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La viareggina Diletta Carli convocata per le Olimpiadi di Rio

di Gabriele Noli
La viareggina Diletta Carli convocata per le Olimpiadi di Rio

La nuotatrice convocata nella nazionale azzurra di nuoto che prenderà parte ai Giochi. Decisive le ultime, convincenti prestazioni nelle gare del Settecolli di Roma

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VIAREGGIO. Il più bel regalo di compleanno lo ha ricevuto dal direttore tecnico della Federnuoto Cesare Butini. E poco importa se con quasi due mesi di ritardo. Preparare le valigie e stampare le carte d'imbarco saranno piacevolissime preoccupazioni per Diletta Carli. Salirà anche lei sul volo che porterà il gruppo azzurro a Rio de Janeiro, la città delle Olimpiadi di agosto.

Era sospesa in un limbo, la ventenne viareggina, nell'ardente e irrefrenabile attesa delle convocazioni diramate da Butini soltanto nel primo pomeriggio di ieri. E così Diletta parteciperà ai Giochi per la seconda volta consecutiva, dopo Londra 2012. Appena sedicenne, fece parte della staffetta italiana che raggiunse la finale nella 4x200 stile libero.

Tantissime cose sono mutate da allora. La Carli gareggerà anche per se stessa e non più "solo" per la Nazionale, continuerà a sentirsi idealmente parte di un qualcosa (la staffetta) che le ha regalato memorabili gioie (vedi l'oro agli Europei di Debrecen, in Ungheria), ma avrà finalmente la possibilità di misurarsi, pure a livello individuale, con le migliori interpreti al mondo dei 400 o degli 800 stile. O di entrambe. Già. Perché la viareggina ancora non sa in quali distanze si cimenterà. "Sono molto contenta - afferma - ero in ansia da alcuni giorni, Butini aveva composto la squadra martedì ma le convocazioni sono uscite ieri. Adesso testa bassa e lavorare", la riflessione a caldo in cui la logica si mescola con le emozioni in un adrenalinico vortice che, di colpo, spazza via le paure e le incertezze primaverili. Se lo ricorderà a lungo il "Settecolli" appena disputato, Diletta. Un meeting che le ha regalato il pass per Rio, che ha trasformato un possibile "no" in un convinto "sì". Dopo il flop di Londra, con due settimi posti in finale, aveva tutto da guadagnare e niente più da perdere. La parentesi in Sierra Nevada, kilometri in abbondanza e chiacchiere zero, l'ha rigenerata. Nel fisico e nella mente. I benefici si sono visti, immediati, a Roma. La Carli viaggiava ad una velocità "doppia" rispetto alle altre azzurre. Confortante terzo posto nei 400 stile, ammirevole secondo negli 800, con tanto di record personale. Nei 200 aveva mancato l'accesso alla lotta per le medaglie, imponendosi però nella finale di consolazione in una distanza che appartiene più al passato, che al presente. Non aveva in mano il conforto aritmetico, restare sotto i tempi limite era, onestamente, proibitivo. Butini ha comunque premiato la perseveranza e la forza d'animo della Carli, capace di rialzarsi dopo performance opache e pronta ora ad affrontare di slancio le gare di Rio con la leggerezza di chi sa che i favori del pronostico e l'obbligo di vincere ad ogni costo ricade su altre.

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