Il Tirreno

Versilia

La ragazza che vince impennando come Sagan

di Massimo Guidi
La ragazza che vince impennando come Sagan

La 17enne Francesca Baroni, non udente, si conferma regina italiana di ciclocross «Sono come le altre, so cavarmela da sola. Peter il più grande, ma l’idolo è Basso»

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BOZZANO. Non fatevi ingannare da quel viso d’angelo. Quando sale sulla sua bicicletta Francesca Baroni diventa una tigre e allora non ce n’è per nessuna, soprattutto negli appuntamenti che contano. Alla maniera dei campioni. Così come è successo domenica scorsa a Silvelle, in provincia di Padova, dove la diciassettenne di Bozzano si è confermata campionessa italiana di ciclocross categoria juniores, bissando il successo ottenuto dodici mesi fa sul Monte Prat.

Questa volta Francesca è arrivata da sola tagliando il traguardo su una ruota sola, alla maniera del campione del mondo Peter Sagan. Una campionessa vera, Francesca. Nello sport ma anche nella vita. Un esempio per chi come lei deve convivere con una disabilità (è non udente dalla nascita) che non le ha impedito di realizzarsi nella vita di tutti i giorni - frequenta con profitto la quarta superiore dell'Itc Piaggia di Viareggio - e soprattutto nello sport. E non a caso in uno sport per uomini e donne vere. Come Francesca.

Francesca, ti aspettavi di vincere ancora il titolo italiano?

«No, perché c’era un'altra favorita e soprattutto perché un mese prima della gara ho avuto problemi fisici risolti grazie al lavoro del mio fisioterapista. Senza di lui non so come avrei fatto».

Durante la corsa quando hai avuto la sensazione che avresti potuto farcela?

«Sono partita subito bene, mi sono ritrovata ben presto terza tra le Under 23 e prima tra le junior. Quando ho visto che il mio vantaggio sulla seconda aumentava ho cercato di restare concentrata per non commettere errori banali. E per fortuna tutto è andato per il verso giusto».

Hai dedicato a qualcuno in particolare il secondo titolo italiano?

«Ai miei genitori (Alessandra e Luca), che sono sempre con me, alla mia squadra, al mio allenatore Battista, al mio fisioterapista Junior, ai miei meccanici di fiducia Mauro e Giuseppe del Cicli Maggi, al mio biomeccanico Giuseppe e alle mie migliori amiche Ilaria e Chiara».

Come è nata la tua passione per il ciclismo?

«In conseguenza ad un “innamoramento” per Ivan Basso, con il quale sono riuscita anche ad instaurare con un piccolo rapporto di amicizia. Lo devo ringraziare per la sua disponibilità».

Qual è stata la tua prima squadra?

«L’UC Piano di Mommio, con la quale ho corso i sei anni della categoria “giovanissimi”. Ho ricordi bellissimi di quella squadra e devo ringraziare tutti coloro che ne facevano parte per avermi insegnato ad andare in bicicletta».

Quando hai deciso di dedicarti anche al ciclocross e perché considerato che è una specialità nella quale si fa molta fatica?

«Quando correvo ancora nei “giovanissimi” ho assistito, a Lucca, ad una tappa del Giro d'Italia Ciclocross e ai Campionati Europei sempre di Ciclocross. Ho provato il percorso con la mia MTB, non avendo la bici da cross e mi è piaciuto subito moltissimo. Fare fatica non mi ha mai spaventato più di tanto...».

Ricordi la prima vittoria in questa specialità?

«Ho vinto subito la prima gara disputata, in Emilia Romagna. Sono arrivata con la ruota dietro bucata, non avevo la bici di scorta, ed ero felicissima».

Oltre al ciclocross disputi anche gare su strada e nella mountain bike: risultati attuali a parte in quale specialità vedi il tuo futuro?

«Mi piacerebbe migliorare ancora nel ciclocross ed entrare in una squadra professionistica di strada, che però mi permetta di continuare con il ciclocross».

Al traguardo hai impennato la bici come Sagan: dopo Basso è lui il tuo idolo?

«Ivan Basso resterà sempre il mio idolo. Per le acrobazie mi ispiro a Peter Sagan, che ho conosciuto personalmente. In questo momento è lui il più grande di tutti».

E chi sono i tuoi modelli nel ciclismo femminile?

«Eva Lechner (otto volte campionessa italiana, ndr), Marianne Vos, Pauline Ferrand-Prevot e Jolanda Neff. Ragazze che corrono sia su strada che nel cross».

Quante volte la settimana di alleni?

«Solitamente tutti i giorni, a volte capita un giorno di riposo».

Come riesci a gestire la tua disabilità negli allenamenti ed in gara?

«Io mi sento una ragazza come le altre. Non ho esigenze particolari, basta che le persone mi parlino di fronte, per leggere il labiale. Nel mondo della bici l’unico accorgimento importante è il “via” con la mano da parte dei giudici alla partenza perché non sento il fischio. Per il resto ormai sono abituata a cavarmela da sola. In allenamento su strada non ho paura: percepisco i rumori attraverso le vibrazioni e sfrutto il mio residuo uditivo con le protesi».

Quanto ha inciso lo sport nella tua crescita?

«Tanto, perché mi ha insegnato a non mollare mai nei momenti di difficoltà ed a rialzarmi sempre dopo le cadute».

Qual è il tuo messaggio per giovani alle prese con una disabilità?

«Non mi sento di dare consigli a nessuno. L'unica cosa che posso dire a tutti è di non mollare mai, fino alla fine!».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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