Il Tirreno

Versilia

L’uomo delle fusioni impossibili

di Massimo Guidi
L’uomo delle fusioni impossibili

Il diesse Batori alla base dell’unione Massarosa-Bozzano. «Il futuro? Ambizioso»

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VIAREGGIO. Nessuno meglio di Nicola Batori può tracciare un bilancio a due anni dalla fusione, considerato che è stato proprio l’attuale diesse a far incontrare il patron massarosese Casanova e quello bozzanello Rovetti per sancire un accordo per certi versi storico, considerata la rivalità tra il capoluogo e la frazione. Quarantasei anni, commerciante, Nicola è un grande appassionato di calcio sia ad alti livelli, è un supertifoso della Juventus di quelli per capirsi che vede solo bianconero, ma anche delle categorie dilettantistiche nelle quali ha militato da calciatore. Un talento mai espresso, causa i tanti infortuni che lo hanno torturato fino da ragazzetto quando l’Atalanta si innamorò di quel numero dieci che Beppe Savoldi, tecnico delle giovanili nerazzurre all’inizio degli anni ottanta, ribattezzò subito Michel in ossequio a Platini. «A Bergamo ho vissuto due stagioni indimenticabili - racconta - giocando prima negli allievi e poi nella Berretti ed anche nella Primavera. Ho avuto come compagni di squadra Carnasciali, Consonni e Bortoluzzi, che da allenatore è stato secondo di Guidolin e con il quale mi sento spesso. Purtroppo a Bergamo sono iniziati anche i problemi con la pubalgia che mi hanno poi torturato fino a quando non ho appeso le scarpette al chiodo». L’Atalanta lo spedisce poi vicino a casa, alla Lucchese, altra formazione per la quale Nicola tifa seppure con meno enfasi rispetto alla Vecchia Signora, che militava in C1. «Avevo iniziato bene la stagione con qualche presenza in Coppa Italia poi la solita pubalgia mi ha fatto saltare praticamente la stagione». In pratica la carriera ad alti livelli di Batori termina qui. Durante il servizio militare gioca nel Capoliveri («ricordo che in squadra c’era il povero Massimo Mattolini ex portiere della Fiorentina») per poi terminare la parabola con Stiava e Piano del Quercione. Continua a giocare per divertimento con gli amici e intanto comincia una seconda carriera, quella di dirigente. Come detto è stato l’artefice principale della fusione impossibile. «Il primo anno siamo partiti con obiettivi importanti. La nuova società ha allestito una grande squadra ma non siamo stati troppo fortunati. Infortuni e squalifiche ci hanno penalizzato oltre misura, ed il quinto posto finale non ci ha permesso nemmeno di disputare i playoff. Anche quest’anno la squadra era stata costruita per fare bene e credo che potevamo stare tra le prime tre. Ci siamo rimasti fino alla gara d’andata di Capezzano poi fattori economici hanno costretto la società a ridimensionare il budget, lasciando partire giocatori importanti». E le prospettive per il prossimo anno? «Casanova e Rovetti vorrebbero allestire una squadra in grado di fare bene. Di sicuro posso dire che non sarà guidata da Gionata Gori, un allenatore molto bravo che sicuramente finirà in categoria superiore. Per quanto riguarda la mia posizione e quella di Luciano Coluccini è ancora tutto da definire».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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