Sicurezza
Viareggio, la stagione perfetta
Beach soccer: dopo Champions e Coppa Italia i bianconeri mettono in bacheca anche lo scudetto
di Gabriele Noli
VIAREGGIO
Mentre in tribuna fervevano i preparativi per la finale, Stefano Santini ha salito le scale, ha preso una sedia e si è ritagliato un piccolo angolo. Tutto con estrema calma, senza quella frenesia che spesso annebbia le menti e atrofizza i nervi. L'ultimo capolavoro del Viareggio l'ha visto e vissuto da lì, non dalla panchina. Qualche parola di troppo all'indirizzo degli arbitri dopo la semifinale col Pisa gli è costata una squalifica di due giornate. Non ne ha fatto un dramma. Ci voleva ben altro per intaccare l'empatia con la squadra, talmente profonda che prescinde dall'occupazione di questo o quello spazio, dettaglio superfluo, quasi banale, per chi è abituato a cercarsi con gli occhi e con essi intendersi anche senza dire una parola. Qualche suggerimento tattico e l'invito, costante, a ragionare, ad usare la testa. Pure quando il vantaggio dal 6-2 si assottigliava progressivamente, fino ad annullarsi. I giocatori si sono voltati verso di lui continuamente. Quando la tensione viaggia su altissime frequenze, un cenno rassicurante può sortire effetti miracolosi. E quando i timori sono stati accantonati per far spazio ad una festa più che meritata, tutta la squadra lo ha sollevato, portandolo metaforicamente in trionfo.
«Scrivere la storia in questo modo, con tanta sofferenza dà ancora più valore a quanto siamo riusciti a compiere», l'analisi comunque lucida in un momento di pura euforia, alimentata dalla consapevolezza che passeranno anni, forse decenni, prima che qualcuno riesca ad emulare le eroiche gesta del Viareggio campione di tutto. «Il merito è dei ragazzi che sono rimasti uniti, si sono battuti contro tutto e tutti, non si sono mai risparmiati ed ora hanno ottenuto ciò per cui hanno lottato per diversi mesi».
L'arte della vittoria appresa solo dopo quella della sconfitta. «E' dalle delusioni del passato che abbiamo trovato la forza per rialzarci. Negli ultimi abbiamo fatto tesoro di qualsiasi lezione e questo bagaglio ci è tornato utile per conquistare tre trofei in poco tempo». C'è la gioia e c'è pure l'orgoglio «di rappresentare la città per cui giochiamo».
Circondato dall'affetto della famiglia che lo ha seguito in tutta Italia e non solo a Riccione, Santini sta ottenendo dal beach soccer tutte quelle gratificazioni che il calcio, per un motivo o per l'altro, gli avevano negato. Ha esultato con sobrietà, lasciando che fossero i suoi ragazzi a prendersi la scena (oltre a quelli nelle schede a fianco della rosa fanno parte anche Daniele Cinquini, Gianmarco Genovali, Mitch Day, Stephane François, Simone Santini e Alessandro Giovinazzo).
Emozionato, più di lui, il presidente Giancarlo Carpita. Ha faticato a realizzare subito la grandezza di un "triplete" ingombrante. «Abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi possibili in una sola stagione, credo che non sia facile per nessuno. Fino ad ora solo noi ci siamo riusciti. I risultati sono l'obiettivo sportivo, ma spesso rimangono soltanto sogni. Questo gruppo mi ha regalato il massimo che si potesse immaginare, con l'impegno e soprattutto con il cuore, quello che i ragazzi mi hanno donato».
Reazioni diverse, perché ognuno ai bei momenti si rapporta a modo suo. Per alcuni dei giocatori la stagione sulla spiaggia non è terminata (Nazionale protagonista sino a metà settembre), per altri invece sì. I loro nomi resteranno scolpiti nella leggenda di uno sport che li ha resi grandi. E felici.
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