Gioco
Reccolani, il recordman del Viareggio ha detto stop
Con 350 gettoni è il giocatore con il maggior numero di presenze in bianconero «Il giorno più bello? Quello della salvezza conquistata contro la Paganese»
di MASSIMO GUIDI
Minuto settanta di Viareggio - Foligno, ultima gara casalinga di campionato per le zebre. Alberto Reccolani viene chiamato fuori per il cambio e il pubblico presente ai "Pini" scatta in piedi per tributare il giusto omaggio al capitano di tante battaglie. E Alberto, un po' commosso, risponde a sua volta con un applauso mentre sta raggiungendo a passi lenti la panchina. Forse per vivere intensamente quei momenti che sa già, anche se l'annuncio ufficiale arriverà qualche giorno dopo, sono gli ultimi in maglia bianconera. Quella maglia che ha attaccata come una seconda pelle e che ha vestito 350 volte in gare ufficiali che lo hanno portato ad essere il recordman assoluto nella graduatoria all time delle presenze.
Esce lentamente il capitano e forse in quei momenti gli tornano in mente i tanti episodi di un romanzo iniziato venti anni prima in un pomeriggio assolato allo stadio Barbieri di Pinerolo. Una storia d'amore che ha visto Alberto lasciare il Viareggio per tre volte e per tre volte ritornare, l'ultima nell'estate di due anni fa, quando fu il primo ad aderire al nuovo progetto del Viareggio 2014.
Ma la sua storia in bianconero non finisce con l'uscita dal rettangolo di gioco perché il capitano, che ha deciso di dire definitivamente stop al calcio giocato, rimarrà nella famiglia del Viareggio 2014 con l'incarico di responsabile del settore giovanile e scuola calcio.
La prima domanda è d'obbligo: hai un ringraziamento particolare da fare nel momento del congedo con il calcio giocato?
«Vorrei dire un grazie di cuore a tutti quelli che dopo l'annuncio mi hanno fatto avere attestati di stima dagli ex compagni di squadra, ex allenatori e tifosi. Poi vorrei ringraziare mia moglie Giuliana che mi ha sopportato e fornito un importante supporto morale nei momenti più brutti. Poi mia madre e mio padre Michele (ha dato il suo nome al figlio che gioca nelle giovanili bianconere, ndr) il quale quando ho iniziato a tirare i primi calci ad un pallone si faceva ogni giorno settanta chilometri per accompagnarmi agli allenamenti. E un ricordo particolare anche per Angelo Francesconi. Fu lui che mi venne a prendere alla stazione il giorno del mio arrivo a Viareggio. Una brava persona che porterò sempre nel mio cuore».
Hai in programma un Reccolani - day, una partita di addio?
«No. Credo proprio di no».
Lasci dopo venti anni di attività: ti saresti sentito di andare ancora avanti, magari per un anno?
«Fisicamente mi sento ancora bene. Ma credo che ci sia un momento che bisogna dire basta. E credo che quel momento sia arrivato».
Domanda scontata: quanto ti mancheranno gli allenamenti, le vigilie e la partita alla domenica?
«Al momento non ci ho ancora pensato anche perché sono impegnato con il settore giovanile. Sicuramente il campo mi mancherà e magari me ne renderò conto ad agosto quando inizierà la preparazione, nel momento in cui vedrò i ragazzi nello spogliatoio che si preparano per gli allenamenti».
Resterai nella storia come recordman di presenze in bianconero. Che effetto ti fa?
«Mi rende immensamente orgoglioso. Credo che. ogni calciatore speri di scrivere pagine importanti nella storia del club nel quale ha militato per più anni».
Qual è il momento che ricordi con maggior emozione negli undici anni che hai vestito il bianconero?
«La salvezza al termine del campionato di Prima Divisione 2009/2010 conquistata ai danni della Paganese. Arrivata in mezzo a tante difficoltà: gara-due giocata a Livorno in campo neutro, il grave infortunio di Sergio (Carnesalini, ndr) e lo svantaggio da recuperare. Ma reagimmo alla grande e conquistammo quel pari che certificò la salvezza. Subito dopo metterei la salvezza ottenuto contro il Tempio in serie C/2 arrivata al termine di una stagione difficile causa i problemi societari».
E il momento più brutto?
«Quel pomeriggio a Vado Ligure quando arrivò la retrocessione in Eccellenza. Sapevamo che la società stava per sparire ma volevamo comunque conquistare la salvezza sul campo che non arrivò».
Nella tua esperienza viareggina hai avuto tanti allenatori, quali sono quelli che ti hanno dato di più?
«Buglio è stato quello che ha creduto in me lanciandomi in prima squadra a 17 anni. Un bravo tecnico ed una persona che ha grandi valori morali. Mi ha fatto crescere sia come uomo che come calciatore. Stessa cosa posso dire di Aglietti. Mi ha fatto diventare un centrocampista vero a 27 anni. Portavo troppo il pallone e lui mi ha fatto capire che me ne dovevo liberare dopo due tocchi. Mi fa piacere ricordare anche Pruzzo il quale non ha fatto mai pesare il suo illustre passato da calciatore».
Proprio nel Viareggio targato Pruzzo hai giocato al fianco di Totò Di Natale. Immaginavi che potesse scrivere pagine importanti nella storia del calcio italiano?
«Grande velocità, fiuto del gol e saper calciare con i due piedi. Si capì subito che la C/2 era per lui una categoria di passaggio e che sarebbe arrivato a giocare a livelli importanti».
A parte Di Natale quali sono i giocatori più forti con i quali hai giocato nel Viareggio?
«Bonuccelli, Barsotti e Fiale. Giocatori di spessore che credo avrebbero potuto arrivare magari in serie B».
A proposito del "Condor" radio mercato sussurra che potrebbe essere il prossimo allenatore delle zebre.
«Sarei contento per lui perché è un amico e per il Viareggio. Ho avuto modo di lavorare con lui alla Fortis Juventus e ti posso assicurare che è un tecnico competente e grande lavoratore. Nonostante il carattere un po' fumino nei momenti difficili sa tenere una lucidità impressionante».
E di Pierini cosa ci puoi dire?
«E' un ottimo allenatore ma non è stato molto fortunato. E' un grande lavoratore ma la partita della domenica è un'altra cosa e non sempre riesci a cogliere i frutti del lavoro».
A te piacerebbe fare l'allenatore?
«Non ci ho mai pensato. Forse perché nella testa sono ancora un giocatore. E perché ora mi devo concentrare sul mio nuovo ruolo».
Ti ha fatto piacere che la società abbia pensato a te per far crescere il vivaio?
«La dirigenza cercava una persona che avesse senso di appartenenza per la maglia bianconera. Spero di ripagare la fiducia».
Cosa speri di fare per il Viareggio?
«La società ha come obiettivo primario quello di far crescere il settore giovanile. Ho fiducia nel programma e mi auguro che il Viareggio possa diventare un punto di riferimento per i ragazzi della zona».
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