Inchiesta sui funerali “pilotati”, tutti assolti: cadute le accuse anche per l'ultima imputata
Versilia, si spegne la maxi indagine: caduta anche l’accusa di violazione della privacy per la necrofora
VIAREGGIO. La maxi inchiesta “Caro estinto” della Procura di Lucca finisce in una bolla di sapone. Ieri mattina nell’aula del tribunale di Lucca anche Anna Silvestro, l’ultima degli imputati rimasta ancora sotto giudizio in quanto dipendente dell’Asl Toscana nord ovest (necrofora nell’obitorio dell’ospedale Versilia all’epoca dei fatti), è stata assolta dal giudice su richiesta dello stesso pubblico ministero Salvatore Giannino, che ha condotto fin dall’inizio le indagini su cosiddetti “funerali pilotati” nel territorio versiliese.
Silvestro si trovava rinviata a giudizio solo per presunta violazione della privacy, mentre le precedenti accuse di abuso d’ufficio già erano state derubricate in sede processuale. Una contestazione, quest’ultima rimasta da giudicare, che le era stata mossa perché, durante il periodo della pandemia da Covid-19, secondo gli inquirenti avrebbe trasmesso a una persona esterna all’obitorio dell’ospedale informazioni su dati sensibili di alcune persone decedute proprio per il virus. Ma anche quest’accusa è caduta nel vuoto, contestata apertamente dagli avvocati della dipendente Asl Fabrizio Miracolo e Roberto Cappa di Viareggio: il pm Giannino, intervenuto ieri mattina in udienza, ha infatti chiesto l’assoluzione «perché dopo aver fatto gli opportuni approfondimenti di indagine – spiega Miracolo – non sono stati trovati riscontri tali da sostenere la richiesta di condanna».
Una vicenda scabrosa
L’inchiesta “Caro estinto” era partita nel 2020. Al centro dell’indagine degli inquirenti una bottiglia di vino pregiato, cento euro e la promessa di incrementare in futuro le regalie in cambio di favori: questo sarebbe stato il prezzo pagato dalla contitolare di un’agenzia funebre versiliese, in concorso con un collaboratore, a un medico che lavorava in una struttura convenzionata con l’Asl. In questo modo, secondo gli inquirenti, si sarebbe accaparrata l’organizzazione di un funerale: un modus operandi che secondo la Procura non era casuale e che implicava la presenza di una trama clientelare di favori e regalie per “pilotare” appunto i funerali. In pratica, una rete di corruzione per indirizzare i parenti di un defunto verso questa o quella agenzia funebre, che si trovava così “facilitata” nell’ottenere incarichi rispetto alla concorrenza.
Dopo due anni di indagini e intercettazioni, nel marzo 2022 scoppiò il caso con la richiesta da parte del pm Giannino di una lunga lista di misure cautelari al Giudice per le indagini preliminari: di queste, solo quattro furono applicate, sospendendo dall’esercizio della professione il dottor Paolo Puccinelli e Anna Silvestro (allora necrofora all’ospedale Versilia) e imponendo l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per i referenti di una delle agenzie funebri coinvolta nelle indagini (Carlo Benedetti e Giuseppe Taormina delle onoranze funebri Ferrante). Misure cautelari che, nei mesi successivi, furono tra l’altro subito ritirate in seguito ai ricorsi presentati dagli indagati. Ma l’inchiesta andò avanti coinvolgendo sia l’obitorio del Versilia che personale della struttura convenzionata.
Tutti assolti
Nel luglio scorso però è arrivato il primo terremoto che, di fatto, ha fatto già allora crollare i pilastri su cui si poggiava l’intera inchiesta. Per Puccinelli, Benedetti e Taormina è decaduta infatti l’accusa di corruzione, e di pari passo sono state assolte anche le figlie dello stesso Benedetti (finite sotto inchiesta in maniera più marginale). Tutti coloro che erano rimasti coinvolti cioè nel filone principale dell’inchiesta “Caro estinto” – e per i quali i rispettivi legali avevano chiesto il rito abbreviato – sono stati ritenuti dal giudice “non colpevoli” per quanto riguarda le accuse presentate dal pubblico ministero «perché il fatto non sussiste»: formula piena, quindi, con il giudice che ha negato che ci sia mai stata corruzione nel passaggio dei decessi all’organizzazione dei successivi funerali. Stessa formula di assoluzione anche per Pasquale Musella, dell’impresa funebre Diamante, legato al filone dell’inchiesta per i presunti favoritismi partiti dall’obitorio del Versilia. Con l’assoluzione di Musella è stata derubricata anche l’accusa di abuso d’ufficio nei confronti di Silvestro, che tuttavia è stata rinviata a giudizio per violazione della privacy. Fino all’esito di ieri mattina, ancora una volta di assoluzione con formula piena. La parola fine all’intera inchiesta.
«Ha trionfato la giustizia»
Soddisfatti gli avvocati della dipendente Asl che «in questi anni ha vissuto pesanti ricadute a causa di questa vicenda – commenta l’avvocato Miracolo – non entro nel merito del lavoro della Procura, è giusto che si indaghi quando si hanno dubbi e bene ha fatto il pm ad accendere un faro su queste vicende. Ma oggi è chiaro che niente di criminoso è emerso, né per quanto riguarda l’inchiesta principale né per tutti i filoni che le indagini hanno portato ad approfondire. Abbiamo sempre sostenuto la totale estraneità ai fatti di Silvestro, così come prima ancora di Musella, e oggi possiamo dire che la giustizia ha fatto il suo corso e ha trionfato».
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