Il Tirreno

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Ceccomori, un “tattico” per salvare il Pietrasanta

di Massimo Guidi
Ceccomori, un “tattico” per salvare il Pietrasanta

È stato la spalla di Alvini in quello che è stato ribattezzato il miracolo Tuttocuoio Ora è chiamato a salvare dalla retrocessione la squadra della città dove è nato

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Per quattro anni è stato il secondo di Massimiliano Alvini. O meglio il "tattico" del tecnico fucecchiese, artefice del cosiddetto miracolo Tuttocuoio. Un appellativo che è sempre piaciuto a Marco Ceccomori (autore anche di alcuni libri sulle tattiche di gioco) che dopo alcune stagione tra i professionisti come secondo, o "tattico" come preferite, di Alvini (con il quale ha condiviso la vittoria del Tuttocuoio nel campionato di serie D 2012/2013) è tornato a casa. Per risolvere un rebus a livello personale, continuare a fare il secondo o allenare da primo, ma anche per cercare di dare una mano al Pietrasanta, la squadra della sua città che naviga in acque tempestose di classifica. Quarantacinque anni, un passato da modesto pedatore come centrocampista e difensore, Ceccomori ha iniziato ad allenare ad appena ventiquattro anni nel settore giovanile del Marina di Pietrasanta dove è rimasto per dieci anni. Poi dopo l'esperienza tra gli allievi del Margine Coperta il ritorno al Marina di Pietrasanta che conduce dalla Seconda Categoria alla Promozione con due promozioni consecutive. Il doppio salto di categoria non gli vale la conferma ("Decisero di fare altre scelte perché non mi ritenevano esperto per la categoria, ma ormai è storia vecchia») ed allora per il nostro arrivano le panchine di Fucecchio, Orentano, Folgor Marlia e Versilia. Un’esperienza quest’ultima di qualche mese (campionato di Promozione 2006/2007) ma importante per il suo futuro perché gli permette di conoscere Alvini che sta guidando il Quarrata alla vittoria del campionato. E quando Alvini va al Tuttocuoio chiama al suo fianco Ceccomori che come detto diventa il suo tattico, l'uomo con il quale condividere le scelte e che lo sostituisce in panchina quando viene squalificato. Quattro stagioni ricche di soddisfazioni in una piccola realtà che arriva a disputare (in Lega Pro) derby contro le grandi del calcio toscano. Marco segue Alvini anche a Pistoia in una stagione non troppo fortunata. Poi la "separazione" ad inizio di questa stagione.

Perché non hai seguito Alvini all'Albinoleffe?

«Quando è andato a Bergamo mi ha chiesto di seguirlo. Non c'era ancora la certezza in quale categoria l'Albinoleffe avrebbe giocato e non volevo allontanarmi troppo dalla famiglia e dal lavoro (opera per un'agenzia che organizza corsi di formazione sul lavoro, ndr). E poi volevo provare a rimettermi in gioco come allenatore in prima».

Hai ricevuto molte offerte?

«A dire il vero non molte. È chiaro che quando per anni svolgi il ruolo di secondo diventa tutto più difficile. La società che mi ha cercato con più insistenza è stata proprio il Pietrasanta ed ho accettato con piacere perché voglio dare una mano alla squadra della mia città. Il compito non è facile ma ci proveremo».

Fondamentale nella tua carriera l'incontro con Alvini: come vi siete conosciuti?

«Lui allenava il Quarrata, io il Versilia. Ci siamo trovati da avversari e di seguito è nato un rapporto di reciproca stima e anche di amicizia. Ho iniziato ad andare a vedere partite per suo conto e quando è andato al Tuttocuoio mi ha voluto come secondo».

Un connubio azzeccato visti i risultati ottenuti.

«Sono state quattro stagioni indimenticabili. Ho vissuto un esperienza che mi ha fatto crescere sia dal piano professionale ma anche da quello umano. Con la soddisfazione di vincere il campionato di serie D precedendo realtà importanti come Massese, Lucchese e Spal».

Si parla tanto di Alvini. Ce lo racconti in breve?

«È bravissimo. È parecchi anni avanti a tutti. Grande lavoratore organizza tutto e soprattutto ha fatto capire a tanti dirigenti che l'allenatore non ha la bacchetta magica e che avere delle persone al fianco con le quali collaborare è importante».

Sei stato definito il "tattico" di Alvini. Ti piace questa definizione?

«Sì mi sono sempre rivisto in questa definizione».

Hai scritto anche dei libri sulla tattica di gioco.

«Mi è sempre piaciuto scrivere. Soprattutto quando non alleno».

Tornando alla tua avventura con Alvini: cosa non ha funzionato a Pistoia?

«Indubbiamente il passaggio da una realtà piccola come quella del Tuttocuoio ad una più grande è stato complicato. Ma abbiamo pagato anche colpe non nostre».

Per un allenatore è importante essere stato calciatore?

«Sì. Ne sono convinto perché aiuta a conoscere le dinamiche dello spogliatoio. E te lo dice uno che ha giocato a bassi livelli».

A parte Alvini, qual è il tuo allenatore di riferimento?

«Cerco di prendere il buono da tutti i tecnici. Tenendo presente che ci sono allenatori inarrivabili».

Tante lezioni di tattica durante gli allenamenti non finiscono per annoiare i giocatori?

«Prima di tutto non bisogna esagerare perché non si possono proporre tremila concetti durante una settimana di allenamenti. Si finirebbe per fare confusione. Bisogna cercare di trovare un equilibrio. Poi ci sono gruppi di giocatori più disponibili e altri meno. E allora diventa importante capire il livello di ricettività del gruppo e lavorare di conseguenza».

Per quale squadre fai il tifo?

«Per la Sampdoria. Da ragazzo ero rimasto impressionato dalle imprese della squadra di Vialli e Mancini. Soprattutto Mancini era il mio giocatore preferito».

Cosa ti aspetti, a livello personale, da questa stagione a Pietrasanta?

«Mi sono chiesto più volte se mi sarebbe piaciuto tornare a fare il tecnico in prima. E quest’anno credo che potrebbe darmi una risposta definitiva perché è nelle situazioni estreme che si riesce a capire meglio le cose».

In caso contrario torneresti a fare il secondo di Alvini?

«Siamo sempre in contatto. Quindi non ci sarebbero problemi».

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