Il Tirreno

Versilia

Gigio Bresciani fa le carte alla sua futura squadra «Il vero Forte? In gara 3»

di Gabriele Buffoni

L’ex giocatore del Pieve dovrebbe guidare i rossoblù da settembre «La trattativa con la società c’è, ma non ho ancora firmato niete»

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di Gabriele Buffoni

FORTE DEI MARMI

Su Pierluigi Bresciani grava da un po' il famoso "segreto di Pulcinella": in pochi nutrono ancora dubbi sul fatto che sarà il prossimo allenatore del Forte, ma in realtà né lui né la società ancora hanno dato una qualche forma di ufficialità alle voci. Quel che è certo invece è che "Gigio", una volta appesi i pattini al chiodo (la sua ultima partita è stata proprio sulla pista di Vittoria Apuana nei quarti di playoff), si è goduto non solo il relax di fine carriera ma anche lo spettacolo che ha riservato per un versiliese doc come lui la finalissima scudetto tra Forte dei Marmi e Cgc Viareggio.

Bresciani, al palaForte è già venuto a saggiare il terreno in previsione di un incarico il prossimo anno oppure solo a godersi le finali?

«La trattativa c'è, ma non ho ancora firmato niente. Quindi sono venuto soltanto in veste di tifoso e di appassionato di hockey. Ero sugli spalti ad assistere a gara 2, ma non ho portato benissimo; invece gara 1 e gara 3 me le sono godute con la diretta Rai».

Se l'aspettava un derby così combattuto nonostante la disparità sulla carta?

«Sinceramente sì: per tutto il campionato il Cgc è stato la bestia nera del Forte, e in più c'è tutto l'agonismo e la carica di un derby storico. Era chiaro per me che entrambe avrebbero lottato fino alla fine, e in queste tre partite finora disputate non sono rimasto deluso: un grandissimo spettacolo, in cui entrambi gli allenatori hanno dimostrato di interpretare al meglio le sfide che si presentavano».

Che impressioni ha avuto da spettatore?

«Sono state tre gare molto diverse tra loro, in cui entrambe le squadre hanno mostrato i loro veri volti. Il Centro mi è sembrato più reattivo a livello fisico rispetto al Forte dei Marmi, ma pecca un po' dell'inesperienza di alcuni suoi giocatori per cui faccio veramente i complimenti ad Ale Bertolucci perché con il suo lavoro ha gestito il gruppo a sua disposizione nel migliore dei modi: basti vedere il ruolo di Mirko, che invece di mettere sempre il turbo ricopre talvolta i panni della "chioccia" mettendosi a disposizione dei compagni più giovani. Per quanto riguarda il Forte invece, il problema principale mi è sembrato essere il dosaggio delle energie: sono tutti giocatori che vanno a mille, ma spesso quando viene a mancare la condizione tendono a sbilanciare la squadra lasciando grandi spazi agli avversari».

Si sono visti però tre Forte dei Marmi diversi, uno in ciascuna gara: quale "versione" l'ha convinta di più?

«Direi quella di gara 3: ho visto un Forte che finalmente ha giocato più con la testa che con la foga, scendendo in pista con la giusta umiltà e senza mai perdere la concentrazione. In questo modo trovare un avversario che può batterlo è dura».

C'è già chi dice che comunque andrà questa finale per il Cgc sarà un successo mentre al Forte rimarrà un po' d'amaro in bocca per una stagione "zoppicante": lei è d'accordo?

«Assolutamente no, evidentemente chi lo dice vuole mettere le mani avanti prima di sapere chi vincerà lo scudetto. Se il Forte si aggiudicherà il titolo italiano, che sarebbe il secondo trofeo dopo la Supercoppa, non vedo come possa essere un fallimento la sua stagione: anzi, proprio dopo le delusioni nelle Coppe e tutte le difficoltà che la società ha superato, vincere lo scudetto varrebbe anche di più del solito».

Promuove dunque l'opera di Valverde?

«Ha fatto un ottimo lavoro come psicologo del gruppo, riportando quella serenità che mancava alla squadra e che la stava condannando: ho visto nei giocatori tornare la voglia di giocare un gran hockey in pista e di mettersi in gioco, non è poco. Dal punto di vista tecnico c'era poco da migliorare: ricordiamoci che questo Forte è stato imbattuto da settembre a dicembre».

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