Sicurezza
Greta, un sogno viola chiamato Fiorentina
di Gabriele Noli VIAREGGIO I pregiudizi sono muri cementati da mattoni d'ignoranza. Il calcio ne è pieno. Nessuna iperbole, verità nuda e cruda. Triste, molto triste. Quando di mezzo ci sono il...
di Gabriele Noli
VIAREGGIO
I pregiudizi sono muri cementati da mattoni d'ignoranza. Il calcio ne è pieno. Nessuna iperbole, verità nuda e cruda. Triste, molto triste. Quando di mezzo ci sono il colore della pelle, il sesso o la sessualità, c'è chi apre la bocca a sproposito offrendo il peggio di sé, incurante del fatto che certe parole sono taglienti come lame. Non è una passeggiata la vita delle giocatrici. Devono dribblare le avversarie ma anche luoghi comuni totalmente privi di senso. Appreso il trucco, possono dedicarsi al 100% al loro sport preferito. E magari praticarlo indossando maglie che hanno un determinato peso, per fascino, blasone e mille altri motivi. Tra i centrocampisti della Fiorentina Women's c'è Greta Adami, 23 anni, viareggina di nascita. Lei dal 2011 militava nell'Acf Firenze, che sino all'estate scorsa era la prima squadra cittadina di calcio femminile. Poi il club dei Della Valle ne ha rilevato il titolo sportivo, cambiando quasi tutto, tranne l'organico, che per la maggior parte è rimasto lo stesso. E così Greta è stata confermata ed ora vive il calcio quotidianamente come una professione e non come un semplice hobby. Storia curiosa, la sua. Che ci riporta alla fine degli anni '90, quando, come gran parte delle altre bambine, aveva cominciato a giocare a pallavolo. «Ma non mi divertivo», confessa. E così si era avvicinata al calcio. Per merito dei genitori. «Erano stati proprio loro a spingermi a provare». E così l'avevano portata ad un allenamento del Centro Giovani Calciatori. Tanto è bastato per far scoccare la scintilla. «Mi divertivo tantissimo, era quello che volevo fare», racconta. Un giorno divenuto cinque anni, tutti fedelmente legata al Cgc. A 13 aveva dovuto smettere, perché da quell'età in poi maschi e femmine non potevano più giocare assieme. Le era stata concessa una deroga a tempo, dopo quella nient'altro.
Ma l'astinenza dal calcio era insostenibile. Troppo forte l'amore per quel pallone che rotolava. A 15 anni il tesseramento col Pisa, società che disputava la A2. Greta era nuovamente una ragazza contenta. Nel periodo adolescenziale quante soddisfazioni si era tolta con la Vigor Viareggio, la squadra della sua città: due campionati vinti in tre stagioni. Poi tutto era evaporato in una bolla di sapone. E così, una volta conseguita la maturità, una scelta drastica: «Mi ero trasferita a Firenze, perché sapevo che lì avrei potuto continuare a giocare. E per conciliare lo sport allo studio, mi ero iscritta là all'Università».
Un cambiamento radicale, una decisione che a cinque anni di distanza si è rivelata la più giusta. Quella con la Acf Firenze non è stata una parentesi fugace, ma un'avventura foriera di gratificazioni. Che le ha permesso di arrivare ad indossare la maglia viola: «Da bambino sogni un giorno di approdare in una big. Riuscirci anche per noi femmine è tanta roba - dice -. Il mio rapporto col calcio non è cambiato, la passione è rimasta la stessa. Certo, adesso godiamo del sostegno di una squadra professionistica che ci fornisce maggiori garanzie e ci consente di pensare unicamente a dare il massimo in campo. Avere a disposizione un gruppo di allenatori, medici, preparatori è un vantaggio notevole».
L'ingresso di club di serie A come la Fiorentina nel panorama femminile non può che rappresentare una possibilità di sviluppo per l'intero movimento. Altre squadre sono pronte, in un futuro neppure troppo lontano, a perseguire la stessa strada dei viola. Ma c'è ancora molto da lavorare, per abbattere quei muri chiamati pregiudizi: «I miei genitori non mi hanno mai fatto pesare il fatto che io volessi giocare a calcio. Vedevano che stavo bene, che ero felice. E di conseguenza lo erano anche loro. Quando ero piccola mi chiedevo perché ci fosse qualcuno che dava del "maschiaccio" alle ragazze in campo. I gusti sessuali di una persona non ha niente a che vedere con lo sport che praticano. Bisogna scindere la professione dal proprio orientamento. Non vedo cosa ci sia di male se un ragazzo vuole fare il ballerino».
Ruolo centrocampista («vengo utilizzata a gara in corso ma mi impegno ogni giorno per convincere mister Fattori a schierarmi titolare») ed un debole per...«Pirlo, anche se da bambina raramente seguivo le partite in tv». E quando le viene fatto notare che ha acquisito l'inflessione fiorentina, ci scherza su: «Me lo dicono in tanti, ma dopo ogni partita torno sempre a Viareggio per stare con la famiglia e gli amici di sempre».
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