Attenzione
Pierini, dal tiki–taka alla A
L’attaccante neroverde: «Il sogno? Vincere e firmare la rete decisiva»
VIAREGGIO. Il Sassuolo vola in finale grazie alle prodezze ai calci di rigore del suo portiere Costa ma anche sulla strapotenza fisica del suo attacco nel quale ha finora fatto bella mostra di sé Nicholas Pierini, che nella finale di questo pomeriggio giocherà un derby particolare con l'altro ragazzo di casa nostra Davide Buglio. Diciannove anni da compiere in agosto, Nicholas inizia la sua avventura calcistica nella scuola calcio del Cordoba, squadra nella quale (siamo nel 2005) gioca (e poi allena) papà Alessandro. Cresce quindi secondo i dettami del "tiki-taka" iberico e così quando a dodici anni torna in Italia paga un po' dazio alla maggiore fisicità del nostro calcio. Potrebbe essere un problema ma Francesco Palmieri, attuale responsabile del settore giovanile del Sassuolo, crede nel ragazzo che può ricoprire tutti i ruoli dell'attacco e quando il Parma salta, lo porta con sé a Sassuolo nell'estate del 2015. In neroverde Nicholas si mette in luce segnando 19 reti nel campionato Primavera e conquistando anche la fiducia di Di Francesco che inizia a convocarlo con la prima squadra. Ma prima di pensare al futuro Nicholas ha in testa una sola cosa. Vincere il torneo.
Ti aspettavi che la tua squadra potesse arrivare in finale?
«Ci eravamo dati come obiettivo quello di provare ad arrivare magari ai quarti. Ma alla finale non ci pensavamo davvero».
Personalmente quali sensazioni hai provato?
«Una sensazione bellissima. E' la prima volta per il Sassuolo ed anche per il sottoscritto in un torneo così prestigioso. E per di più a casa».
Sicuramente avrai tanti parenti e amici che verranno a sostenerti.
«Saranno tutti presenti. Come ci sarà mia mamma Katia che pur abitando a Parma non si è persa una partita».
Importante nel vostro cammino è stata la precisione nel battere i calci di rigore. Quanto vi allenate in questo fondamentale?
«Ci esercitiamo il giusto. Probabilmente la nostra precisione nei tiri dagli undici metri deriva dal fatto che siamo una squadra dotata di buona tecnica».
E anche di una considerevole forza fisica.
«Sì, il mister ha voluto impostare proprio una squadra con queste caratteristiche».
A proposito di Mandelli. Vi ha raccontato qualcosa della sua esperienza vincente, da calciatore, con l'Inter.
«Ci ha raccontato qualcosa. Ed è stato contento di alloggiare nello stesso hotel nel quale alloggiava con l'Inter in quel torneo vittorioso».
Qual è stata la partita più difficile del torneo?
«Contro il Torino. Nel primo tempo ci hanno fatto soffrire. Poi nella ripresa siamo venuti fuori ed abbiamo avuto un paio di occasioni per segnare».
Capitate proprio sui tuoi piedi e sfumate per un soffio e dove hai evidenziato le tue doti migliori: rapidità e forza fisica.
«Senza dubbio sono le mie caratteristiche migliori. Alle quali abbino un certo fiuto del gol. Anche se non sono una prima punta. Posso anche fare il centravanti, ma mi trovo meglio a giostrare come attaccante esterno o come trequartista».
E l'aspetto che devi migliorare?
«Devo essere più cattivo quando c'è da difendere».
Quello che ti dice sempre papà Alessandro.
«Lui è sempre parecchio critico. Ma la sua ricerca dei miei difetti mi aiuta molto a crescere».
Ma torniamo alla finale. Cosa temi dell'Empoli?
«E' una buona squadra. Dovremo fare molto attenzione alla capacità di Buglio di suggerire le imbucate ai compagni e a Traore un ragazzo del 2000 ma molto bravo».
In campionato gli avete già battuti due volte: quanto conta?
«Niente. Questa è un'altra storia».
Che partita vedremo?
«Una gara dove conteranno molto le forze fisiche, che credo per entrambi siano agli sgoccioli. Ma in finale tutti tireranno fuori anche quello che non hanno».
Hai segnato un gol al Psv. Hai sognato di mettere a segno anche quello che potrebbe decidere la finale?
«Sinceramente no. Però non nego che sarebbe una bella cosa».
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