Gioco
Beach soccer amaro I bianconeri di Santini non ancora maturi
VIAREGGIO. È un campionato atipico, quello del beach soccer. In questo sport se sbagli anche una sola partita, perdi tutto. Dove per tutto si intende scudetto. Basta un’unica giornata nera per...
VIAREGGIO. È un campionato atipico, quello del beach soccer. In questo sport se sbagli anche una sola partita, perdi tutto. Dove per tutto si intende scudetto. Basta un’unica giornata nera per disintegrare sogni e ambizioni. È il tallone d’Achille del Viareggio, nella cui bacheca c’è unicamente la Coppa Italia del 2012. E poi una lunga collezione di delusioni, di occasioni perdute. Di incontri che potevano segnare la svolta e che invece sono finiti male. Malissimo. Quello di sabato contro il Milano è stato solo l’ultimo di una lunga serie. La finale scudetto contro Terracina del 2012, dove i bianconeri fanno e disfanno, commettendo un mix di errori ed ingenuità che si rivela fatale. La sconfitta (7-4) non cancella comunque la gioia, indelebile, della conquista della Coppa Italia sulla spiaggia di casa contro il Catania. Il 2013 ed il 2014 sono l’uno la fotocopia dell’altro: lo scorso anno il Viareggio perde in semifinale di Coppa Italia ai rigori contro la Sambenedettese. Stesso turno, stavolta in campionato. L’avversario da battere è Milano. I bianconeri compiono un capolavoro, portandosi avanti 4-1, poi gettano via un vantaggio all’apparenza più che rassicurante e vengono superati ai rigori. Arriviamo ai giorni nostri: a San Benedetto del Tronto, in Coppa Italia, il Viareggio è sopra di due gol, ma si fa rimontare dal Villafranca, subendo due reti in un minuto. La maledizione dei tiri dal dischetto fa ancora effetto ed i bianconeri escono ai quarti. Sabato di fronte c’è nuovamente Milano. Ramacciotti illude Viareggio, che poi crolla sotto i colpi di Eudin e Souza. Ripasso di una storia che insegna che la squadra di Santini nei grandi appuntamenti non è quasi mai riuscita ad esprimersi sui suoi livelli, ben più alti. D’accordo, assenze per infortuni e squalifiche possono incidere, ma parlare di casi sporadici è riduttivo. Eppure nel corso degli anni la squadra ha acquisito maturità ed esperienza, con diversi giocatori in Nazionale. È sulla mentalità, sulla testa dei giocatori che deve lavorare Santini.
Gabriele Noli
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