Il Tirreno

Versilia

Jessica, 18 anni e un cuore a metà tra Versilia e Perù

di Gabriele Noli
Jessica, 18 anni e un cuore a metà tra Versilia e Perù

L’atleta della Tirrenica ha ben figurato ai Mondiali «I miei mi mancano molto, ma a Lido mi sento a casa»

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Affermava De Coubertin: «L’importante non è vincere, ma partecipare».

Per Jessica Cattaneo, versiliese d’adozione e atleta di punta della Tirrenica Nuoto, gareggiare ai Mondiali in Qatar è stato più che una semplice partecipazione: un successo vero e proprio.

Diciotto anni, quelli di Jessica, ed una storia in cui lo sport - intrecciandosi con le vicende personali - offre occasioni da cogliere al volo. Tra il Perù ed il Qatar - passando per la Versilia - c’è tutto un mondo in mezzo.

Che passa dalla piscina di Puerto Maldonado, dove Jessica ha cominciato a nuotare, a quella di Doha, dove la settimana scorsa ha preso parte ai 100 ed ai 200 stile, difendendo egregiamente l’onore della nazionale sudamericana.

Nella prima delle due gare ha migliorato il suo personale, ritoccando il record peruviano riservato alle categorie giovanili.

Madre brasiliana e padre italiano, la Cattaneo è una giovane donna. Che vive da sola in un bed&breakfast a Lido di Camaiore, perché i suoi genitori sono tornati in Perù da circa un anno.

Ma non senti la loro mancanza, visto che sono così lontani?

«Ogni tanto sì, soprattutto in prossimità delle gare. Ci sentiamo tutti i giorni su Skype, appena si svegliano (in Italia siamo sei ore avanti) mi chiamano o scrivono. E poi qui ci sono Antonella (la titolare del bed&breakfast, ndr) e Adolfo (il suo allenatore, ndr) che mi fanno sentire a casa».

Con l’italiano come te la cavi?

«Adesso riesco a costruire le frasi senza pensare alle parole da pronunciare. Quindi, meglio».

Parliamo di Mondiale, un’esperienza indimenticabile, quella che hai vissuto in Qatar.

«Potessi, lo rifarei subito. Mi sono ritrovata in un ambiente diverso, prima ero abituata alle gare regionali. Ero nello stesso albergo di diversi campioni come la Hosszu, prendevo con loro il pullman che ci portava alla piscina. In vasca sono fuoriclasse, ma fuori sono persone normalissime».

Contenta delle tue prestazioni?

«Nei 100 ho siglato il record giovanile peruviano, nei 200 sono partita sottoritmo e dopo non sono riuscita a cambiare marcia. Peccato, perché mi sentivo in forma».

Stavi bene, al contrario di Diletta Carli…

«Lei lamentava problemi di stomaco già prima dei Mondiali. Ero in albergo con lei ed ho visto che c’era rimasta male dopo la staffetta. Ma è una ragazza forte, sicuramente si è già ripresa, anche mentalmente».

Prossime gare in programma?

«Un paio da qui a Natale, poi a marzo sarò impegnata nelle selezioni per i giochi panamericani del 2015. Non so ancora se dovrò tornare in Perù, oppure gareggiare in Italia ed inviare i tempi di qualificazione alla federazione».

Il Mondiale di Kazan è più un sogno o una speranza per te?

«La qualificazione è onestamente molto difficile da raggiungere: i criteri di selezione sono molto rigidi. Coi tempi attuali, resterei fuori. Ma ci proverò lo stesso».

Eppure ti stai allenando parecchio…

«Per tre giorni a settimana svolgo una doppia seduta, gli altri tre sono in vasca solo al pomeriggio, completando il lavoro con un po’ di palestra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa