Lutto
«Lo scudetto? Per noi è solo l’inizio»
Sergio Marrai incredulo ed emozionato per la conquista del titolo italiano dopo la fantastica vittoria di Rovereto
FORTE DEI MARMI. Un trionfo che parte da lontano. Da undici anni, per la precisione. La lunga rincorsa al tricolore del Tennis Club Italia ha trovato il giusto riconoscimento poco dopo le 16 di ieri. Battuto l'Ata Battisti Trento (4-1) a dispetto di pronostici e superficie, ritenuti inizialmente sfavorevoli. Ha trionfato a Rovereto, laddove un anno fa vide gioire gli altri (Castellazzo, ndr). Patron Sergio Marrai ed i suoi ragazzi si erano ripromessi che ci avrebbero riprovato, nonostante le mille difficoltà. E stavolta la coppa l'hanno alzata loro.
La superficie non era la terra rossa, tanto cara ai versiliesi, ma un “veloce” di ultima generazione decisamente anomalo. Venerdì sera Matteo Marrai e Daniele Giorgini avevano portato la serie sul 2-0 in favore del Tc Italia, in mezzo a tanto stupore, perché non tutti si aspettavano un avvio di questo genere. Notte insonne e adrenalina alle stelle, per aver compiuto metà impresa, solo perché il calendario aveva stabilito così.
In tarda mattinata Volandri si ricorda di essere giocatore dalla classe cristallina e non ci mette molto a sbarazzarsi di Ghedin. Il peso delle responsabilità, a quel punto, grava tutto su Walter Trusendi, che però di fronte a sé trova un Grigelis che non la smette mai di sparare prime di servizio vincenti. L'Ata Battisti Trento prova a rimettere il verdetto in discussione, prolungando la serie al primo doppio.
Il capitano non giocatore del Tc Italia, Andrea Parenti, decide di schierare Volandri e Trusendi. A loro è affidato il compito di portare i versiliesi in paradiso: il primo set, vinto da Grigelis e Stoppini, fa pensare al peggio. Poi, il duo fortemarmino si esalta come non mai e fa suo il secondo 6-0. Il super tie-break è un'agonia per tutti. Fin quando non arriva il punto decisivo, quello che sancisce la parola "fine" sulla serie. E che permette al Tennis Club Italia di lasciarsi andare ad una gioia liberatoria, da condividere con quei giovani tifosi che non hanno mai smesso di incitare la squadra.
Incredulità, emozione, goduria ai massimi livelli per aver scacciato via l'incubo della finale persa lo scorso anno. «Questo per noi è un punto di partenza - dice un emozionato patron Sergio Marrai - da qui possiamo aprire un ciclo. Volandri, poi, è un fuoriclasse assoluto».
Poi si sa, le emozioni che si provano in un momento di apoteosi, non si possono descrivere. Almeno per chi le vive. Forte dei Marmi, adesso, non è campione d'Italia solo per la mondanità.
ALTRO SERVIZIO A PAG.15
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
