Il Tirreno

Versilia

Mariotti: «Caro Cgc, ti presento il Caldes» 

di Gabriele Buffoni
Mariotti: «Caro Cgc, ti presento il Caldes» 

Il tecnico del Reus: «Sono giovani, ma possono far male»

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VIAREGGIO. Il countdown per la Coppa Cers scorre, il momento in cui toccherà alla pista parlare si avvicina: e se i portoghesi del Barcelos (attualmente detentori del titolo) se la dovranno vedere con il Sarzana, ad attendere in semifinale il Cgc Viareggio c'è l'incognita Caldes. Nell'OkLiga spagnola infatti è al terz’ultimo posto con solo 5 vittorie su 25 gare disputate finora, ma nel corso della stagione - oltre ad essersi qualificata alla Final Four - è riuscita a mettere i bastoni tra le ruote anche a squadre più blasonate e sulla carta più forti. Tra queste figura anche il Reus Deportiu che (dopo aver vinto all'andata per 5-3) sulla pista del Caldes è rimasto bloccato sull'1-1. Mentre la squadra catalana si sta preparando per affrontare le due partite di campionato contro Vic e Barcellona per poi prendere parte alla Final Four di Eurolega, abbiamo parlato con il tecnico del Reus: l'ex viareggino Enrico Mariotti, che ha vestito la maglia del Centro proprio nell'anno dello storico scudetto.
Mister Mariotti, che squadra è il Caldes?
«Un gruppo molto giovane, costituito da ragazzi ben organizzati dal loro allenatore e con ottime qualità in pista. Contano molto però sul fattore campo: in OkLiga hanno messo in difficoltà molti quando giocavano in casa. E non parlo solo del Reus, ma anche del Liceo e del Vendrell. Quando li ho incontrati li ho visti molto preparati, in un match singolo come la semifinale di Cers possono anche far male: in fondo non hanno niente da perdere nel tentarle tutte per espugnare il PalaBarsacchi, e a questo fattore di imprevedibilità va fatta attenzione».
Quale può essere la chiave giusta per batterli?
«Sicuramente il Centro non deve lasciarsi sopraffare dalle emozioni o dalla pressione di dover vincere ad ogni costo: ogni giocatore reagisce a modo suo alla tensione di eventi di questa portata, l'esperienza aiuta ma c'è anche chi, pur giovane, riesce a gestire bene questo carico. È essenziale avere sempre in mano il controllo della situazione, sfruttare al massimo gli episodi del match come punizioni di prima o eventuali rigori e soprattutto non perdere la testa anche di fronte a qualche decisione arbitrale che si ritiene ingiusta. Ovviamente è necessario però che gli arbitri utilizzino lo stesso criterio, o finirebbero inevitabilmente per incidere sulla partita».
Si prospetta una bolgia di tifo bianconero al PalaBarsacchi: questo è un aiuto o un'arma a doppio taglio per il Cgc?
«Avere i propri tifosi sugli spalti, specie se in gran numero, può far solo bene. Ogni giocatore poi, ripeto, reagisce a modo suo e deve cercare di trasformare in tensione positiva la pressione psicologica di vincere di fronte al proprio pubblico. Se però ci sarà il tifo che ricordo dalle mie ultime finali scudetto con la maglia del Centro, gli spalti possono anche fare la differenza».
In una recente intervista Reinaldo Ventura (Barcelos) indicava il Centro come unica vera favorita alla vittoria finale: lei è d'accordo?
«Ventura è un veterano di questo sport, sa giocare dentro e fuori la pista: ha voluto scaricare tutta la pressione sulla squadra di Ale Bertolucci, ma non può nascondersi dietro all'evidenza. Il Barcelos detiene il titolo ed è quantomeno l'altra grande favorita insieme al Cgc: entrambe devono vincere, o perdono un obiettivo che si sono prefissate».
Un pronostico sulla finale?
«Mi piacerebbe una finalissima tutta italiana, ma credo che il Sarzana ne abbia un po' meno rispetto alle altre tre: gli uomini di Dolce hanno compiuto l'impresa della qualificazione, devono già andarne fieri e giocare una semifinale tentando il tutto per tutto. Credo però che domenica se la contenderanno Viareggio e Barcelos. Ed io, anche se a distanza, tiferò Centro».

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