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Forte dei Marmi, famiglia spostata per il vip al bar: «L’omissione dei nomi non è una cortesia, bensì un’ipocrisia»

di Angelo Petri

	Giulia Ponsi e una veduta di Forte dei Marmi
Giulia Ponsi e una veduta di Forte dei Marmi

La vicenda nasce da uno sfogo dell’influencer Giulia Ponsi, che ha accusato un locale del centro

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FORTE DEI MARMI. Un tavolo ambito, un cantante ottantenne dal nome altisonante, una famiglia “sfrattata” per far spazio al vip di turno e una bufera digitale che divampa in pochi minuti. C’erano tutti gli ingredienti per la classica tempesta estiva sotto l’ombrellone, ma a Forte dei Marmi l’effetto sdegno ha subito lasciato il posto alla fredda prudenza.

La vicenda, ormai virale in rete, nasce da uno sfogo dell’influencer Giulia Ponsi, che ha accusato un locale del centro di aver riservato un trattamento di favore al celebre personaggio arrivato in secondo momento, a discapito dei clienti ordinari.

Se il web si accende e punta il dito, il paese reale frena e chiede conto dei dettagli. Dal Municipio la linea è netta: «Nessun commento, non abbiamo riscontro sulla veridicità dei fatti». Una posizione di attesa condivisa dall’intero tessuto economico della cittadina. A mettere in guardia dai rischi del polverone mediatico è Alessandro Bindi, presidente dell’Associazione Commercianti di Forte dei Marmi, che chiama tutti alla massima cautela: «Prima di esprimere un giudizio riteniamo che notizie di questo genere debbano essere accuratamente verificate. Se dei clienti si sono trovati male ci dispiace, ma per poter valutare un episodio serve chiarezza. Quando si muovono critiche di questa portata sui social, sarebbe corretto fare nomi e cognomi: lanciare accuse generiche senza precisare il locale finito nel mirino significa gettare un’ombra ingiustificata su tutte le attività del territorio, togliendo al contempo al diretto interessato la possibilità di replicare o chiarire. Avremmo preferito avere elementi certi per ascoltare entrambe le parti. Rimanere nel vago rischia solo di alimentare un polverone mediatico che non fa bene a nessuno».

Un’analisi condivisa da Giovanni Maffei, figura storica del commercio fortemarmino: «Occorre capire come sono andate realmente le cose. In giro si sentono anche pareri discordanti di chi sostiene che i fatti non si siano svolti esattamente così. È difficile esprimere un giudizio ascoltando una sola campana. Va da sé che, se la vicenda fosse confermata, si tratterebbe di un episodio spiacevole: non devono esserci trattamenti differenziati in base all’importanza del cliente. Non possiamo però ignorare che spesso il nome di Forte dei Marmi viene utilizzato per catturare l’attenzione e raccogliere “like”. Citare la nostra località garantisce una cassa di risonanza enorme. Per questo motivo, di fronte alle denunce delle influencer, preferisco muovermi con estrema cautela».

Sui meccanismi della comunicazione digitale affonda il colpo l’esperta Paola Dori, evidenziando le contraddizioni tipiche dei trend di stagione: «L’omissione dei nomi del locale e del cliente famoso non è una cortesia, bensì un’ipocrisia. Tale scelta nega il diritto di difesa e il contraddittorio agli accusati, infanga la reputazione di un’intera comunità turistica d’eccellenza e serve a tutelare l’influencer da possibili querele. Sui social se si denuncia il fatto, bisogna fare i nomi». 

 

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