Gioco
Bertolucci primo tifoso del Tennis Italia
L’ex vincitore della Coppa Davis elogia Marrai: «L’innesto di Lorenzi un colpo da maestro. Questi risultati non sono un caso»
FORTE DEI MARMI. Il passato ed il presente si abbracciano spesso: trait d'union, la gloria. Quella di ieri è certificata dalla conquista della Coppa Davis, anno 1976. Quella attuale è “in fieri”, in divenire, da avvalorare. Forte dei Marmi è il luogo di nascita di Paolo Bertolucci, che il suo apice tennistico l’ha toccato dopo un quarto di secolo di vita, fregiandosi dell’onore di poter mettere le mani su un trofeo che in quanto a preziosità non ha uguali, quando si gioca per una nazione e non per se stessi. In tempi assai più recenti Forte dei Marmi ha assistito ai trionfi in serie del Tennis Italia e niente fa presupporre che ciò possa non accadere anche tra una decina di giorni, quando a Montecatini si scoprirà chi avrà conquistato il campionato a squadre. Il circolo di Sergio Marrai ci è riuscito nel 2012 e nel 2015. Il percorso che, nelle intenzioni, dovrebbe condurre al tris è stato netto. Pressoché perfetto. Sette vittorie su sette, l’ultima in ordine cronologico nell'andata della semifinale play-off contro Crema, in trasferta. Roboante. Maiuscola. E così a Lorenzi e compagni domenica basterà aggiudicarsi anche solo due match dei sei in programma tra singolari e doppi.
La finale è lì, a portata di mano. Paolo Bertolucci non ha assistito direttamente alla sequenza di successi dei versiliesi, ma non ha mai perso occasione per restare vicino, se non fisicamente, almeno con la mente ed il cuore, a quel circolo a lui tanto caro.
«Che questa fosse una squadra forte lo sapevamo. Si tratta di una conferma, non certo di una sorpresa - l'analisi di “Pasta Kid” - Era partita coi favori del pronostico assieme a Genova, che contro Prato ha pagato l’assenza di Fognini. A questi livelli se ti viene a mancare una trave portante, rischi di risentirne. L’innesto di Lorenzi è stato un colpo da maestro di Sergio Marrai. In questo modo ha garantito continuità al team, anche se niente nasce dal caso. Dietro gli ottimi risultati conseguiti negli ultimi anni ci sono professionalità, impegno, preparazione, lavoro. Il circolo si è imposto inizialmente a livello giovanile e poi con la prima squadra». Grazie all’affiatamento di un gruppo solido, ritoccato sì, ma mai stravolto.
«Penso ad un uomo squadra come Filippo Volandri. Il tempo passa per tutti, non per lui - prosegue Bertolucci - È un atleta serio, che non ha fatto pesare in alcuna circostanza il suo nome».
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