Il Tirreno

Versilia

Stagi e Barozzi, la sfida si rinnova... a tavola

di Gabriele Buffoni
Stagi e Barozzi, la sfida si rinnova... a tavola

I due portieroni di Forte e Cgc Viareggio si ritrovano dopo il derby scudetto Aneddoti, curiosità e notizie inedite nella cena al ristorante Acquasalata

5 MINUTI DI LETTURA





di Gabriele Buffoni

VIAREGGIO

Abbigliamento casual, sorrisi e pacche amichevoli sulle spalle: così i due portieri sul tetto d'Italia si sono incontrati di nuovo, a poco più di una settimana dalla finale scudetto, in una cena organizzata dal Tirreno insieme ai giornalisti che hanno seguito passo passo l'esaltante stagione di Forte e Cgc e che, proprio per il Tirreno, hanno curato un diario giornaliero che ha raccontato ai nostri lettori il dietro le quinte del derby-scudetto. Una cena... da scudetto anche per la location, visto che il ristorante Acquasalata che ci ospita - inaugurato proprio pochi giorni prima dell’inizio della lunga sfida fra Forte e Cgc in via Fratti a Viareggio - sfodera una serie di portate di mare da applausi.

Rivali in pista ma amici fuori dal palazzetto, Stagi e Barozzi: lo sport sano, come dicono entrambi, è «la passione che ci lega». Così sono bastati un paio di aneddoti sfoderati da una memoria storica come Angelo Cupisti, uniti ad un ottimo vermentino servito da David Cupisti, splendido padrone di casa di Acquasalata (ma evitato da Stagi, ferreo astemio tanto da far impazzire il cugino della moglie: «ogni volta che mi fa assaggiare un Chianti mi sa di sciroppo» assicura lui), per distendere subito gli animi. E allora iniziano a scoprirsi le curiosità, come il fatto che i due hanno militato insieme nel Cgc Viareggio nell'unica stagione in bianconero di Stagi (2007-2008). «Ero ancora molto giovane, mentre lui era già un portiere esperto - racconta Barozzi - se ho imparato qualcosa da Federico è la tranquillità con cui affronta le partite. Ancora oggi è dura da avere». «Ma smettila Leo, se sei un fenomeno» lo rimbecca Stagi, un po' schernendosi. «Magari sembra da fuori, ma dentro è un'altra cosa credimi» gli assicura l'altro.

Tra i ricordi però, ci sono anche i momenti bui della carriera. «Sono stato ad un passo dall'appendere pattini e guantoni al chiodo - racconta stupendo un po' tutti il riconfermato campione d'Italia Stagi - mi ricordo che nel 2009, quando con il Forte si retrocesse, non me la sentivo più di continuare. Non trovavo più gli stimoli, anche perché lo stipendio era piuttosto misero. Invece, proprio quando ero pronto a dare un taglio netto, arrivò la proposta del Sarzana: mi offrirono il doppio di quanto guadagnavo al Forte quell'anno. Per cui non me la sentii di rifiutare anche per rispetto della loro proposta e del valore che mi davano. Quei due anni in Liguria mi hanno salvato: nel 2011 i dirigenti del Forte mi presero da parte e mi dissero di tornare o di smettere, perché facevo perdere loro troppe partite. E da allora non me ne sono più andato, ma mi impuntai per non avere meno di quanto mi avevano pagato in precedenza a Sarzana. Non ho bisogno di altre motivazioni ora: il mutuo da pagare è più che sufficiente».

La questione degli stipendi stuzzica anche il portierone della Nazionale Barozzi. «Purtroppo per i giocatori locali è difficile prendere uno stipendio da campioni: si tende a tirare più la cinghia su chi è del posto piuttosto che su uno straniero. E questo non sempre è giusto, ma ci si accontenta in qualche modo».

E a proposito di compensi, si scopre che al Cgc, in caso di vittoria, era previsto un premio scudetto. « Ad esempio abbiamoa vuto un premio per l'accesso alla finale - rivela Barozzi - e ce ne sarebbe stato uno piuttosto sostanzioso anche per la vittoria dello scudetto ma - scherza - per colpa di Federico è sfumato tutto. Mi ricordo invece che nei playoff del 2007, quando tornammo da Bassano, il presidente ci mise davanti la valigetta con l'incasso della gara casalinga e ci disse di spartircelo come premio per il bel risultato: quella fu una bella mesata, da incorniciare».

Inevitabile l'accenno alla preparazione che proprio Barozzi sta svolgendo con la selezione italiana capeggiata da Massimo Mariotti in vista del Mondiale. «Siamo piuttosto stanchi - racconta - ora abbiamo un poco di riposo, poi saremo a Forte lunedì e subito dopo partiamo per la Spagna dove faremo un paio di amichevoli prima di andare in Francia. Speriamo di arrivare a qualificarci in una buona posizione, dopo l'Europeo in parecchi hanno alzato le aspettative».

«Però anche se ha dato una bella iniezione di fiducia la vittoria dell'anno scorso, battere Spagna, Portogallo e Argentina è durissima Leo» interviene Stagi, che subito viene supportato dal viareggino. «Ma infatti secondo me ce la giocheremo con Cile, Francia e Germania se non abbiamo anche un po' di fortuna dalla nostra».

L'hockey però non è la sola cosa di cui si parla: si discute di cinema (dove i due non si trovano molto d'accordo: «Interstellar è un bellissimo film, molto profondo nei suoi temi e particolarmente ben curato» recensisce Stagi, mentre Barozzi catechizza con un «certo però è lento da morire, bisogna armarsi di pazienza a vederlo. E poi il protagonista certe volte sembra sapere tutto, certe volte non sa nulla: manca di coerenza») ma anche letteratura. Stagi ad esempio è amico di infanzia dello scrittore fortemarmino Fabio Genovesi. «Simpaticissimo, di un'ironia disarmante come si nota nei suoi libri - lo descrive - e pure ipocondriaco a livelli estremi: mi ricordo che passò un brutto quarto d'ora all'ultimo anno delle superiori, quando poteva scriversi le giustificazioni da solo. Si giustificò dicendo che la sera prima cambiando una lampadina aveva preso la scossa e temeva un ictus, e il professore lo spedì dal preside perché pensava di venir preso in giro. Ma era tutto vero».

Ride il numero 1 del Forte, non trattiene le risate anche il portierone del Cgc. E tra un brindisi e l'altro è il momento dello scambio dei cimeli: la maglia numero 10 del Cgc («Speriamo che non se la prendano a male, non si potrebbero dar via ma si può fare un'eccezione», spiega Barozzi) e i guantoni targati Hockey Forte di Stagi («La maglietta d'altra parte io non ce l'ho già più: mi hanno depredato di tutto, questi sono l'ultima cosa che mi resta da regalare»). Due doni particolarmente graditi al Tirreno, che avranno certamente un posto d'onore nella bacheca.

Infine, le foto di rito che, come spiega lo stesso Barozzi, «vanno fatte sempre senza centrare l'obbiettivo, un po' di profilo e guardando in alto. Il mio primo preparatore in Nazionale mi indottrinò così, che ci volete fare...»

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa