Il Tirreno

Versilia

Costa: i miei idoli? Buffon e Gazzoli

Massimo Guidi
Matteo Costa con la maglia del Pontedera
◗
Matteo Costa con la maglia del Pontedera

Ci sono anche i guantoni del numero uno dietro il fresco primato del Pietrasanta. "Un cruccio? Non essere mai riuscito a giocare con la maglia del mio Viareggio"

4 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Da bambino stravedeva per Gianluigi Buffon. Quasi scontato per un ragazzo al quale piace di volare tra i pali come Matteo Costa. Poi in età matura, oltre al Gigi nazionale del quale conserva gelosamente un autografo in camera, si è rivisto in Iker Casillas ma ha avuto modo di apprezzare, per averci lavorato a fianco, un altro numero uno viareggino: Massimo Gazzoli. Matteo ha solo sfiorato il calcio professionistico, un suo piccolo cruccio assieme a quello di non essere stato mai cercato dal Viareggio ma comunque si è tolto le sue brave soddisfazioni nel campionato di serie D vinto con la Lucchese di Favarin e, nell’ultima stagione, a guardia della porta del Sestri Levante con il quale ha conquistato la vittoria (seppur platonica) nei playoff della categoria. Nel mezzo le esperienze, sempre in serie D con Pontedera (un secondo posto) e Borgo a Buggiano (sesto posto). Poi Carrarese (terzo portiere nell’anno della promozione dei marmiferi in Prima Divisione) Forte dei Marmi ed una prima volta, due stagioni fa a Pietrasanta.

Dopo la buona stagione in Liguria cosa ti ha convinto a scendere di categoria?

«Intanto il buon rapporto con il presidente Ciaponi con il quale due anni fa ci eravamo lasciati in armonia. Poi l’ambiente sereno che ti permette di lavorare senza patemi. Inoltre ho parlato anche con Peselli e Fusco i quali mi hanno confermato che la società puntava ad un torneo di vertice».

Ti aspettavi un Pietrasanta già primo in classifica di questi tempi?

«Non mi aspettavo sicuramente che si saremmo trovati in testa dopo l’ultima giornata perché il turno mi sembrava abbordabile sia per il Seravezza che per il Real Forte».

Credi che le quattro versiliesi potranno recitare fino in fondo il ruolo di protagoniste?

«Sì perché tutte hanno organici di qualità. Come il nostro dove ci sono giocatori come Biso, Fusco, Peselli, Vita, Crafa».

E tra le quattro qual è la tua favorita alla vittoria finale?

«Per quello che ho potuto vedere il Camaiore. Forse è la squadra più completa e soprattutto ha tre o quattro giocatori che possono risolvere la partita in qualsiasi momento».

Hai conosciuto marginalmente il calcio professionistico: hai qualche rimpianto di non aver potuto giocare in Lega Pro?

«Di certo non sono un fenomeno. Però mi sarebbe piaciuto avere almeno la possibilità di provare nella terza serie dove ci sono la maggior parte dei portieri gioca per… la carta d’identità. Forse ho sbagliato a non accettare di passare alla Primavera della Fiorentina la stagione seguente a quella con il Pontedera. Forse in seguito avrei avuto la possibilità di arrivare in Lega Pro».

E a proposito di carta d’identità cosa pensi della regola dei giovani nei prof ma anche nei dilettanti?

«Io sono per la meritocrazia. Deve giocare chi lo merita. Tutti i portieri, giovani o anziani hanno le loro brutte giornate. Ma in Lega Pro ho visto portieri che sono lì solo per l’età. Anche tra i dilettanti esiste questa regola ma in maniera più limitata visto che gli allenatori si limitano a far scendere in campo quel numero di giovani indicati dal regolamento».

Per arrivare in alto ci vuole anche un po’ di fortuna sia nel sapersi affidare ai personaggi giusti che dal punto di vista fisico. E tu sei in credito con la dea bendata.

«Dopo avere vinto il campionato con la Lucchese pensavo di rimanere per la serie C/2 e invece feci l’errore di affidarmi alle persone sbagliate così che mi ritrovai al 18 d’agosto senza squadra. Poi purtroppo dopo Carrara sono stato fermo in pratica per un anno causa un problema alla schiena. No direi che la fortuna non è stata troppo dalla mia parte».

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.12501413:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.12501413:1652043355/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

I tuoi idoli sono stati Buffon e il madridista Casillas ma stravedi anche per Massimo Gazzoli.

«Come tutti i giovani portieri ho avuto come idolo Buffon. Ho anche un suo autografo che conservo ancora e che ho avuto tramite un amico della mia famiglia che lo conosce. Poi mi sono rivisto in Casillas. Gazzoli l’ho conosciuto ai tempi che lui giocava nella Lucchese ed io nelle giovanili rossonere. Poi l’ho ritrovato a Carrara dove ho avuto il piacere di lavorare con lui per qualche mese. Ti posso assicurare che era un mostro, il Buffon della Lega Pro».

Quali sono pregi e difetti del Costa portiere?

«Tra i pregi che mi vengono riconosciuti dai miei compagni di squadra ci sono l’abilità nelle uscite e la buona predisposizione nel giocare con i piedi. Il difetto maggiore è quello, come si dice in gergo, di avere il baricentro indietro. Tradotto significa che quando faccio una parata ho la tendenza a tuffarmi indietro».

Sei uno dei tanti viareggini che non ha mai giocato nel Viareggio. Dispiaciuto?

«Sì. Ai tempi del Viareggio di Vitaliano Bonuccelli in serie C2 ero sempre sugli spalti a fare il tifo. Ed ero presente anche contro l’Aglianese il giorno in cui il Viareggio di Aglietti conquistò la vittoria del campionato. Sono dispiaciuto soprattutto di non essere mai stato preso in considerazione dalle dirigenze che si sono succedute a Viareggio. Giocare per la squadra della propria città è sempre bello ma non mi è toccato. Peccato. A parziale consolazione posso dire che sono comunque in buona compagnia».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web