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Versilia

Tognarelli alle prese con la panchina più difficile

di Massimo Guidi
Tognarelli alle prese con la panchina più difficile

Un solo punto in due gare col Seravezza Pozzi, domenica brutto ko a Santa Croce ma lui non ha nessuna intenzione di mollare: «Voglio però risposte precise»

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VIAREGGIO. Paolo Tognarelli non si aspettava di certo un inizio tutto in salita per la sua nuova avventura nel campionato di Eccellenza con il Seravezza Pozzi. Due partite un punto e soprattutto una brutta sconfitta rimediata in quel di Santa Croce Sull’Arno. Quattro gol al passivo a mezz’ora dalla fine con il rischio di uscire con le ossa ancor più rotte dal “Masini”. Una situazione che in venticinque anni sulle panchine delle squadre di mezza Toscana (dodici anni a Forcoli poi Larcianese, Ponsacco, Cerretese, Santa Maria a Monte, Perignano, Pro Livorno e Viareggio) il maestro di Forcoli non aveva mai vissuto e che lo ha lasciato parecchio amareggiato. E non c’è da stupirsi: si potrà discutere sulle sue capacità di allenatore (a suo favore depongono comunque i campionati vinti con Forcoli, Ponsacco, Larcianese e Viareggio) ma non sull’uomo Tognarelli. Chiedere a Sergio Carpanesi o a Renzo Melani suoi allenatori a Prato e Livorno che lo vollero fortissimamente per formare squadre che dominarono il campionato di C/2 all’inizio degli anni ottanta del secolo scorso (ne ha vinto uno anche a Siena) o ai dirigenti del Viareggio ai quali nella passata stagione rimise il suo mandato dopo una prestazione inguardabile dei bianconeri sul campo della Pro Livorno. Insomma Tognarelli non ci sta a fare delle figurette di fronte al presidente Vannucci e ai suoi collaboratori e sicuramente è questo che dirà alla squadra alla ripresa odierna degli allenamenti.

Tognarelli si aspettava un impatto negativo del genere?

«Sicuramente no. Di solito ad un cambio dell’allenatore corrisponde quasi sempre una scossa della squadra. Che invece non c’è stata. Devo dire che è la seconda volta nella mia carriera che subentro in corsa e che non si sai quale può essere la medicina giusta. Per fare una battuta, diciamo che forse non è la stagione buona per il cambio in corsa visto che altre squadre le quali hanno sostituito il tecnico non hanno avuto al momento troppa fortuna».

Ma qual è il problema di questo Seravezza Pozzi?

«Deve ritrovare la serenità. La squadra ha qualità ma deve avere la consapevolezza che non si può mollare ai primi risultati negativi. Forse i buoni risultati di inizio campionato avevano dato un po’ di illusione a tutti. Poi c’è il problema degli infortunati che ha rappresentato un handicap».

Nonostante le brusche frenate c’è ancora la possibilità di rimediare in chiave playoff.

«Abbiamo il dovere di provarci. Ma come ho detto la prima cosa da ritrovare è la serenità oltre una vittoria che servirebbe molto per il morale».

Si aspettava un rovescio come quello di Santa Croce?

«No. Perché durante la settimana avevo visto che i ragazzi si erano applicati nel lavoro seguendo con attenzione quello che dicevo loro. Poi purtroppo in campo siamo mancati abbastanza palesemente. Sinceramente ho avuto timore che una sconfitta già pesante si potesse tramutare in una disfatta visto che sul 4-0 c’era ancora una mezz’ora da giocare».

Cambierà qualcosa dal punto di vista tattico: rispolvererà il suo amato 4-3-3?

«In queste prime due settimane ho cercato di portare avanti il discorso con il vecchio assetto tattico. Ma dopo Santa Croce devo per forza cambiare qualcosa. Vedremo. Intanto prima ci tengo a parlare chiaramente alla squadra».

Potrebbe decidere di lasciare l’incarico?

«Assolutamente. Non voglio certo mollare. Però voglio risposte precise. Ho accettato con entusiasmo la chiamata del Seravezza Pozzi perché la società è seria e ha fatto investimenti importanti per far bene. E proprio per questo merita rispetto. Non voglio fare brutte figure con chi mi ha dato fiducia. Sono entrato nello spogliatoio il più serenamente possibile e chissà forse ho sbagliato».

Da fuori si ha la sensazione che a volte la squadra abbia avuto troppi alibi. Soprattutto quello degli arbitri.

«Come ho detto il Seravezza Pozzi è stato penalizzato dai tanti infortuni anche gravi. E questo è un aspetto da non sottovalutare perché è dopo l’infortunio ci vuole a volte un po’ di tempo per reinserire un giocatore. Degli arbitri non mi piace parlare. Vanno lasciati stare. Contro il Lammari abbiamo giocato in superiorità numerica e non abbiamo vinto».

Prima di approdare a Seravezza avrà visto qualche gara. Che idea si è fatta del campionato?

«A Forcoli ho visto diverse partite. Il campionato è molto competitivo come quello dello scorso anno».

Qual è la sua favorita alla vittoria finale?

«Se la giocheranno le prime tre con la Cuoiopelli a cercare di sfruttare eventuali passi falsi. La mia favorita è il Real Forte perché ha un organico di grande valore con giocatori che possono fare la differenza come Arzelà, Biagini, Verdi, Rossi, Doretti così per citarne qualcuno ed un bravo tecnico. Ma anche il Camaiore può dire la sua fino in fondo. Ha un bomber come Tosi che la butta dentro con grande regolarità senza dimenticare Tarantino. Il Pietrasanta è una sorpresa ma ha a mio avviso l’attaccante più completo, Fusco, che ha grande fisicità e lavora molto per la squadra».

La scorsa settimana ha incontrato in allenamento il suo Viareggio. Come ha visto la formazione bianconera?

«Ha un buon organico e li ho visti anche in buona condizione fisica».

E allora da cosa può dipendere la classifica deficitaria?

«Non conoscendo le avversarie è chiaro che non posso dare un giudizio completo. La squadra mi sembra valida, probabilmente manca qualcosa che ha impedito ai bianconeri di fare il salto di qualità».

È rimasto in buoni rapporti con l’ambiente viareggino?

«Sì. Ho sentito alcuni dei ragazzi che erano con me lo scorso e anche con Carnesalini».

In questi mesi ha avuto nostalgia di Viareggio?

«Certamente. Ma la vita è questa e poi quella stagione rimarrà per sempre tra i miei ricordi calcistici più belli».

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