Il dolore
Bertini: «Ecco perché ho lasciato la panchina»
Il giocatore cede a Cravedi il ruolo di coach dell’Upc: «Il doppio ruolo non era più sostenibile»
CAMAIORE. Dopo appena due gare Vittorio Bertini lascia la panchina dell’Upc rimanendo il regista della prima squadra che milita nel campionato di pallavolo di serie B2 maschile. Ad una settimana dalla decisione, l’ex coach biancoblu spiega il perché della sua scelta: «In queste condizioni non potevo compiere efficacemente il doppio ruolo, per farlo avevo bisogno della disponibilità piena di un "assistant coach" a cui affidare ruoli di gestione nel momento in cui l'allenatore è chiamato ad agire in campo come atleta e di una grande responsabilità da parte dei giocatori nel seguire sempre le direttive. In mancanza di queste condizioni, per diverse motivazioni, la scelta è stata quella di garantire il miglior apporto. Credo di poter dare un forte contributo dal campo».
Per Bertini due gare non sono poco: «Si parla di oltre 30 sessioni di lavoro tra allenamenti e amichevoli; un numero sufficiente per chiedere e ottenere risposte. D'altronde non si sta parlando di valutazione sul livello di gioco, ma sulla capacità di svolgere il lavoro in condizioni congrue. Come ho detto fin da subito, il fulcro dell'esperienza sportiva è il lavoro svolto durante la settimana».
Nonostante la scelta, Vittorio Bertini continua a sostenere la fattibilità del doppio ruolo tecnico-regista: «Il ruolo di regista in questo senso è privilegiato, intervenendo in tutte le azioni e definendo anche alcune linee tattiche». Rimanendo nel gruppo come giocatore è importante la reazione della squadra: « Credo abbiano preso la mia decisione in maniera molto lineare, serena e neutra. Tra noi non c’è nessun attrito,- puntualizza Bertini - al massimo differenze di vedute, magari anche notevoli ma imprescindibili in gruppi o tra elementi che hanno estrazioni e storie sportive differenti”. Cravedi passa da aiuto a coach, ma per Bertini non sarà difficile smettere i panni dell’allenatore: «La reciproca conoscenza è alla base di una collaborazione e viene prima ancora della fiducia. Per me non è, né sarà difficile seguire Cravedi nella misura in cui comprendo e conosco i suoi principi, i punti fermi e le impostazioni tecniche e tattiche che vorrà dare. Curiosità e confronto valgono più del dialogo e dell'accettazione».
A Scandiano era per Bertini il primo match senza la pressione da allenatore: «E' stata una gara parecchio difficile. Ero certamente più libero, ma questo non significa necessariamente che abbia giocato meglio, anzi ho commesso alcune imprecisioni che nelle gare precedenti non c'erano state»
Nicoletta Dati
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