Gioco
Gazzoli, nel giorno dei 40 anni appende i guanti al chiodo
Il portiere viareggino ha deciso: dopo tanti anni fra i pali è arrivato lo stop con il calcio giocato Dalla prossima stagione sarà l’allenatore dei portieri nella Pistoiese di Nelso Ricci
di Massimo Guidi
VIAREGGIO
Probabilmente avrebbe potuto giocare ancora per un anno o due. Ma nel ruolo di “chioccia” per qualche giovane di belle speranze Massimo Gazzoli proprio non ci si vede. E allora ha colto al volo la proposta di Nelso Ricci che lo ha voluto come allenatore dei portieri alla Pistoiese con la quale proprio domani l’ex portiere viareggino inizia la nuova avventura. «Per la verità i primi a farsi avanti erano stati i dirigenti del Viareggio poi ho ricevuto una proposta per il settore giovanile del Genoa ma quando è arrivata la chiamata di Ricci per la Pistoiese ho subito accettato perché mi si presentava l’occasione di rimanere con una prima squadra tra i professionisti».
Non crede che avrebbe potuto festeggiare gli… anta ancora tra i pali?
«Sinceramente sono convinto che almeno un’altra stagione l’avrei potuta fare. Ma non volevo rischiare di passarla in panchina. E quindi ho colto al volo l’occasione per iniziare in quella che sarà la mia professione negli anni a venire”.
Dal vecchio Benelli di Lido al Lungobisenzio di Prato passando per gli stadi di tutta la penisola: qual è “la partita” della storia di Massimo Gazzoli?
«Domanda impegnativa. Posso dire che l’emozione più grande l’ho provata al termine della gara di ritorno dei playoff vinta dalla Carrarese sul Prato che ci garantì la promozione nella categoria superiore. Un’emozione perché in quella stagione, per la prima volta, ero rimasto senza squadra e la società apuana mi aveva dato fiducia».
E degli degli innumerevoli derby del Granducato cosa ti hanno lasciato?
«Tante belle partite. Ricordo che per un Livorno-Pisa arrivammo due ore prima ad un’ Ardenza già stracolma e sentivamo i fischi prima di entrare allo stadio. Per questo mi viene da ridere quando sento ragazzi che se vedono duemila persone se la fanno sotto».
Anche se il derby di Gazzoli (ne ha giocati sei) è stato quello cosiddetto del Foro tra Pisa e Lucchese visto che ha difeso la porta di entrambe le squadre.
«Di quei derby ricordo sempre gare molto tirate e con gli stadi pieni. Quando giocavo con il Pisa vincemmo sia all’andata che al ritorno. A Lucca con un gol di Sordo dopo che avevamo giocato quasi tutta la partita in dieci. Poi ricordo sempre con piacere i derby della stagione seguente, a guardia della porta della Lucchese. A Pisa si imposero i nerazzurri per 2-1 con un gol di Varricchio al novantesimo ma mi tolsi la soddisfazione di parare un rigore ad uno specialista come Ambrosi. Ci rifacemmo al ritorno vincendo 2-0».
Poi la serie A conquistata sul campo con il Genoa. Ma invece vi ritrovaste in C/1.
«Eravamo una grande squadra con giocatori come Milito, Marco Rossi, Lamouchi, Makinwa. Fu una cavalcata straordinaria finita male per le vicende che tutti più o meno sanno. Credo che nella storia siamo l’unica squadra ad avere vinto un campionato di B e che l’anno dopo si è ritrovata nella categoria inferiore».
Poi dopo Massese, Lumezzane e Carrarese arriva il Viareggio, la squadra del tuo cuore assieme all’Inter e per la quale da bimbetto andavi a tifare in gradinata.
«Il mio sogno perché Viareggio è Viareggio. Quando arrivai, a torneo iniziato, la squadra aveva tanti problemi. Poi grazie anche agli innesti di elementi come Zaza, Berardocco e Pellegrini conquistammo la salvezza».
Quali sono gli allenatori che le hanno dato di più?
«Premetto che non ho mai avuto grandi rapporti con gli allenatori. Però posso dire che come persona ho apprezzato tanto Serse Cosmi. Devo molto a D’Arrigo che mi ha voluto prima al Pisa e poi alla Lucchese. A livello tecnico metterei tra i più bravi Braglia e Cuoghi oltre a Spalletti che seppure agli inizi lasciava subito capire che avrebbe fatto strada. Tra i preparatori dei portieri devo ringraziare Mannini, Spinosa e Spinelli».
Come deve essere il portiere secondo Massimo Gazzoli?
«Sicuro, tranquillo, pratico e che concede poco allo spettacolo».
Uno alla Dino Zoff, tanto per esemplificare?
«Sì. Anche se il mio idolo giovanile è un tipo del tutto all’opposto come Walter Zenga».
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