Gioco
Peselli, capitano vero: non mi pesa fare la bandiera
Da quattro stagioni è il punto fermo tra le rivoluzioni di mercato del Pietrasanta. «Le richieste non mancano, ma quando ho lasciato me ne sono subito pentito»
PIETRASANTA. È ormai diventata quasi una costante: ogni anno il Pietrasanta cambia pelle rinnovando in maniera sensibile l’organico dei giocatori. Ma al momento di allestire la nuova squadra il presidentissimo Ciaponi ha sempre in mente un punto fermo: Andrea Peselli. Sei stagioni in biancoceleste, quattro da capitano per Peselli, leader indiscusso dello spogliatoio biancoceleste. Trentuno anni, massese, dopo i primi calci nella squadra di paese, viene notato da Antonio Bongiorni, storico talent scout dell’Atalanta. Che quale porta il ragazzo al Margine Coperta, società satellite di quella bergamasca. Rimane per quattro anni al Margine poi viene chiamato dalla casa madre a Bergamo per vestire la maglia della Dea.
Nelle giovanili nerazzurre ha modo di giocare al fianco con Montolivo, Pazzini, Lazzari e Padoin. Ma la fortuna non lo aiuta: al momento di fare il salto di qualità viene dirottato, siamo all’inizio del nuovo secolo, al Cascina che milita in serie D. Mezzala di buona tecnica e grande senso tattico, capace di farsi apprezzare anche in zona gol (già due reti in stagione) rimane per quattro anni con la formazione pisana. Poi Montecalvoli, Lunigiana, Camaiore e quindi una prima volta a Pietrasanta dove rimane per due stagioni e dove torna dopo un breve intermezzo a Ghivizzano. Andrea è diventato ormai un top player della categoria, e anche quest’anno ha avuto molte richieste che ha declinato.
Andrea, ormai il tuo legame con il Pietrasanta sembra essere indissolubile anche se ogni anno sembri in partenza. Cosa ti ha convinto a rimanere?
«Le richieste non mancano. Ma da quattro anni ho fatto una scelta in favore di un ambiente e di una dirigenza che ti fa lavorare bene. Dopo la mia prima esperienza a Pietrasanta provai per una stagione a cambiare maglia giocando a Ghivizzano, ma rendendomi conto di avere fatto una scelta sbagliata».
Quest’anno ti stai togliendo delle soddisfazioni. Intanto è arrivato il titolo di campione d’inverno. Ti aspettavi di trovarti in testa alla fine del girone d’andata?
«Sinceramente no. Siamo una squadra forte, ma pensavo che a questo punto davanti a noi ci fosse qualche altra squadra».
Ti riferisci ad esempio a Camaiore e Real Forte?
«Sì. Sono squadre costruite per vincere e giustamente sono partite con i favori dei pronostici».
E invece a girare per prima la boa di metà campionato è il Pietrasanta.
«Abbiamo steccato le prime due partite poi dopo la sconfitta nel derby con il Seravezza sono arrivate nove vittorie e tre pareggi che ci hanno portato a guidare la classifica».
A Pietrasanta si respira aria di euforia. Da capitano cosa vuoi dire?
«È giusto che ci sia entusiasmo senza dimenticare che c’è tutto un girone di ritorno da giocare».
Camaiore o Forte: chi vedi come avversaria più pericolosa?
«Complessivamente mi ha impressionato di più la squadra di Cerasa, anche se devo dire che mi è piaciuta anche la Cuoiopelli. Una squadra che concede poco come testimoniano i soli nove gol subiti. Nonostante questo potevamo vincere, ed il successo ci avrebbe consentito di girare a più sei su chi insegue».
Ogni anno il Pietrasanta viene rivoluzionato. Tra i nuovi arrivi di questa stagione c’è anche il tecnico Zanetti. Come ti sei trovato?
«Chi pensava che arrivasse con la puzza sotto il naso è stato subito smentito. È il primo ad arrivare agli allenamenti ed è sempre sul pezzo. Sicuramente per lui che proviene da un altro mondo calcistico non è stato facile calarsi nella realtà dei dilettanti. Ma ci è riuscito facendo qualche passo verso di noi portandoci nello stesso tempo in dote la sua mentalità acquisita in anni di calcio ad altissimo livello».
Da anni sei diventato il leader della squadra. Ti pesa il ruolo?
«La fascia di capitano ti dà grandi responsabilità. Ma è un ruolo che ricopro volentieri».
Da ragazzo hai toccato il calcio che conta a livello giovanile con l’Atalanta. Hai qualche rimpianto di non essere approdato tra i professionisti?
«Come tutti i ragazzi ci speravo. Più tardi ho poi capito che per rimanere ad alti livelli oltre alle qualità tecniche ci vuole carattere ed anche fortuna. A Bergamo sono rimasto fermo quasi tutta la stagione per un infortunio, e purtroppo non mi è stata data una seconda possibilità».
Da sempre Massa è patria di calciatori. Molti dei quali sono arrivati ai massimi livelli come Bertoneri, Battistini, Mussi, Evani. Perché questo fiorire di talenti sotto le Apuane?
«Credo che sia dovuto soprattutto al carattere duro dei massesi che in campo ci mettono sempre qualcosa in più rispetto agli altri. E per questo anche nei campionati cosiddetti minori trovi tante squadre infarcite di giocatori massesi».
Non hai mai vestito la maglia della Messese: ti dispiace?
«Non lo nego che mi sarebbe piaciuto vestire la maglia della squadra della mia città. Ma non me è mai stata data l’occasione. Perché? Non lo so. E comunque ci sono tanti ragazzi di Massa che giocano in giro per la Toscana che potrebbero tranquillamente vestire il bianconero».
Quando appenderai gli scarpini al chiodo vorresti rimanere nel mondo del calcio?
«Mi piacerebbe ma sono cosciente che non sarà facile. Soprattutto nel panorama del calcio dilettanti dove le risorse sono sempre meno. Ci penserò sicuramente, intanto devo prendere il patentino cosa che ha già fatto il mio amico Fusco».
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