Italia
L’addio di Dinelli fra lacrime e rabbia «Deluso dalla città»
L’ex presidente bianconero saluta gli amici e i collaboratori «Lascio una squadra in serie C ed economicamente sana»
VIAREGGIO. E' commosso Stefano Dinelli, ormai ex presidente del Viareggio. E non poteva essere diversamente dopo undici anni in cui è stato alla guida dell'Esperia Viareggio. Nel suo saluto alla città al bagno Balena (Dinelli ha scritto anche una lettera aperta che pubblichiamo integralmente sul nostro sito www.iltirreno.it/versilia), ha voluto intorno a sé i suoi collaboratori e amici più stretti che hanno portato con lui questa bella "nave" prendendola in Eccellenza dopo un fallimento e lasciandola in serie C senza mai avere subito neppure un punto di penalizzazione. A fianco a sé ha voluto il figlio Andrea, l'ex segretario Massimo Moscardini, Raffaello Pieraccini, Mirko Lippi e poi Giuliano Murri, presidente dei sindaci revisori. Ma c'erano il magazziniere Pasquale, Sergio Carnesalini, l'addetta stampa Elena Francesconi, i medici Marco Cupisti e Marco Ambrogi, Cosimo Landucci. Assente Beppe Vannucchi. «Lo ringrazio - dice Dinelli rivolgendosi all’ex dg - perché è stato l'inventore del minutaggio, quello che ci ha permesso di raccogliere frutti economici nel corso dei questi anni. Beppe non indende mischiare la politica con il ruolo che aveva all'interno della società. Vorrei che un giorno scrivesse un libro».
Stefano Dinelli ha ripercorso la lunga galoppata che ha portato la squadra a vincere anche una Coppa Italia Nazionale dilettanti. «Quando ho iniziato questa avventura, sentivo parlare degli Amici del Bar Eden che hanno fatto molto per il Viareggio calcio. Noi siamo forse gli "Amici Bar Eden 2.0”. Eppure quando abbiamo iniziato non avevamo esperienza, ci siamo inventati dei ruoli ed io sono arrivato a diventare un consigliere di Lega Pro. Ora lascio una società in serie C ed economicamente sana».
Deluso di essere stato costretto a lasciare? «Non dal punto di vista sportivo: deluso della città, che è ridotta in cenere, in una condizione da far riflettere. Purtroppo sette anni fa, quando presentammo il progetto per la realizzazione del nuovo stadio, fui considerato un matto, uno che voleva cementificare. Avremmo potuto offrire posti di lavoro, invece ci fu opposizione, ed ora le strutture sportive nella nostra città sono ridotte molto male».
Dinelli ringrazia anche la nuova proprietà. «A Domenico Filippelli dico grazie, perchè oltre che avere salvato il calcio a Viareggio, ha salvato anche la mia famiglia. Volevo che la società proseguisse, ed è quello che è avvenuto. Da tramite con loro ci sono stati l'architetto Giancarlo Affatato e il geometra Giacomo Tonini, che hanno avuto un ruolo importante. Ora continuerò a seguire il Viareggio, ma da tifoso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
