Sicurezza
Doretti l’imprevedibile «Mai segnati gol normali»
La rete contro l’Albinia potrebbe essere decisiva per la promozione del Forte «L’espulsione? Ero così felice che non ci ho visto più. Ma non è ancora fatta»
FORTE. Un gol si può barattare con un’espulsione? Lo scambio sembra poco equo, ma alla fine può anche andare in porto. Soprattutto se il cartellino rosso arriva per festeggiare una rete che consegna in pratica alla tua squadra il campionato. È vero che il Real Forte Querceta deve ancora conquistare tre punti nelle ultime due gare per fare festa, ma è fuori dal dubbio che il gol della vittoria sull’Albinia realizzato da Gabriele Doretti ha spianato alla squadra di Cerasa la via verso la serie D. Un gol che l’attaccante carrarese (al decimo centro in campionato e per il terzo anno di fila in doppia cifra) ha festeggiato togliendosi la maglia: gesto gli è costato il secondo cartellino giallo, che lo ha portato anzi tempo negli spogliatoi. Mai un’espulsione, la prima in carriera, è stata più dolce.
Ventisei anni compiuti nello scorso novembre Gabriele è stato uno dei tanti talenti precoci che solo il calcio apuano sa sfornare. Un talento non espresso completamente, causa qualche infortunio ed anche qualche peccato di gioventù. Cresciuto nelle giovanili della Carrarese, arriva presto nell'orbita della prima squadra, ad appena sedici anni. A portarlo con i grandi è Corrado Orrico che apprezza la grinta del ragazzo. Ma il maestro di Volpara rimane poco tempo sulla panchina dei marmiferi, altrimenti chissà. L’esordio tra i prof arriva comunque la stagione seguente a Bellaria. In tre stagioni in azzurro Gabriele colleziona una quarantina di presenze in C2. Alla fine del campionato 2009/2010 c’è la retrocessione in serie D (poi saranno ripescati). Al ragazzo viene detto che sarà confermato, ma le promesse spesso vanno in fumo. Resta a piedi anche perché rifiuta qualche proposta lontano da casa, e allora va al Pietrasanta dove lo ha voluto Danesi. Da quel momento inizia la lunga stagione versiliese di Doretti, che dopo Pietrasanta vestirà anche le maglie di Camaiore e Seravezza, fino ad arrivare all’inizio di questa stagione a Forte dei Marmi.
Gabriele un gol che vale un tesoro. È d'accordo?
«Non esageriamo. Diciamo che abbiamo fatto un grosso passo in avanti per cogliere il frutto di tanti sacrifici che abbiamo fatto per tutta la stagione. Diciamo che ora il campionato possiamo buttarlo alle ortiche solo noi. Sulla carta abbiamo due gare semplici. Ma l’esperienza mi ha insegnato che nei finali di campionato c’è da aspettarsi di tutto. Quindi bisogna stare sempre svegli e non abbassare la guardia».
La gioia del gol è stata mitigata dall'espulsione.
«Sono partito dalla panchina. Ed avevo accumulato tanta tensione. Non vedevo l’ora di entrare in campo. E quando ho segnato non ci ho più visto e mi è venuto istintivo esultare togliendomi la maglia. Un gesto che mi è costato caro».
Qual è la forza della sua squadra?
«È formata da grandi giocatori. Ma è anche un grande gruppo nel quale nessuno molla. E proprio questo saper fare gruppo ci ha consentito di superare qualche momento difficile a metà campionato».
Ha già vinto qualche altro campionato?
«No. Ho vissuto tre anni fa la promozione con il Seravezza, conquistata con la Coppa Toscana. Ma questa sarebbe la mia prima vera vittoria in un campionato».
Spera di essere confermato per la serie D?
«Me lo auguro Mi piacerebbe molto. Soprattutto per riprovare con una categoria che ho fatto qualche stagione fa con il Camaiore. Una stagione nella quale non mi sono potuto esprimere al meglio causa qualche infortunio».
Gli infortuni sono stati purtroppo una costante nella sua carriera.
«Ho avuto diversi infortuni muscolari alla gamba destra. Non riuscivo a guarire perché probabilmente non mi curavo bene. Se sono uscito da questo tunnel devo dire grazie al dottor Luca Terzi ed al fisioterapista Bondielli, che mi hanno aiutato molto anche dal punto di vista mentale».
Lei ha avuto come allenatore anche Orrico. Cosa ricorda di quel periodo?
«Ero giovanissimo. Avevo sedici anni. Orrico mi portò anche in panchina una volta, nella trasferta di Rieti. Mi vedeva bene perché giocavo con grande grinta».
La sua avventura con la Carrarese non è finita bene.
«Dopo la retrocessione mi dissero che anche in caso di riammissione alla C2 sarei stato confermato. E invece la cosa non accadde. Ci rimasi male. Rifiutai le proposte di Sanremese e Savona e rimasi a piedi. Passai al Pietrasanta con mister Danesi. Era una bella squadra che arrivò fino ai playoff. Per me una stagione tormentata dagli infortuni».
E da quell’esperienza non si è più mosso dalla Versilia.
«Ho giocato con il Camaiore, poi sono tornato al Pietrasanta. Quindi il Seravezza, poi ancora il Pietrasanta ed ora eccomi al Forte».
Dove il tecnico Cerasa le ha anche cambiato il ruolo. Da attaccante esterno a trequartista. Come si trova nel nuovo ruolo?
«Mi trovo bene. Sono uno che si sa adattare. All’occorrenza nella mia carriera ho giocato anche da terzino».
Da ragazzo aveva qualche modello?
«Ci ho pensato tante volte. Ma non mi sono mai ispirato a qualche grande giocatore».
Il suo colpo migliore?
«Forse l’uno contro uno. Di sicuro sono uno che non segna mai gol facili».
Domenica a Cenaia dovrà star fuori. Sarà un tormento?
«Di sicuro. Sento ancora di più la partita».
Per festeggiare la vittoria in campionato farà qualcosa di particolare? "
«No, non credo. O quanto meno non ci ho ancora pensato. Ma ripeto ora c'è da pensare solo a stare concentrati per queste ultime due gare».
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