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«Quasar, devi diventare una squadra»

Nicoletta Dati
<strong>COACH.</strong> Luca Cantagalli, tecnico della Quasar
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COACH. Luca Cantagalli, tecnico della Quasar

Una squadra ancora troppo impegnata a capire i propri problemi di crescita, per avere anche la tranquillità necessaria per affrontare al meglio l'avversaria di turno. Una squadra che fatica, quella di Luca Cantagalli

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FORTE. Preoccupata, nervosa e poco lucida, la Quasar scesa in campo domenica scorsa al Palazzetto di Forte dei Marmi. Una squadra ancora troppo impegnata a capire i propri problemi di crescita, per avere anche la tranquillità necessaria per affrontare al meglio l'avversaria di turno. Una squadra che fatica, quella di Luca Cantagalli, ma questo non stupisce.
Lo stesso "Bazooka", alla vigilia del campionato, aveva predicato pazienza. Pazienza e serenità, doti che però sembrano essere decisamente carenti nella Quasar vista all'opera nelle ultime due giornate, doti che vanno cercate da subito in vista del prossimo match contro Città di Castello.
Significative le parole del tecnico Cantagalli: «Non è il momento di pensare troppo agli avversari - dichiara - dobbiamo prima di tutto guardare in casa nostra. Andremo a Città di Castello per vincere, come sempre, ma per farlo dobbiamo lavorare sui nostri problemi».
Domenica la Quasar sembrava una squadra preoccupata, bloccata per due set e reattiva solo sotto 2-0.
«C'era tensione, abbiamo giocato singolarmente e non da squadra. Giochiamo bene quando siamo con l'acqua alla gola e ci manca il vivere e reagire a certe situazioni insieme e non da soli. Bisogna analizzare i motivi di questa nostra difficoltà. Ne abbiamo parlato già dopo la gara di Padova, lo rifaremo. Dobbiamo capire che l'avversario è dall'altra parte della rete e che chi ti è a fianco condivide, invece, con te il tuo stesso obbiettivo».
Una Quasar troppo altalenante: due set di grande imbarazzo, poi, la reazione nel terzo, ma nel quarto, solo un buon inizio, con finale caratterizzato da incertezze ed ingenuità.
«Peccato perché, guardando i numeri, in attacco non siamo andati male. Siamo stati carenti a muro ma, soprattutto, abbiamo concesso tanti punti a Sora su nostre incertezze. Nel quarto set abbiamo iniziato bene ma poi siamo caduti in due ricezioni sbagliate, due mancate difese su pallonetto facile e due appoggi errati. Sciocchezze, particolari che, però, a questi livelli ti possono costare la partita».
Rispetto alla sconfitta di Padova, però, la Quasar aveva qualcosa in più?
«Come ho detto, non siamo andati male in attacco. Da lì possiamo ripartire. Dobbiamo, invece, assolutamente migliorare in contrattacco e, soprattutto, nella correlazione muro-difesa, dove facciamo ancora tanta fatica. Tatticamente non siamo ancora in grado di mettere in pratica tutto quello su cui lavoriamo in settimana e, alla fine, la differenza la fa qualche palla sporca messa a terra in più o qualche attacco gestito con maggiore intelligenza. Insomma, dobbiamo trovare serenità. Poi i risultati verranno».

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