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Iodase in Valdarno per ripartire di slancio

Iodase in Valdarno per ripartire di slancio

Le viareggine aprono l’anno sul parquet del Named: una vittoria è alla loro portata

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di Gabriele Noli

VIAREGGIO

Cos'è stata la prima parte di stagione della Iodase? Un brodino. Vittorie e sconfitte in egual misura (cinque), un'anonima quinta piazza in un girone che doveva essere, se non dominato, almeno vissuto da protagonista.

Domani, nel tardo pomeriggio, le viareggine apriranno il loro 2012 sul parquet del Named Valdarno (palla a due alle ore 18), che già all'andata aveva regalato una delusione a dir poco cocente alla truppa di Giannelli. Già quel passo falso basta da solo come motivo di rivalsa. Ma non deve essere il solo. Ci sono le attenuanti da mettere in conto, come le assenze - vedi gli infortuni e l'addio agli inizi di novembre di Ilaria Vento - ma non possono giustificare per intero una fetta di stagione in cui le amarezze sono state ben maggiori delle soddisfazioni.

Coach Giannelli ha approfittato della sosta natalizia per un richiamo fisico e per ricompattare un gruppo all'interno del quale non c'erano delle spaccature, ma dove comunque un po' di autostima era venuta meno, a causa di qualche sconfitta di troppo. Il paragone con l'annata passata è ingombrante - la Iodase rischiò di salire in A2, ma non lo fece per colpa della differenza canestri - ma guardare indietro, a questo punto, sarebbe soltanto inutile e controproducente.

Il Valdarno è una squadra alla portata, non sono certo due punti di differenza in classifica a spaventare la Iodase. L'anno, però, dovrà cominciare col piede giusto, con una vittoria. Giannelli si affida al gruppo delle più esperte, a Sara Tamagnini e Roberta Sinagra, che sono i due elementi in grado di trascinare le compagne. Il finale di 2011, con il successo casalingo sullo Sport Pisa, se non altro ha riportato un minimo di tranquillità, per passare un Natale senza troppi allarmismi.

Il vero problema della Iodase è stata la coperta corta: coach Giannelli troppe volte ha dovuto far fronte ad un organico ridotto ai minimi termini, attingendo dal settore giovanile per mandare sul parquet un quintetto che avesse una logica accettabile. Ma lui di mestiere fa l'allenatore di basket, non il mago. E le sue difficoltà, le ha avute.

Adesso c'è soltanto da pensare una partita per volta, senza montarsi troppo la testa o illudersi di raggiungere chissà quale obiettivo. La politica dei piccoli passi, magari, non farà saltare di gioia i tifosi più accaniti, ma probabilmente è la strategia migliore da seguire per uscire una volta per tutte dall'anonimato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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