Il Tirreno

Versilia

L’abbraccio a Tesconi degli amici del circolo

di Michele Morabito
L’abbraccio a Tesconi degli amici del circolo

Lo “sceriffo” d’argento premiato a Marina, dove si diverte spesso col tennis Ma per il suo istruttore Luca è più bravo con la pistola che con la racchetta...

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PIETRASANTA. Venticinque anni fa sul Corriere dei Piccoli passavano le avventure del “Grande Tes”, sceriffo un po’ pasticcione. Il “Grande Tes” di Pietrasanta oggi si chiama Luca Tesconi, 30 anni, pietrasantino della Traversagna, che invece ha sangue freddo e precisione assoluta e che ieri ha raccolto l’applauso degli amici del Tennis Taddei di Marina di Pietrasanta, dove gioca abitualmente militando nella squadra amatoriale.

L’argento olimpico di Londra nella pistola da 10 metri ha voluto festeggiare con gli amici del Circolo e festeggiare con un doppio con l’istruttore Nicola Taddei che lo ha avviato al tennis e che come dice lui scherzando, non aveva visto in lui un futuro olimpionico. Da ragazzo per tutti era “Pesco”, giocando un po' con il suo cognome e quello di Pescosolido, il miglior giocatore italiano di inizio anni ’90.

Luca, hai avuto il punteggio più alto in finale, qualche rimpianto?

«Con le regole che metteranno in futuro sarebbe stato oro, perché si azzereranno i punti delle qualificazioni e si conteggeranno solo quelli della finale, ma con le regole di oggi, partivo troppo indietro rispetto al coreano e sono felicissimo così. Ero partito per disputare la finale e invece torno con una medaglia d'argento.Sto realizzando solo ora quello che ho fatto perché tutti mi cercano non solo per intervistarmi, ma anche per gareggiare con loro. Io continuo a prepararmi a Pietrasanta per gli Italiani e poi per la Coppa del Mondo.

Che preparazione hai fatto per questo appuntamento?

«Dobbiamo allenare soprattutto i muscoli che ci consentono il mantenimento di una posizione statica. Poi è una questione di testa: abbiamo uno psicologo sportivo, il dottor Claudio Robazza, che ci segue singolarmente e ci aiuta a gestire le situazioni di massimo stress come una finale olimpica. In gara è importante la massima astrazione. Il centro del bersaglio è come una moneta da un centesimo».

Come vi sentite voi atleti delle cosiddette discipline minori?

«Portiamo tante medaglie, ma poi su di noi i riflettori si accendono solo ogni quattro anni se vinciamo; quindi non possiamo sbagliare. Allo stesso tempo è una rivincita su altri atleti che vivono sotto le telecamere e poi magari non vincono.

La Gazzetta ha scritto che sei un grande conquistatore. Confermi? E pensi che la medagli ti... darà un altro aiuto?

«Questa non la commento. È una domanda pericolosa».

Poi scoppia in una sonora risata e va a cambiarsi per giocare a tennis, mostrando un servizio solido e un dritto di sostanza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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