Il Tirreno

Versilia

E la festa dell'Ardenza si sposta ai Pini

Gabriele Noli
<b>ONDA BIANCONERA.</b> Il bandierone sventolato sulla gradinata dell&#146;Ardenza a fine gara
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ONDA BIANCONERA. Il bandierone sventolato sulla gradinata dell’Ardenza a fine gara

La squadra accolta al rientro dai tifosi. E già si pensa al derby contro la Lucchese

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 LIVORNO. Sono le 20,18 quando il pullman delle zebre svolta da via Menini in direzione via Petrarca e termina la sua corsa di fronte al bar Stadio. Ad attenderlo c'è una folla di circa duecento persone in festa, per non dire in delirio. Molti di questi erano presenti anche all'"Armando Picchi", chi in tribuna, chi in gradinata. Sono stremati, perché sostenere la squadra per novanta e più minuti non è cosa da poco, ma ovviamente la gioia è incontenibile. Perché una salvezza, questa salvezza, per come è arrivata, vale quasi quanto un trofeo. I giocatori scendono dal pullman uno ad uno. Per loro il tempo di realizzare proprio non c'è. Perché l'onda bianconera è di quelle impetuose, che ti tolgono il respiro, ma che ti fanno realizzare cosa vuol dire giocare per questa città, indossare questi colori. E allora ecco che i tifosi abbracciano idealmente e materialmente la squadra. La scena è di quelle che non si possono non ricordare: i giocatori seduti sulle grate del Balipedio che si mescolano con gli ultras più vivaci in un incessante e continuo fluire di cori. Non possono mancare, come di consueto, i riferimenti, che poi in realtà sono i classici "sfottò" ai lucchesi, dando loro appuntamento al prossimo campionato di Prima Divisione.  Proseguono i canti, le grida di festa. Cori, tanti cori per il presidente Dinelli e soprattutto per il tecnico Leonardo Rossi, accolto come un vero e proprio messia dalla folla viareggina. «Ci siamo meritati questa salvezza sul campo, quello sì. Ma il merito è anche dei tifosi, di questi tifosi che sono qui a festeggiare insieme a noi». Sarà questo il rapido commento di Rossi in mezzo ad un mare di complimenti e ringraziamenti.  C'erano quasi tutti i giocatori bianconeri a fare baldoria. Quasi, perché uno mancava. È Sergio Carnesalini, costretto al ricovero all'ospedale di Livorno per un colpo alla milza ricevuto in uno scontro di gioco. E il popolo bianconero non si è certo dimenticato di lui.  Eppure la giornata, come spesso accade nelle storie più avvincenti e pseudodrammatiche, non era iniziata nel modo migliore. Anzi. Sono le 16,05 quando Ibekwe batte Ravaglia e sigla il momentaneo vantaggio della Paganese. A gioire sono i circa 550 tifosi ospiti collocati in uno spicchio della Curva Sud, che si lasciano andare ad un' esultanza liberatoria.  Niente curva invece per i circa 450 supporters bianconeri, disposti invece in gradinata. La rete incassata a freddo è sicuramente un colpo difficile da digerire. Il tifo prima si ammutolisce poi riparte, incessante, incalzante, sempre volto a trascinare la squadra al pareggio.  Il primo tempo termina con la Paganese avanti di un gol. In gradinata c'è chi ci spera ancora, c'è chi teme il peggio. Ma è alle 17,12 che arriva la svolta, quella decisiva, quella tanto attesa. È il gol di Guadalupi che manda in delirio i tifosi viareggini. La bandiera bianconera torna a gonfiarsi e a sventolare come se avesse vita propria.  Una rete che cambia tutto. Perché dalla paura di finire all'inferno adesso c'è la voglia, la speranza, di rimanere in paradiso. Il proseguo del secondo tempo è un'agonia, perché si spera che il tempo scorra velocissimo ma in realtà non passa mai.  E dopo un paio di brividi nel finale che mandano in crisi la gradinata, alle 17,52 arriva il fischio finale dell'arbitro. Viareggio-Paganese finisce qui. I giocatori possono finalmente gioire e andare da quei tifosi che tanto li hanno sostenuti, per regalar loro maglie, calzoncini e soprattutto una grande domenica di festa. Il resto è storia già scritta, con la baraonda che da Livorno si sposta a Viareggio. Perché adesso, anche domenica 23 maggio 2010 è una data che entra di diritto nella storia del calcio bianconero.

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di Redazione web