La tragedia
Spiagge all’asta, il mare della Versilia è “agitato”: ora i balneari giocano la carta del “rinnovo 6+6”
Gli avvocati delle imprese turistiche si appellano a una legge del 2001 e virano verso le aule del tribunale civile: perché non è solo un dettaglio tecnico
FORTE DEI MARMI. Se pensavate che la battaglia per le concessioni balneari fosse solo una stanca replica di ricorsi amministrativi e burocrazia asfissiante, ricalibrate tutto. Il mare della Versilia è agitato da una tempesta perfetta che ha appena cambiato rotta, virando con decisione verso le aule del Tribunale Civile. Non è solo un dettaglio tecnico: è un vero e proprio terremoto giuridico che promette di riscrivere le regole del gioco.
La delibera di giunta
Tutto è partito quasi in sordina, tra le pieghe di una delibera di giunta per la costituzione in giudizio del Comune di Forte dei Marmi contro il bagno La Fenice e altri 34 titolari. Ma dietro quella decisione dovuta si nascondeva la miccia: per la prima volta, i balneari hanno deciso di disertare il tradizionale campo di battaglia del Tar per rivolgersi alla magistratura ordinaria. Così sono in realtà ben 55 in totale i concessionari — 34 di Pietrasanta, 20 di Viareggio e uno, appunto, di Forte dei Marmi — che, assistiti dagli avvocati Vincenzo De Michele e Gabriella Guida, hanno citato in giudizio Comuni, Antitrust (Agcom), Regione Toscana e Agenzia del Demanio.
La tesi
La tesi? Esplosiva. Secondo i legali, i concessionari vantano un diritto soggettivo perfetto alla continuità aziendale, basato su una norma mai abrogata: l’articolo 10 della legge 88/2001 (il celebre rinnovo "6+6" del governo Amato), nata proprio per garantire stabilità agli investimenti. La mossa è un "turning point" radicale: se il giudice amministrativo si occupa di interessi legittimi, quello civile decide sui diritti e, soprattutto, sui risarcimenti. E qui si arriva al punto dolente: i balneari chiedono i danni per l’illegittimo azzeramento del valore delle loro imprese. Dopo le sentenze del Tar Firenze del maggio 2026, che hanno fissato la scadenza dei titoli al 31 dicembre 2023 trasformando i balneari in "occupanti abusivi" dal giorno dopo, il valore delle strutture è colato a picco, con lo spettro dell'incameramento dei beni senza un euro di indennizzo.
Qui Pietrasanta
In questo scenario di "assurda incertezza e caos", il Comune di Pietrasanta ha deciso di giocare una partita a sé, diventando l’unico ente locale ad aver impugnato davanti al Consiglio di Stato la sentenza del Tar Toscana che bocciava le proroghe al 2024 e 2027. Una scelta che ha trovato l’appoggio dei concessionari locali, pronti a dare battaglia per evitare gare al buio, senza un quadro normativo chiaro e con la pendenza di un giudizio civile a Lucca.
Le udienze
L'agenda legale dei prossimi mesi sembra già un bollettino di guerra. Si parte il 7 luglio con l’udienza per la sospensiva al Consiglio di Stato. Poi, il grande spartiacque: il 22 settembre 2026, quando la Corte di Cassazione a Sezioni Unite dovrà decidere, su un caso analogo partito da Cervia, se la competenza sulla durata delle concessioni spetti davvero al giudice ordinario o a quello amministrativo. Infine, il 30 ottobre 2026, tutti a Lucca per la prima udienza civile. La giurisprudenza amministrativa, secondo i legali dei balneari, appare ormai "fuori partita".
Sotto il sole della Versilia, tra uno spaghettino alle arselle e un fritto misto, la sensazione è che la vera partita non si giochi più tra le dune, ma tra i commi e i risarcimenti milionari. E questa volta, i giudici di Lucca avranno l'ultima, pesantissima parola.
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