Gioco
Gori trascina gli azzurri: «Maturi per i mondiali»
L’attaccante viareggino è rientrato dall’infortunio segnando nove reti in tre gare «Rinunciare alla Euro League di beach soccer è stata dura, ma adesso sto bene»
VIAREGGIO. I campioni fanno vincere le partite, le squadre i trofei. Ma quando viene a mancare un centravanti da quasi 400 gol in carriera, i propositi di conquistare qualsiasi coppa rischiano quasi sempre di evaporare. L’Italia ha dovuto rinunciare a Gabriele Gori per tutta la fase finale della Euro League di beach soccer e si è classificata al sesto posto. Non è una legge scritta, può darsi che il deludente risultato di Catania tale sarebbe rimasto anche con Tin-Tin a disposizione. Dal suo ritorno, però, la musica è cambiata: nelle tre gare di qualificazione ai Mondiali gli azzurri hanno colto tre successi su tre, siglando in tutto 19 reti (nove delle quali portano la firma proprio di Gori). L’attaccante, lasciati alle spalle i problemi fisici, è pronto a trascinare i compagni verso il pass per le Bahamas, obiettivo da raggiungere ad ogni costo.
Gori, la Nazionale ha benedetto il suo rientro...
«Per fortuna sto meglio. Pensavo che i tempi di recupero fossero più lunghi. Nella tappa della Euro League in Ungheria avevo rimediato una piccola lesione al quadricipite, con lo staff della Nazionale abbiamo deciso che restare fuori per la Superfinal a Catania fosse la decisione più giusta».
I numeri vi danno ragione.
«Alla vigilia non pensavo che avrei realizzato nove gol in tre partite. Ci avrei fatto la firma. Confesso che ero un po’ titubante, convinto di accusare ancora dolore, ma nei primi minuti del match con la Serbia ho capito che stavo bene e mi sono liberato di questo peso».
Anche se rinunciare alla fase finale della Euro League è stata dura...
«Moltissimo. Guardavo le partite dalla tribuna e rosicavo perché volevo dare una mano alla squadra. Star fuori in appuntamenti così importanti è difficile, ma le qualificazioni ai Mondiali sono il vero traguardo da centrare nel 2016».
Percorso netto nella prima fase. Merito di cosa?
«Avevamo una grandissima voglia di riscatto. Venivamo dal secondo posto alla Euro Cup e da una deludente Euro League. Ci siamo resi conto che dovevamo cambiare rotta, non andare al Mondiale sarebbe un fallimento. Per ora tutto sta andando bene. Vincere non solo aiuta a vincere, ma permette anche di affrontare squadre non troppo blasonate nella seconda fase».
Quando riuscirà l'Italia ad alzare un trofeo?
«Io e i compagni ne parliamo spesso e ci ripetiamo che ogni volta andiamo a Roma ma non vediamo il Papa, perché nelle competizioni che contano sino a qui ci è sempre mancato qualcosa. Credo però che il gruppo stia acquisendo la maturità che serve per competere alla pari anche con le Nazionali più forti».
Eppure voi viareggini reduci dal triplete dovreste averla imparata l’arte di vincere...
«C’è stato un momento in cui in campo c’erano solo viareggini. Ci siamo guardati negli occhi ripensando a dove siamo arrivati, partendo dal Muraglione. Tra noi basta un cenno per intendersi. E da questo trae beneficio anche la Nazionale».
Ha toccato quota 151 reti in azzurro. Ricorda la prima?
«Trofeo Crescentini, avversaria l'Ungheria. Siglai una doppietta al debutto, il primo gol lo realizzai di destro. Ribadisco che per me queste cifre non sono una fissazione, ritoccarle ogni volta, però, mi fa piacere».
Gabriele Noli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
