Il Tirreno

Versilia

«In attesa del Daspo annuncio che non entro in politica»

di Claudio Vecoli
«In attesa del Daspo annuncio che non entro in politica»

Il presidente Dinelli ribadisce che andrà comunque avanti ma non si candida: Cima mi ha chiesto solo un parere

3 MINUTI DI LETTURA





INVIATO A GUBBIO. Anche a Gubbio è al seguito della squadra. Come sempre. Per trasmettere entusiasmo ai suoi giocatori. Stefano Dinelli è alla sua prima uscita da quando la notizia di un possibile Daspo nei suoi confronti per i fatti del dopo-playout della scorsa stagione è diventata di pubblico dominio. Ed è la prima volta che il presidente bianconero parla della denuncia che pende sulla sua testa.

Dinelli, il fatto di vederla a Gubbio significa che il Daspo non è ancora arrivato...

«Sì. Per ora sono ancora libero di venire allo stadio (sorride, ndr). Mi spiacerebbe davvero non poter seguire la squadra direttamente allo stadio, perché sarebbe un peccato per uno come me che mette grande passione nelle cose che fa. Staremo a vedere...».

Farà come Preziosi, che ha fatto mettere una sua gigantografia allo stadio di Marassi? «No, assolutamente. Però, ripeto, lo troverei un supplizio. E poi mi mancherebbero anche le partite del Cgc al Palazzetto...».

Ha detto che di questa grana non vuol parlare se non in presenza dei suoi legali. Ci può però raccontare il suo stato d'animo?

«Sono tranquillo perché sono una persona pulita. E so di non aver fatto nulla di male. Ho contravvenuto ad una disposizione dell'allora dirigente del commissariato che voleva far uscire dal recinto dello stadio le persone che stavano festeggiando la salvezza sul campo appena conquistata, perché ritenevo che fosse ingiusta. Se davvero vi fossero stati problemi di ordine pubblico, sarei stato il primo a far sgomberare lo stadio. Ma il clima era quello di una festa e non c'erano tifosi avversari con cui poteva nascere qualche discussione. Se poi un tifoso del Viareggio - uno solo - si è preso con uno steward, questo non mi sembra che possa mettere in pericolo l'ordine pubblico. E' come se durante il Carnevale si facesse sgomberare piazza Mazzini perché due persone fanno a schiaffi...»

Cosa l'ha delusa di più di questa storia?

«Il fatto di non aver ricevuto la solidarietà in pubblico da chicchessia. In tanti mi hanno chiamato per manifestarmi la loro vicinanza, ma quando si è trattato di metterci la faccia, allora tutti hanno avuto paura. E questa, probabilmente, è la cosa che più mi è dispiaciuta. Anche perché quanto accaduto è uno spregio a tutta la città, non a Stefano Dinelli o all'Esperia Viareggio».

Un eventuale Daspo – se arriverà – non la farà defilare dalla società?

«Il mio impegno nell'Esperia Viareggio non dipenderà da come evolverà questa vicenda giudiziaria. Ho combattuto tante battaglie, da quando sono presidente del Viareggio, figuriamoci se mi sgomento per un Daspo che reputo una ingiustizia. Sono altri i problemi che potrebbero farmi fare un passo indietro...».

E cioè? «Purtroppo la città non si rende conto che una squadra in serie C è patrimonio comune e qui ci troviamo in pochi a fare tutto. Se resisto è perché ho al fianco un gruppo di persone che mi danno una mano con entusiasmo. Se resto – e per ora resto – è grazie a loro»

Ultima domanda: il suo nome è stato accostato a quello di Riccardo Cima come possibile sponsor politico. Dobbiamo aspettarci un Dinelli candidato?

«Nemmeno per idea. Cima mi ha chiesto un contributo di idee per lo sport a Viareggio e io sono stato ben contento di potergli dire le mie opinioni. Così come spero di essere chiamato anche da tutti gli altri candidati. Ma escludo un mio impegno in politica».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore