Sicurezza
«Noi più forti di sfortuna e infortuni»
Il presidente Menchini: «Vinto malgrado le assenze di Di Martino e Landi»
QUERCETA. La gioia tra i ranghi giallorossi è palpabile a fine partita: c'è chi semplicemente si abbraccia con le lacrime agli occhi per la commozione; altrove invece, sparsi sul campo dove fino a pochi minuti prima si giocava la finalissima, si trovano gruppetti che saltando inneggiano con cori di festa. 17 anni sono un tempo quasi interminabile, un periodo sfiancante per chi anno per anno punta a vincere, che diventa una vera tortura se per tre volte, nel frattempo, si arriva ad un passo dalla vittoria senza ottenerla.
«È stata una serata spettacolare, una vittoria che volevamo con tutti noi stessi e che ci dà una gioia incredibile - dichiara il presidente del Leon d'Oro Giuseppe Menchini a fine partita - dopo la sconfitta dell'anno scorso era una rivincita che volevamo prenderci, ma all'inizio temevamo di non farcela: in settimana si è fatto male Mirko Di Martino, uno dei nostri giocatori qualitativamente migliori, e dopo 20 minuti anche l'altra punta Landi è dovuto uscire per un problema. Ma stavolta siamo stati più forti noi, di tutto e tutti: anche della sfortuna. E questo è il risultato: molti nostri contradaioli erano impegnati con la sagra stasera (sabato, ndr), ma adesso sono accorsi qui per festeggiare tutti insieme quest'ennesimo successo di quest'anno».
Trattiene a stento la gioia anche il capitano della squadra giallorossa Giacomo Vannoni (che, tra l'altro, ricopre anche la carica di vicepresidente della contrada): classe '79, per lui questa è stata l'occasione per rivivere quella gioia di 17 anni fa quando già militava nelle fila del Leon d'Oro. «C'ero già nel 1997, ma rivivere queste emozioni è qualcosa di unico ogni volta - commenta Vannoni - all'epoca indossavo la maglia numero 8, che per scaramanzia mi sono portato dietro. Evidentemente ha portato bene: per me la vittoria di quest'anno ha un sapore particolare, perché gli anni passano per tutti e io inizio a sentire la stanchezza nonostante abbia dimostrato di essere ancora in forma nel torneo. Purtroppo in questi 17 anni ho perso per tre volte l'occasione di alzare al cielo questa coppa: una volta contro la Cervia, un'altra contro la Quercia e infine lo scorso anno contro il Ponte. Alla mia età ogni lasciata è persa, non sono più un ragazzo di vent'anni. La vittoria? La dedico ad Andrea Antonelli, un nostro contradaiolo di 41 anni che ci ha lasciato qualche giorno fa: stasera indosso la sua sciarpa per festeggiare».
Gabriele Buffoni
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