Sicurezza
Positivo al doping, la difesa di Maggi
Il patron: «Non condanno Cerri, spero nelle controanalisi. Ma l’amarezza c’è»
CAPEZZANO. Né condanna, né assoluzione. Claudio Maggi attende che sia il tempo - e le controanalisi - a stabilire se Federico Cerri abbia sbagliato, oppure no. Il presidente del Velo Club Maggi 1906 - società per la quale il 34enne corridore di Capezzano è tesserato - non nasconde un’amarezza che pare inevitabile. «Conosco Federico, oltre ad essere un ottimo professionista è una grande persona - dice - appena ho appreso la notizia ci sono rimasto male. Non ho ancora sentito il ragazzo, preferisco aspettare qualche giorno per riflettere e capire». Maggi è un uomo di sport. Che ha vinto e che ha perso. Che ha gioito e che ha sofferto. Per questo fatica a darsi una spiegazione logica all’accaduto. Prova a pensare positivo, ricorrendo ad un episodio recentissimo: «Sono venuto a conoscenza di un caso analogo a quello di Federico: un ragazzo era stato trovato positivo dopo un primo controllo antidoping, ma l’esito delle controanalisi è stato negativo. Mi auguro che accada lo stesso per Cerri. La mia squadra ha vinto in Europa e nel mondo, mi sono già tolto moltissime soddisfazioni. Da noi non c’è l’assillo del successo, la nostra squadra è costruita per permettere ai corridori di divertirsi. Noi puntiamo a restare coi primi. Se poi non vinciamo, ma arriviamo sul podio, va bene lo stesso». Maggi non ritiene che la positività di Cerri danneggi eccessivamente l’immagine della società: «Abbiamo passato momenti assai peggiori - dice - nei primi anni duemila, la notte prima di una corsa sulle Dolomiti i Nas eseguirono controlli antidoping nel nostro albergo sino alle tre del mattino. Ai ragazzi, che avrebbero dovuto svegliarsi all’alba per prepararsi alla gara, dissi che non avremmo partecipato proprio perché, non avendo dormito, non sarebbe stato il caso. Qualcuno interpretò il nostro comportamento come una fuga». (g.n.)
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