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Versilia

Lucarelli, sotto l’albero il regalo più bello

di Claudio Vecoli
Lucarelli, sotto l’albero il regalo più bello

«I cori dei pisani? Mi sarei preoccupato se non li avessero fatti. Ma in passato ho perfino rischiato di giocare nel Pisa...»

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NOSTRO INVIATO A PISA. Sceglie di conservare il basso profilo tenuto in settimana anche dopo una vittoria a suo modo storica. Ma gli occhi gli brillano. Eccome se gli brillano. Perché per Cristiano Lucarelli da Livorno, quella con il Pisa non era una partita come le altre. E averla vinta all’Arena Garibaldi - per altro giocando meglio degli avversari - è il più bel regalo che Babbo Natale potesse sistemargli sotto l’albero.

Partiamo dalla cravatta. Ce l’aspettavamo amaranto, come quella che ha sfoggiato tante volte ai Pini. E invece l’ha scelta nera...

«È solo una questione di scaramanzia. Avevo questa sette giorni fa quando abbiamo vinto contro il Benevento. E allora me la sono rimessa anche per il derby. Ha portato bene. Ma dentro resto amaranto...»

In settimana ha detto che per lei questa era una partita come le altre. Ora che l’ha pure vinta, non vorrà ripetercelo ancora.

«Guardate che io contro il Pisa non ho davvero nulla. Ho molti amici pisani, vado al mare a Tirrenia. Poi è chiaro che c’è una rivalità storica fra Livorno e Pisa e che ci tenevo a vincere».

Ci sveli un segreto: chi sarà il pisano a cui telefonerà per primo?

«Beh, a Maurizio Mian, ex presidente del Pisa e mio amico».

I tifosi, durante la partita, le hanno dedicato un paio di cori non particolarmente gentili.

«Beh, se non l’avessero fatto allora sì che mi sarei preoccupato. E mi sarei perfino rammaricato. Perché un disinteresse nei miei confronti avrebbe voluto dire non contare più nulla. Così, quando dopo mezz’ora di gioco, i tifosi nerazzurri mi hanno dedicato i primi cori mi sono perfino tranquillizzato...»

Ora che allena, siederebbe mai sulla panchina nerazzurra?

«Beh, se Lucarelli allenasse il Pisa se ne parlerebbe anche su Marte... E poi dovrei sostenere dei costi esorbitanti perché dovrei pagarmi una scorta a Pisa, ma anche a Livorno. Però in pochi sanno che ho rischiato di diventare un giocatore del Pisa».

Ci racconti...

«L’anno in cui il Pisa retrocesse dalla serie B io fui contattato da Romeo Anconetani. All’epoca avevo diciannove anni e nessuno poteva immaginare che avrei fatto tutta la strada che poi ho fatto nel calcio e che poi diventassi per il Livorno quello che sono diventato. Non se ne fece di nulla ed andai a Cosenza. Ma non ci mancò poi molto...»

Veniamo alla partita. Cosa le è piaciuto di più del Viareggio?

«Che siamo venuti sul campo di una grande squadra come il Pisa ed abbiamo fatto noi la partita. È segno di grande personalità. Quella che voglio dalla mia squadra».

Forse, con maggior precisione sotto porta, il gol del vantaggio sarebbe potuto arrivare anche prima.

«Sicuramente. Abbiamo avuto molte palle per segnare. Mentre per il Pisa mi ricordo soprattutto un paio di occasioni di Arma e poco altro. Ma forse è stato meglio così: direi che non potevo sognare un finale migliore di questo».

Le ultime due vittorie hanno riportato il Viareggio in una posizione di classifica più tranquilla. Dove può arrivare questa squadra?

«Non so dove possiamo arrivare. Di certo stiamo tenendo una buona media. E se non fossimo incappati nella doppia sconfitta contro Perugia e Grosseto, potremmo guardare anche a traguardi più ambiziosi. Adesso vediamo cosa facciamo col Catanzaro alla ripresa del campionato. A quel punto potremo alzare l’asticella. Il mio obiettivo resta quello di stupire...»

Le cose si sono messa bene da quando, per utilizzare una sua metafora, ha deciso di abbandonare la carota e utilizzare il bastone.

«È vero. Ed è mia intenzione proseguire su questa strada. Tanto è vero che dal 28 dicembre io sarò al campo per degli allenamenti facoltativi che dovranno servire a smaltire il panettore. E a non perdere la concentrazione».

@ClaVecoli

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