Gioco
Il medico che cura i campioni ingaggiato alla corte dell’Empoli
Ha avuto fra i suoi pazienti giocatori del calibro di Gabriel Batistuta, Del Piero e Trezeguet Dopo l’esperienza inglese al Tottenham il viareggino Michele Gemignani torna in serie A
VIAREGGIO. Michele Gemignani è un medico sportivo che non ama le luci della ribalta. A queste antepone il lavoro nel suo centro medico e la famiglia con la quale sta trascorrendo proprio in questi giorni un periodo di vacanze in Grecia. E per questo non ha mai accettato incarichi troppo onerosi dalle società di calcio che in questi anni gli hanno fatto la corte, visto che il dottor Gemignani è considerato un “guru” nel suo campo, e che lo avrebbero costretto a cambiare città ma solo ruoli da coordinatore del settore sanitario. Come nel passato con Roma, Juventus e Tottenham e, per il presente, con l’Empoli, a due passi dalla sua Viareggio. Un dettaglio che ha inciso in maniera determinante al momento di accettare. «Terminata l’esperienza con il Tottenham – racconta – avevo in progetto di dire basta. Poi è arrivata la proposta dell’Empoli ed ho colto l’opportunità considerata la vicinanza con Viareggio e anche per l’insistenza di due amici come Pietro Accardi (ex calciatore di Palermo e Sampdoria ed attuale team manager dell’Empoli, ndr) e Marco Bertelli, responsabile del settore giovanile empolese».
Naturalmente Gemignani ha accettato il ruolo di coordinatore del settore sanitario, ovvero quella figura che si incarica di organizzare il lavoro delle professionalità in forza alla società. Quindi niente ritiro e niente panchina alla domenica per una persona alla quale non interessa certo la visibilità. «Preferisco dedicare il fine settimana alla mia famiglia e per questo ho sempre accettato ruoli di consulenza declinando altre offerte come quelle del Milan o del Manchester City».
In un passato più o meno recenti si sono affidati alle sue mani sapienti fuoriclasse assoluti come Batistuta, Del Piero e Trezeguet tanto per citare qualche nome e proprio con i due ex bianconeri è rimasto in buoni rapporti. Eppure il calcio non è il suo vero amore sportivo: «Mi piacciono di più gli sport individuali e da ragazzo ho praticato soprattutto atletica leggera e per un paio di anni anche il basket» e dunque non fa il tifo per una squadra ma per un…. calciatore. «Spero proprio di rivedere presto in campo Pepito Rossi. Ecco faccio il tifo per lui perché è un bravo ragazzo oltre che un patrimonio per il calcio italiano».
Durante la sua esperienza al Tottenham è rimasto affascinato dal calcio inglese, dal punto di vista degli impianti ma anche della cultura sportiva. «Ci sono anni luce di differenza tra loro e noi. A iniziare dagli impianti per proseguire con le attrezzature. Poi la differente cultura sportiva da parte dei tifosi, che trasformano ogni evento in uno spettacolo, ma anche delle società. Faccio un esempio: a White Hart Lane, lo stadio del Tottenham, ho visto striscioni esposti dalla società dedicati ai giocatori che hanno fatto la storia del club, una cosa a mio avviso molto bella».
Se dal punto di vista organizzativo siamo ancora ad inseguire nel mondo della medicina dello sport l’Italia sopravanza di gran lunga gli inglesi. «Nel mondo sportivo anglosassone ci si affida molto all’atletic trainer ed al fisioterapista mentre la medicina dello sport è un po’ indietro rispetto a paesi come Italia, Spagna o Germania, nazioni dalle quali i club britannici ingaggiano i medici per cercare di abbreviare i tempi di recupero degli infortunati».
Cosa che fece anche Fabio Capello ai tempi in cui guidava i “leoni” d’Inghilterra affidandosi proprio al dottor Gemignani (che conosceva dai tempi della Roma) per il recupero di alcuni nazionali ai box per infortuni.
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