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Versilia

Vannozzi, da Viareggio a Londra per preparare le star del pedale

di Gabriele Noli
Vannozzi, da Viareggio a Londra per preparare le star del pedale

Da Atlanta ad Atene, il mago dei massaggi arriva quest’anno alla sua quinta (ed ultima) olimpiade Ha contribuito ai successi della Bellutti e alle medaglie della Pezzo. Ora ci prova con la Bronzini

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VIAREGGIO. Una carriera lunga, lunghissima, ai limiti dell'infinito, passata in giro per il mondo a massaggiare le migliori atlete che il ciclismo azzurro (su pista, su strada e non solo) abbia offerto nell'ultimo ventennio. Luciano Vannozzi è pisano di nascita, ma viareggino d'adozione, («guai a non considerarmi tale», ci scherza su) ed è specializzato in massoterapia, ovvero i massaggi che implicano il solo utilizzo delle mani, senza alcun genere di apparecchiature. Nel panorama nazionale del ciclismo femminile Vannozzi è considerato una sorta di “guru”, perché dalle sue mani sono passate atlete del calibro di Antonella Bellutti, Paola Pezzo, Vera Carrara, sino a Giorgia Bronzini. Basterebbe questo breve, ma significativo elenco per far comprendere la portata della sua carriera. All'attivo ha già quattro olimpiadi, che diventeranno cinque con quelle di Londra dell'estate prossima.

Gli inizi. Il rapporto con la nazionale ebbe inizio circa una trentina d'anni fa: i primi approcci di carriera sono legati a Paolo Fornaciari, alle prime corse a livello regionale, prima del grande salto in azzurro. Nel 1995 a Vannozzi fu assegnato un compito: seguire Antonella Bellutti. «Lei si trovava bene con me - dice - e da lì si instaurò un bel rapporto professionale. In quell'anno partecipammo ai campionati mondiali su pista a Bogotà, in Colombia, ottenendo un argento».

La prima esperienza a cinque cerchi per Vannozzi arriva nel 1996 ad Atlanta, seguendo Paola Pezzo. E pure in questo caso, fu un trionfo.

L'aneddoto. Il percorso professionale di uno sportivo, sia esso protagonista o dietro le quinte, è inevitabilmente caratterizzato da episodi curiosi o alquanto particolari. E quello di Vannozzi merita davvero di essere raccontato: «Nel 1997 ci stavamo preparando per i campionati mondiali su pista di Perth, in Australia. Eravamo in Colombia, in altura, per aumentare in modo naturale l'ematocrito delle nostre atlete. Arrivati all'aeroporto una serie di controlli a rilento ci fece perdere il volo e per noi fu un danno non da poco, visto che arrivammo a Sydney soltanto un giorno prima dell'inizio delle gare e con 16 ore di fuso orario sulle spalle. Nonostante questo intoppo riuscimmo comunque a vincere l'oro, con tanto di record della pista».

Trionfi in serie. Passano gli anni, ma le vittorie continuano ad arrivare: Sydney 2000, Atene 2004 e Pechino 2008 regalano altre gioie a Vannozzi, con le sue atlete che giungono costantemente a medaglia. «Posso ritenermi fortunato - dice - perché ho contribuito a far vincere 5 mondiali élite, 6 su strada e 6 su pista, oltre 2 ori, 1 argento e 1 bronzo olimpici».

Progetti. Quella di Londra 2012 sarà l'ultima olimpiade per Vannozzi: seguirà, come già succede dal 2001, Giorgia Bronzini, con la speranza di incrementare ulteriormente il proprio palmares: «Non è facile preparare un appuntamento così importante - spiega - ci sono stress e fatiche notevoli per chi si concentra per uno o due anni su un obiettivo di questa portata».

Poi, con i mondiali su pista di Minsk, in Bielorussia, del 2013, Vannozzi si farà da parte, convinto che sarà quello il momento migliore per lasciare. Poi, quando riavvolgerà il nastro della propria carriera, probabilmente capirà di essere stato pure lui grande artefice della magnificenza azzurra del ciclismo al femminile negli ultimi due decenni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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