Gioco
Il signore della panchina che non si voleva allenare
Walter Vangioni, per molti un predestinato, è l’asso nella manica del Seravezza «Un buon allenatore? Gestisce lo spogliatoio, dà fiducia e sbaglia il meno possibile»
VIAREGGIO. Nella domenica in cui Gianmarco deve mordere il freno confinato sulla panchina del Seravezza, ci pensa il fratellino Giacomo a tenere alto il vessillo della famiglia Mancini. Proprio Giacomo, 21 anni, quattro in meno di Gianmarco, è stato il protagonista della prima vittoria in campionato del Bozzano segnando due reti. La prima con un diagonale chirurgico di sinistro, il suo piede preferito («con il destro come suol dire in questi casi salgo sul pulman»); la seconda al termine di una classica azione di contropiede accompagnando il pallone in porta dopo avere saltato anche il portiere. Alla Messi o alla Del Piero, due dei suoi giocatori preferiti assieme a Totti. Preferiti, attenzione, non idoli come lui stesso precisa: «Non ho mai avuto un idolo in particolare, ma essendo un amante del calcio mi piace osservare quei campioni che ci esaltano con grandi numeri».
Pietrasantino, classe 1995, inizia a giocare a cinque anni e mezzo nella Don Bosco Mazzola, il suo primo allenatore è Paolo “Chiodino” Mariani, un po’ per spirito di emulazione nei confronti del fratello e un po’ perché correre dietro ad un pallone gli è sempre piaciuto, fino da quando ha iniziato a reggersi in piedi.
Dalla Don Bosco passa al Pietrasanta dove ha come allenatore un altro personaggio che ha calcato rettangoli di gioco importanti come Luciano Bodini. Un paio di stagioni in biancoceleste poi va al Capezzano per poi tornare al Pietrasanta che intanto ha operato la fusione con il Marina di Pietrasanta: Mauro Casali, Valter Tommasi e Nello Mariotti sono gli allenatori durante la milizia nel Pietrasanta Marina dove mette in luce le sue doti di attaccante esterno capace però di giostrare anche alle spalle degli attaccanti.
L'allora diesse Tonini lo vorrebbe portare in prima squadra ma Sauro Del Chiaro che si occupa del settore giovanile biancoceleste fa di tutto per tenerlo con gli allievi regionali che disputano una buona stagione grazie anche alle sedici reti di Giacomo. A fine campionato va una settimana in prova all'Albinoleffe che non lo ingaggia solo perché preferiscono non prendere troppi ragazzi che arrivano da lontano. E così quando sfuma anche il passaggio (causa il premio di valorizzazione piuttosto alto) prima alla Lucchese e poi al Viareggio rimane al Pietrasanta con il quale esordisce in prima squadra a sedici anni e mezzo lanciato nella mischia da Chadi. Gioca un'altra stagione e mezzo a Pietrasanta poi va al Seravezza dove trova il fratello maggiore ma anche poco spazio.
Lo scorso anno è a Capezzano, dove però una serie di infortuni ne limitano l'impiego, e da questa estate è al Bozzano.
Alla fine è arrivata questa prima vittoria grazie anche ai tuoi gol.
«Una vittoria fondamentale per la classifica ma anche per il morale. E ti dico soprattutto per il morale perché a mio avviso questa squadra ha le potenzialità per portarsi in una posizione di classifica ben diversa».
Una vittoria che ha coinciso con il tuo impiego fino dal primo minuto.
«Dopo il cambio di panchina tra Mazzei e Bucci sono rimasto per tre gare fuori. Domenica era la prima volta che tornavo da titolare».
Cosa si prova a stare fuori?
«Rabbia. Io credo che stare fuori non piaccia a nessuno. E se c'è qualcuno a cui piace, probabilmente deve smettere di giocare. Io poi sono un agonista a cui piace vincere anche le partitelle in famiglia del giovedì».
A parte il calcio cosa fai nella vita?
«Lavoro nel ristorante gestito dalla famiglia. Una fortuna perché i miei genitori mi consentono di andare agli allenamenti e alla domenica di poter giocare».
I tuoi genitori vengono a vederti giocare?
«La domenica siamo chiusi quindi soprattutto papà viene a vedere le mie partite».
Cosa ti ha spinto a giocare a calcio?
«La grande passione sopra tutto. Poi perché vedevo mio fratello che andava a giocare».
Come è il rapporto, da calciatore, con tuo fratello?
«E' sempre prodigo di consigli ed io lo ascolto volentieri. Abbiamo un bel rapporto al di là del calcio».
Chi è il più bravo tra te e Gianmarco?
«Abbiamo caratteristiche differenti. Posso solo dire che lui è molto forte e credo che meriterebbe la serie D che può arrivare con il Seravezza. Un ambiente nel quale tutti gli vogliono bene. E questa cosa lo fa stare tranquillo, aumentando il suo rendimento».
Quali sono le tue caratteristiche?
«Sono un attaccante esterno tutto mancino che cerca sempre l'uno contro uno. Ma mi piace giocare anche più centralmente a ridosso di due attaccanti».
Avere un solo piede può essere un limite per salire di categoria: sei d'accordo?
«Sicuramente. E per questo cerco di migliorare il destro».
In estate con tuo fratello sei stato protagonista del torneo delle contrade sia a Pietrasanta che a Querceta?
«Un’estate piena di soddisfazioni in tornei ai quale assiste tanta gente. Abbiamo vinto a Pietrasanta con il Pontestrada e in finale ho segnato tre reti su tre assist di Gianmarco. Poi a Querceta con il Ranocchio che non vinceva da cinquanta anni. Sono state belle emozioni».
Il tuo Pietrasanta è in cattive acque. Se ti chiamassero saresti disponibile?
«E' la squadra della mia città e mi piacerebbe tornare. Magari il prossimo anno sempre in Eccellenza perché credo che possono salvarsi».
E il Bozzano riuscirà a centrare la salvezza?
«Credo proprio di sì perché come ti ho detto abbiamo un organico con elementi che hanno giocato anche in categorie superiori come Antoni, Lupoli e Bertoli. Il campionato è abbastanza equilibrato e ce la possiamo giocare con tutti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
