuto maggiore credo sarà molto difficile per noi tenerlo in rossoblù. Lui conosce la situazione e sa quanto mi dispiacerebbe: è il primo acquisto che ho fatto per il Forte, un giocatore da cui non mi separerei mai se potessi».
Al suo posto chi arriverebbe?
«Nomi non ne faccio finché la situazione resta così incerta, abbiamo qualche contatto con alcuni giovani giocatori ma per il momento niente è sicuro».
Con o senza Orlandi, quali saranno gli obiettivi della prossima stagione?
«Rimarranno gli stessi: puntare allo scudetto e alla Coppa Italia e tentare di superare i gironi di Eurolega. Che, il prossimo anno, non ci vedranno testa di serie e dunque riserveranno difficoltà certamente maggiori».
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