Gioco
Cesare Arzelà, il bomber con il pallino del windsurf
Il cannoniere del Real Forte si racconta: «A diciannove anni ho iniziato a lavorare per poter giocare ancora a calcio. Ma l’estate niente pallone, solo tavola a vela...»
FORTE DEI MARMI. Una scelta di vita, di quelle vere. Cesare Arzelà l’ha fatta a diciannove anni, l’età nella quale ogni ragazzo che tira calci ad un pallone coltiva ancora sogni di gloria. Ma lui è sempre stato uno con la testa sulle spalle e senza troppi fronzoli e capisce che per emergere non serve soltanto il talento, ci vuole altro. E allora la scelta di vita: trovarsi un lavoro che gli permetta di continuare a correre dietro ad un pallone. Nasce così la storia di Cesare Arzelà, un bomber dei poveri, come si sarebbe detto quando il calcio non era ancora quello delle “ripartenze” e del “fare densità a centrocampo” ma dove gli attaccanti andavano sempre largamente oltre le dieci reti. Proprio come Cesare, capace di segnare valanghe di reti dalla Prima Categoria all’Eccellenza. Come facevano anni fa Alvarino Ricoveri o Athos Rigucci, leggendari sfondareti del calcio toscano. E il vizietto del gol il trentasettenne attaccante carrarese di nascita, ma con il sangue sarzanese nelle vene, lo ha mantenuto nel tempo come certificano le ultime quindici stagioni sempre in doppia cifra. Gol a grappoli, i primi anni con la maglia del Brugnato, poi con quelle di Rapallo, Ortonovo, Fezzanese, Sarzanese, San Marco Avenza fino ad arrivare al Real Forte Querceta.
Con la squadra del presidente Mussi, nella passata stagione ha bussato trenta volte alla porta avversaria. Meglio di lui solo Guidetti del Gozzano (36), Napoletano del Tre Pini Matese (33) e Mesina del Castiadas (32). E non a caso a Forte dei Marmi hanno organizzato un incontro con tanto di scambio di maglie fra lui e il fenomeno spagnolo Pedro Gil, capitano dell’Hockey Forte e anche lui vero e proprio goleador (anche se sui pattini a rotelle...)
E anche in questa stagione, Arzelà ha iniziato con il piede giusto: cinque gol in Coppa Toscana e tre in campionato, l’ultimo dei quali nell’ultimo turno ha permesso ai nerazzurri di espugnare il campo della capolista Cuoiopelli e rilanciare così le ambizioni della formazione nerazzurra.
Allora Cesare l’inizio è in linea con quello della passata stagione. Quale limite di gol ti sei prefissato per questo campionato?
«Qualsiasi attaccante vuole sempre andare in doppia cifra. Spero di riuscirci anche quest’anno».
Tanti gol a tutte le latitudini: quale ricordi con maggior piacere?
«Il gol più bello è quello che valorizza una vittoria. E allora mi viene subito in mente quello segnato alla Castiglionese due anni fa e che consentì al Real Forte Querceta di tornare in Eccellenza».
Nato come seconda punta sei poi passato a fare il centravanti che tiene sulle spalle il peso dell’attacco. Quale ruolo preferisci?
«Quello di centravanti. Sono sempre stato molto mobile e per questo molti allenatori mi hanno fatto giocare da ala. Ma anche da centravanti non sto certo lì ad aspettare che mi arrivi il pallone….».
Infatti nonostante l’età mantieni una forma invidiabile. Qual è il tuo segreto?
«Vita sana, l’allenamento ed il… windsurf».
Cosa c’entra il windsurf? Spiegati meglio.
«Durante la sosta estiva gioco poco a pallone ma mi tengo in forma grazie al windsurf, uno sport che pratico da tanti anni e che serve a far lavorare molto gambe e addominali».
Un passo indietro: anni fa hai esordito tra i prof con lo Spezia allenato da Filippi. Cosa ti è mancato per rimanere a quei livelli?
«Per rimanere a certi livelli bisogna conoscere le persone giuste che ti fanno fare delle scelte giuste e non di comodo. Quindi quando ho visto come girava quel mondo, ho preferito andare a lavorare. E’ una scelta di cui ancora oggi non mi pento».
La domenica in tribuna ci sono tre tifosi particolari, tutti per te.
«Tifosi sfegatati (sorride, ndr). Sono papà Filiberto mamma Marina e Pietro il mio bambino di tre anni. Non si perdono mai una gara al Necchi-Balloni. A fine partita Pietro viene sempre in campo per tirare qualche calcio al pallone. All’appello della famiglia manca solo mia moglie Valentina che la domenica lavora e quindi non può essere presente».
Ed è proprio alla tua famiglia che dedichi i tuoi gol.
«Mi stanno sempre vicino come quando avevo quindici anni. Mio padre pur essendo una persona colta allo stadio si trasforma. Quando segno è contento per tutta la settimana. Mia madre è invece più tranquilla. Ormai è diventato quasi un rito commentare la partita quando esco dalla doccia».
Hai giocato in tutte le categorie dilettantistiche sia in Liguria che in Toscana. E’ verità o leggenda che i campionati toscani sono più difficili?
«Sì, è vero. C’è una categoria di differenza. Le squadre in Toscana si allenano di più, la qualità dei giocatori è più alta ed anche i campi dove giochi sono migliori».
E a proposito di qualità con i tanti bomber di razza presenti nel girone dovrai faticare parecchio per confermare la tua leadership.
«Ci sono fior di attaccanti. Federico Tosi è il più forte di tutti. Moriani un fenomeno. Poi Fusco, Nardi, Balestri, Tarantino e Gabriele Gori con il quale ho giocato assieme. Sarà una bella lotta. A primavera vedremo come andrà a finire...».
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