Il Tirreno

Versilia

Cantatore, una doppietta per far risorgere il Viareggio 

di MASSIMO GUIDI

Grazie alle sue due reti i bianconeri tornano a sperare nella salvezza diretta «L’arrivo di Bresciani? Credo che la sua esperienza ci sarà molto utile»

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Non aveva mai segnato una doppietta nella sua ancor giovane carriera calcistica. E per farlo Francesco Cantatore ha scelto la gara giusta, quella contro la Fezzanese diretta avversaria nella lotta alla salvezza. «È la prima volta che mi succede e naturalmente sono contento. Ma lo sono ancora di più perché le mie reti hanno contribuito a confezionare il risultato che ci ha consentito di incamerare tre punti preziosi».
Un piccolo record che ha oltretutto consentito a Francesco di diventare il miglior cannoniere del Viareggio, assieme a Vitiello, con cinque reti. «È la prima volta che segno così tante reti in una stagione e spero che non sia finita. Comunque non è importante chi segna, l’importante è vincere il maggior numero delle partite rimaste in calendario».
Ventitré anni compiuti nel dicembre scorso, Francesco è uno dei tanti nuovi arrivi del Viareggio-due, quello costruito da Bruno Russo. Nato a Carrara vive da sempre con mamma Alessandra, papà Domenico e il fratello minore Maikol (che gioca nella Primavera dello Spezia) a Castelnuovo Magra, il paese di Libero “Turiddu” Marchini, ala destra della nazionale vittoriosa alle Olimpiadi di Berlino nel 1936 famoso anche per essere l’unico a non fare il saluto fascista dopo l’esecuzione degli inni. I suoi genitori sono i suoi primi tifosi «non si perdono una partita, sono venuti fino ad Arma di Taggia» ma chi lo ha “iniziato” al calcio è stato nonno Oriano che è venuto a mancare un po’ di tempo fa come nonna Emanuela «che sono sicuro mi seguono di là dall’alto».
Come è iniziata la tua avventura calcistica?
«Il nonno mi portò a giocare tra i ragazzini del Castelnuovo Magra. La società non aveva una squadra della leva 1993 così mi trovai a giocare con ragazzi più grandi di un anno».
Hai sempre giocato in attacco?
«Da ragazzino ero un vero bomber. Segnavo tante reti grazie al buon controllo del pallone e la facilità nell’andare uno-contro-uno».
Chi è stato il tuo idolo giovanile?
«Nessuno. Non mai tifato per una squadra di quelle importanti. Sì, a dire il vero mi piaceva un po’ l’Inter ma niente di particolare. Anche ora preferisco seguire più il campionato di serie B e la Lega Pro che la serie A».
Dopo i primi calci la trafila negli allievi di Spezia, Empoli e Carrarese e di seguito il passaggio al Savona con il quale arrivi fino alla prima squadra tra i professionisti.
«Ho giocato per due stagioni nella Berretti del Savona poi sono stato aggregato alla prima squadra che era allenata da Ninni Corda, un tecnico che mi ha insegnato tanto».
A metà campionato vai al Sestri Levante, poi dopo una prima stagione al Pietrasanta ti trasferisci alla Novese.
«A Novi gioco da titolare in quasi tutti i ruoli. Purtroppo a poche partite dalla fine del campionato il ginocchio fa crac e resto fermo per sei mesi. Torno al Pietrasanta dove purtroppo non mi sono potuto esprimere al massimo».
Cosa ricordi del periodo post infortunio?
«Tante cose. Soprattutto le otto ore di lavoro al giorno. Una grande fatica ma volevo tornare con tutte le mie forze in campo. Ci sono riuscito ed ora credo di essere tornato al cento per cento».
Giusto in tempo per salvare il Viareggio?
«Me lo auguro di poter dare un grande contributo».
Credi che senza l’infortunio saresti potuto approdare tra i professionisti?
«Non lo so. Di certo il lungo stop mi ha limitato non poco».
Conti ancora di poter arrivare magari in lega Pro?
«È il mio obiettivo. Al momento la mattina lavoro nell’azienda edile di mio padre ma non nego che non mi dispiacerebbe se il calcio diventasse il mio lavoro».
Con Giuli hai giocato spesso da interno, Bresciani ti ha schierato nel tridente d’attacco. Qual è il ruolo che preferisci?
«Nasco come mezz’ala nel 4-3-3 ma come ti ho detto a Novi ho giocato in tutti i ruoli, anche da terzino. Per me è importante andare in campo, anche da portiere».
Quali sono i tuoi pregi e quali i difetti?
«Il mio pregio migliore credo sia il dribbling. Una caratteristica che a volte m porta ad essere testardo nel tenere toppo il pallone. E questo è sicuramente il mio difetto peggiore».
Come sei arrivato al Viareggio?
«Ero al Rapallo con Mengali. Lui ha parlato di me a Russo che mi ha contattato ed io ho accettato con piacere di vestire una maglia importante come quella del Viareggio».
Conoscevi già qualcuno del gruppo?
«Oltre a Mengali conoscevo Genovali, Aliboni oltre a Giovanelli che è mio paesano oltre che un amico. Devo comunque dire con piacere che si è subito creato un gruppo importante, dentro e fuori dal campo».
L’arrivo di Bresciani cosa ha cambiato?
«Di sicuro c’è che il mister sta cercando di darci una mano a livello mentale. E la sua esperienza ci può essere sicuramente di grande utilità. Il mister ha poi cambiato il modulo di gioco ma credo che tutti si sono calati bene nella nuova realtà».
Per raggiungere la salvezza diretta ci vorrà un impresa.
«Ne siamo tutti coscienti fino dal primo momento che siamo arrivati a Viareggio. Ma questo è uno stimolo in più per tutti noi».
E se invece la permanenza in categoria dovesse passare dai play out chi vorresti evitare?
«Forse il Ghivizzano, una squadra rognosa. Purtroppo proprio contro la squadra di Amoroso abbiamo perso una partita incredibile. Un episodio che abbiamo cercato di dimenticare alla salvezza per concentrarci sulle partite che rimangono ancora da giocare. Guarda al momento non voglio pensare ai play out ma preferisco pensare che possiamo salvarci direttamente, senza spareggi. Lo so che è difficile ma tutti noi ci crediamo ed abbiamo il dovere di provarci fino a quando la matematica non dirà il contrario».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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