Attenzione
Martinelli e l’ombra di zio Marcello
Il nuovo tecnico del Bargecchia è il nipote di Lippi: una parentela... ingombrante
VIAREGGIO. Essere fratelli, figli o comunque parenti di un personaggio famoso è un privilegio o può essere un peso? Di certo c’è che se frequenti il loro stesso ambiente il rischio di rimanere vittime di chiacchiericci poco originali oltre che antipatici dei soliti tuttologi in servizio permanente attivo è molto alto. Ne sa qualcosa anche Daniele Martinelli al quale non è mancato di sentirsi fischiare le orecchie ogni qual volta è stato chiamato ad allenare una squadra. «E’ sempre la stessa musica e anche se ormai ci sono abituato mi fa sempre un po’ incavolare. Quando una società mi chiama ad allenare si alza subito il coro di coloro i quali sostengono che quella panchina la ho ottenuta grazie ai buoni uffici di Marcello Lippi, mio zio».
La storiella si è ripetuta anche ad inizio stagione quando per qualche mese Daniele ha collaborato con Roberto Miggiano al Viareggio. «Mi dispiace deludere i soliti bene informati, ma mi aveva chiamato Beppe Vannucchi. E’ stata una bella esperienza durata poco tempo perché poi ho dovuto lasciare per motivi di lavoro. Una esperienza che mi ha arricchito facendomi conoscere il mondo dei professionisti ed una persona molto preparata didatticamente come Miggiano che non ha avuto molta fortuna. Cosa ho imparato? Come si lavora sul campo a certi livelli e la gestione di una squadra».
Ma Daniele è un grande appassionato di calcio e per rimanere nell’ambiente ha accettato di subentrare a torneo in corso alla guida del Bargecchia, in Seconda Categoria, probabilmente senza i buon uffici di… zio Marcello. «Guarda, quando iniziai ad allenare parecchi anni fa parlai con mio zio di questa cosa. Ed entrambi fummo concordi nel dire che avrei dovuto camminare con le mie gambe. Oltretutto sono uno che mai ha cercato il salto tra i professionisti visto che ho sempre privilegiato il mio lavoro. Se arrivasse una chiamata dalla Cina? Andrei solo se fossi convinto che mi cambierebbe la vita».
Quarantaquatto anni, un passato da centravanti vecchia maniera «di quelli che stavano fermi là davanti senza dare una mano ai compagni», cresciuto prima nel Cgc, poi nella Stella Rossa ha poi disputato alcuni campionati dilettanti con Torrelaghese, Borgaro Torinese, Capezzano e Centrolido prima che un incidente con il motorino gli facesse appendere gli scarpini al chiodo. Poi il passaggio alla panchina. «Sono stato per cinque anni al Cgc assieme a Marco Bertelli poi ho iniziato l’esperienza tra i dilettanti vincendo il campionato di Terza Categoria con l’Arcobaleno curando in contemporanea il settore giovanile dello Juventus Club. Quindi dopo una breve parentesi al Forte ho avuto esperienze con Viareggio ’92 quindi alla Massese come secondo di Moschetti e al Pietramarina dove oltre ad allenare gli juniores ho collaborato con Giuli in prima squadra. Insomma ridendo e scherzando sono dieci anni di panchina».
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