Il dolore
Bresciani chiama il suo popolo
Il tecnico rossoblù: noi faremo la nostra parte, ma sullo scudetto serve anche la firma dei tifosi
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FORTE. Riordinare le idee, farlo in fretta e prepararsi alla sfida delle sfide che decreterà i campioni d’Italia. Non è stato proprio un weekend di relax per il tecnico del Forte Pierluigi Bresciani: il colpo di grazia fallito sabato sera a Lodi ha permesso ai lombardi di tornare in piena corsa per il titolo gettando inevitabilmente i rossoblù, se non nello sconforto, quantomeno in uno stato di preoccupazione per uno scudetto da giocarsi in gara secca. Sarà infatti un match senza appello: chi vince stasera porta a casa lo scudetto. E mister Bresciani non sembra proprio avere intenzione di lasciare che siano i lodigiani a festeggiare in Versilia.
Da cosa ripartire dopo gara 4?
«Di sabato sera salvo solo i primi 12 minuti della ripresa, quando abbiamo tentato di reagire. Il resto va dimenticato e lasciato alle spalle: stasera è una nuova partita, la finale di tutte le finali. Dobbiamo vincere e per farcela, sarò ripetitivo, servirà il gioco di squadra: dal portiere in pista all’ultimo giocatore seduto in panchina comprendendo anche i dirigenti e me stesso, dobbiamo essere uniti come un pugno per aggiudicarci questo quarto tricolore».
Teme che i suoi uomini avvertano la pressione di aver fallito il match point decisivo?
«Siamo sinceri: potevamo anche mettere in conto di perdere a Lodi, non è una pista facile e non era scontata la nostra vittoria. Certo, ne siamo usciti male avendo subito una batosta, ma ripeto: gettarsi tutto alle spalle è l’unica soluzione, e credo che la voglia di vincere della mia squadra sia la prova che questo consiglio l’hanno recepito e sono pronti a metterlo in pratica».
Fame ed umiltà sono state le sue direttive a caldo sabato scorso.
«E torno a ripeterle anche adesso, fino a che non scenderemo in pista stasera, come un mantra. In una finale così equilibrata, tra due squadre che hanno ampiamente dimostrato di saper esprimere il miglior hockey in Italia, potrà vincere solo quella che avrà più fame nei 50 minuti di partita e che avrà l’umiltà di non calare la tensione in un momento di stallo o in una situazione di vantaggio: serve attenzione costante e non lasciare niente al caso perché può essere determinante. Specialmente adesso che ci giochiamo entrambe il titolo in una gara secca».
Che Lodi sarà quello che affronterete stasera?
«Certamente galvanizzato e rigenerato dalla vittoria di sabato, ma non spregiudicato pur non avendo niente da perdere. Giocheranno al massimo ma chiusi in difesa, aspettando un nostro passo falso per colpire duro in contropiede: in gara 4 mi aspettavo un assalto da parte loro, invece hanno atteso che noi ci distraessimo per portarsi in vantaggio e costringerci a rincorrerli. Non dovremo ricadere nella trappola».
Cosa servirà al Forte per avere la meglio?
«Avremo bisogno di tutta la nostra lucidità e freddezza sotto porta: il nostro vero problema è che ci manca un bomber da 50-60 reti a stagione, quindi creiamo molto ma realizziamo poco di quello che potenzialmente potremmo fare. Però i miei ragazzi vanno tutti a segno, e questo è un nostro asso nella manica. Altro elemento importante è mantenere un atteggiamento positivo: anche se andassimo sotto, o se recuperassero uno svantaggio, non bisogna buttarci giù ma continuare con il proprio gioco».
E il fattore campo?
«Inciderà moltissimo: non trovo le parole per ringraziare i 200 che erano a Lodi in gara 4, ma stasera voglio che il palazzetto sia una bolgia infernale con i nostri colori. Dal riscaldamento fino alla fine, il pubblico deve trascinare la squadra. Perché, fondamentalmente, la firma su un tricolore è anche quella dei tifosi». (g. b.)
Da cosa ripartire dopo gara 4?
«Di sabato sera salvo solo i primi 12 minuti della ripresa, quando abbiamo tentato di reagire. Il resto va dimenticato e lasciato alle spalle: stasera è una nuova partita, la finale di tutte le finali. Dobbiamo vincere e per farcela, sarò ripetitivo, servirà il gioco di squadra: dal portiere in pista all’ultimo giocatore seduto in panchina comprendendo anche i dirigenti e me stesso, dobbiamo essere uniti come un pugno per aggiudicarci questo quarto tricolore».
Teme che i suoi uomini avvertano la pressione di aver fallito il match point decisivo?
«Siamo sinceri: potevamo anche mettere in conto di perdere a Lodi, non è una pista facile e non era scontata la nostra vittoria. Certo, ne siamo usciti male avendo subito una batosta, ma ripeto: gettarsi tutto alle spalle è l’unica soluzione, e credo che la voglia di vincere della mia squadra sia la prova che questo consiglio l’hanno recepito e sono pronti a metterlo in pratica».
Fame ed umiltà sono state le sue direttive a caldo sabato scorso.
«E torno a ripeterle anche adesso, fino a che non scenderemo in pista stasera, come un mantra. In una finale così equilibrata, tra due squadre che hanno ampiamente dimostrato di saper esprimere il miglior hockey in Italia, potrà vincere solo quella che avrà più fame nei 50 minuti di partita e che avrà l’umiltà di non calare la tensione in un momento di stallo o in una situazione di vantaggio: serve attenzione costante e non lasciare niente al caso perché può essere determinante. Specialmente adesso che ci giochiamo entrambe il titolo in una gara secca».
Che Lodi sarà quello che affronterete stasera?
«Certamente galvanizzato e rigenerato dalla vittoria di sabato, ma non spregiudicato pur non avendo niente da perdere. Giocheranno al massimo ma chiusi in difesa, aspettando un nostro passo falso per colpire duro in contropiede: in gara 4 mi aspettavo un assalto da parte loro, invece hanno atteso che noi ci distraessimo per portarsi in vantaggio e costringerci a rincorrerli. Non dovremo ricadere nella trappola».
Cosa servirà al Forte per avere la meglio?
«Avremo bisogno di tutta la nostra lucidità e freddezza sotto porta: il nostro vero problema è che ci manca un bomber da 50-60 reti a stagione, quindi creiamo molto ma realizziamo poco di quello che potenzialmente potremmo fare. Però i miei ragazzi vanno tutti a segno, e questo è un nostro asso nella manica. Altro elemento importante è mantenere un atteggiamento positivo: anche se andassimo sotto, o se recuperassero uno svantaggio, non bisogna buttarci giù ma continuare con il proprio gioco».
E il fattore campo?
«Inciderà moltissimo: non trovo le parole per ringraziare i 200 che erano a Lodi in gara 4, ma stasera voglio che il palazzetto sia una bolgia infernale con i nostri colori. Dal riscaldamento fino alla fine, il pubblico deve trascinare la squadra. Perché, fondamentalmente, la firma su un tricolore è anche quella dei tifosi». (g. b.)
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