Gioco
Viareggio, l’Europa del beach soccer si inchina ai tuoi piedi
La meravigliosa favola dei ragazzi del Muraglione fatta di tante storie di amicizia e di passione per lo sport
di Gabriele Noli
VIAREGGIO
La storia di tutti e, al suo interno, le storie di ognuno. Le sensazioni paradisiache generate dalla conquista della prima - e per questo indimenticabile - Euro Winners Cup sono il capitolo conclusivo di un romanzo lungo sette anni. Alcuni protagonisti ci sono sempre stati, altri si sono aggiunti cammin facendo.
Lo sport, come la vita, è una questione di priorità: c'è chi è spinto dai soldi ed in funzione di essi cambia squadra ogni batter di ciglia e chi, alle ragioni del portafoglio, antepone quelle del cuore.
In più di un'occasione Dario Ramacciotti ha ricevuto offerte allettanti da club stranieri, con cifre da capogiro e la possibilità di andare a completare organici stellari. Ma lui ha scelto di percorrere la seconda strada, giurando fede al Viareggio. «Non sono i trofei che ti fanno decidere se restare o meno in una società, non sono le vittorie o le sconfitte. I soldi vanno e vengono, gli affetti e le amicizie per me contano molto di più, per questo non ho mai pensato di andarmene». Riflessioni di un ragazzo che nel giro di pochi mesi - tra la Torrelaghese "macina-record" e la VBS - si è tolto quelle soddisfazioni che in passato erano rimaste pure intenzioni.
La finale di Euro Winners Cup contro l'Artur Music l'ha disputata con la fascia di capitano al braccio complice l'ingiusta squalifica di Simone Marinai, costretto ad assistere dalla tribuna al match più importante di sempre con tantissima rabbia in corpo per non poter essere in campo ad aiutare i suoi compagni. Ramacciotti ha segnato due gol e trasformato uno dei penalty, lo ha fatto reggendosi su una gamba sola, colpa di un violentissimo scontro di gioco che lo ha costretto a restar fuori per diversi minuti: «Non camminavo, ma dovevo fare qualcosa per la mia squadra. Ho chiesto a Stefano (Santini, il tecnico, ndr) di farmi entrare, poi sono uscito di nuovo perché non mi reggevo in piedi tanto da non volerlo neppure battere il rigore, ma non potevo sottrarmi».
Nel ripasso mentale e verbale dell'"Airone" c'è tutta la radiosità per una finale terminata sì in lacrime, ma di gioia. «Ancora non abbiamo metabolizzato ciò che siamo riusciti a fare - ammette - ad oggi possiamo dire che siamo i migliori d'Europa, domani si vedrà. Siamo fieri del nostro trionfo perché abbiamo battuto tutte le favorite, il Krylya Sovetov, la Lokomotiv Mosca e il Braga, oltre all'Artur Music. La squadra è la punta dell'iceberg, sotto c'è un mondo sommerso composto da gente come Junior e Edoardo, che ogni mattina andavano al mercato a fare la spesa per noi, a Gianni Vania, pronto a curare ogni nostro problema fisico, a tutti quelli che non erano con noi fisicamente ma che al telefono ci facevano sentire il loro calore. È stata l'unità di intenti che ha fatto la differenza. Mi piacerebbe poter organizzare una grande festa coi nostri tifosi, una volta rientrati da Catania».
E per la Coppa Italia il Viareggio avrà a disposizione anche François, talento cristallino e esperienza da vendere. «Se qualcuno pensa che ci potremo sentire appagati si sbaglia di grosso, abbiamo perso troppe finali per smarrire la voglia di vincere ancora».
C'è molto di Ramacciotti nell'apoteosi dei bianconeri, ma anche di Andrea Carpita, il portiere che ha trasformato il rigore della vittoria, del muro umano Ozu Moreira («Si è presentato con un'umiltà ed un'educazione da lasciare esterrefatti», dice l'"Airone"), di Gori capocannoniere del torneo con 18 reti (la coppa si è spezzata a metà un attimo prima che gli venisse consegnata, peccato), di "Jeky" Valenti, l'uomo dai gol impossibili e risolutori, di Remedi e Genovali, piacevolissime sorprese, di Cinquini, Gemignani, D'Onofrio e di Stefano Marinai, il fratello minore di Simone che ha avuto il coraggio di ripresentarsi sul dischetto in finale dopo l'errore in semifinale, riscattandosi.
Il presidente Giancarlo Carpita ha riposto totale fiducia in quei ragazzi che l'hanno ripagato nel migliore dei modi. Dopo tante delusioni, finalmente può sorridere.
Come Stefano Santini, meticoloso allenatore, straordinario motivatore, da tutti apprezzato per il gioco che ha saputo dare alla squadra e soprattutto per la ferocia agonistica che ha saputo trasmetterle, animato da una passione smisurata e viscerale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
