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Versilia

Ardito, la serie B arriva a 38 anni

di Gabriele Noli
Ardito, la serie B arriva a 38 anni

Il viareggino protagonista della promozione del Como: «Ora potrei fermarmi»

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VIAREGGIO. L'immaginazione non ha limiti e neppure confini. Chi ne fa ricorso ha bisogno di evadere, anche per qualche minuto, da una quotidianità ben diversa, in peggio. Ma ci sono anche le eccezioni, quei casi (rarissimi) in cui il destino disegna i giorni perfetti. 14 giugno 2015 è una data che Andrea Ardito porterà con sé per sempre: a 38 anni, da capitano del Como, ha raggiunto la seconda promozione dalla Lega Pro alla Serie B. Traguardo già centrato nel 2001, sempre coi lariani, quando ancora esisteva la C1. Giù il sipario? Forse sì. La carriera del centrocampista viareggino potrebbe essersi chiusa proprio due giorni fa, a Bassano, dove il Como degli ex bianconeri Cristiani, Berardocco e Dolci (direttore sportivo) ha strappato lo 0-0 utile per compiere il salto di categoria. «Neppure lo scrittore più buono e gentile avrebbe potuto scrivere un finale così bello per me», ammette con smisurata dose di umiltà. «È stata la chiusura di un cerchio».

Ed è proprio dal futuro che è doveroso partire. Smetterà di giocare?

«Ci sto pensando. Sino a dicembre ho giocato con continuità, poi ho accusato un problema serio ai tendini dei talloni. Sono stato fermo tre mesi, senza neppure correre. In quel momento pensavo che la mia carriera sarebbe finita, ma la voglia di tornare era troppo forte. Fosse per la mia volontà, continuerei senza alcun dubbio, però non intendo essere un peso per la società».

Un grazi, a chi?

«Alla famiglia e mia moglie, che mi ha sopportato e supportato. Per chi vive di calcio un infortunio così grave condiziona e intacca la routine giornaliera, ma col suo sostegno ho superato tutto».

Di nuovo in B col Como, 14 anni dopo. Cosa c'è di diverso da allora?

«Quella promozione fu la prima e per questo speciale. Avevo 24 anni e col calcio avevo un rapporto sereno e spensierato. Questa, invece, l'ho vissuta da capitano, con maggiori responsabilità. Invecchiando, però, si apprezza di più ogni piacevole sensazione».

In pochi, ad un certo punto della stagione, avrebbero scommesso un euro su di voi...

"Dopo la sconfitta nella finale d'andata di Coppa Italia (col Cosenza, ndr) c'era il rischio di trascinarci alla fine del campionato senza più obiettivi da inseguire. E invece ci siamo guardati in faccia, abbiamo capito che dovevamo tirar fuori gli attributi. Siamo diventati un gruppo speciale».

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