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Forte dei Marmi, a rischio la realizzazione di 23 villette: per la Regione lì c’è un bosco – Bagarre in consiglio: cosa è successo

di Redazione Viareggio

	Il terreno di via Vico dove avrebbero dovuto sorgere le 19 villette di edilizia convenzionata e le 4 di edilizia “libera”
Il terreno di via Vico dove avrebbero dovuto sorgere le 19 villette di edilizia convenzionata e le 4 di edilizia “libera”

Mazzoni: «La scelta urbanistica fu della giunta Buratti». Attacco all’ex assessore Ghiselli su un possibile conflitto di interessi, ma lui replica: «Non ho rapporti coi proprietari»

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FORTE DEI MARMI. Quattro villette in “edilizia libera” e 19 in edilizia convenzionata (per alloggi cioè da vendere a prezzo calmierato). Un intero complesso immobiliare e residenziale lungo via Vico, a Forte dei Marmi (davanti al nuovo parcheggio scambiatore) attualmente a rischio: la Regione Toscana, dopo una recente indagine agronomica, ha infatti classificato come “bosco” l’area che nel 2014 l’amministrazione guidata da Umberto Buratti aveva individuato per la costruzione di questi edifici. «Se non verrà trovata una soluzione compatibile con il vincolo boschivo – afferma l’assessore all’urbanistica e vicesindaco Andrea Mazzoni – il comparto potrebbe risultare non attuabile, con conseguenze ovviamente pesanti per tutte le persone che da anni si sono impegnate confidando in un piano approvato proprio da Buratti e dai suoi».

È su questo tema, unito poi alla successiva discussione sul Piano Prima Casa presentato dall’amministrazione guidata da Bruno Murzi, che nell’ultimo consiglio comunale di Forte dei Marmi è scoppiata la bagarre. Al punto che i consiglieri di opposizione Umberto Buratti, Rachele Nardini, Daniele Galleni, Emanuele Tommasi insieme agli ex assessori (ora in minoranza) Simona Seveso ed Enrico Ghiselli sono arrivati a lasciare l’aula, attaccando duramente la giunta Murzi. Alle dichiarazioni al curaro lanciate dall’opposizione però Mazzoni non esita a ribattere, sottolineando come «proprio la minoranza continui a evitare accuratamente questo nodo sul comparto At1C (il progetto sul terreno di via Vico, ndr), atteso da anni da molte famiglie in cerca di una soluzione abitativa e che ora corre il rischio di non poter più essere realizzato a causa di una scelta urbanistica compiuta dalla passata amministrazione Buratti, visto che quell’area evidentemente non è così adatta a questo progetto come si presupponeva».

Proprio su questa questione molto hanno fatto discutere le parole dello stesso vicesindaco e poi del sindaco Murzi in consiglio comunale che, rivolgendosi a Enrico Ghiselli, hanno evocato «dubbi sull’opportunità del suo intervento, dato che legittimamente deve riscuotere delle prestazioni professionali di una certa rilevanza per attività svolte in quell’area» sottolineando come lo stesso Ghiselli avrebbe potuto essere interessato a opporsi a un vincolo su quell’area.

Contattato dal Tirreno, l’ex assessore nega l’esistenza di «alcun conflitto di interessi. Ho infatti interrotto ogni rapporto con quei proprietari privati – spiega Ghiselli – e anche la mia libera professione di architetto, cancellandomi pure dall’ordine professionale, nel momento in cui nel 2017 sono entrato a far parte del consiglio comunale. Valuterò ora come tutelarmi nelle sedi opportune, dato che non ritengo un atto dignitoso da parte del sindaco e del vicesindaco fare simili affermazioni in un consiglio comunale, che riguardano questioni private e passate e che sono lesive della mia dignità. Nel mio intervento ho solo ricordato gli atteggiamenti avuti da questa amministrazioni in casi analoghi di situazioni particolari, ma evidentemente questo ha dato fastidio. E comunque – sottolinea Ghiselli – mi sono astenuto sul voto proprio per evitare qualunque tipo di speculazione».

Entrando poi nel merito del Piano Prima Casa, Mazzoni ribadisce che la linea dell’amministrazione è precisa, rispedendo al mittente le accuse e l’indignazione per la “scarsa democrazia”, dato che «questa è stata rispettata perché la maggioranza è rimasta convinta e coesa». Sul tema della prima casa il vicesindaco ribadisce che «la nostra scelta è tutelare chi vive stabilimente a Forte dei Marmi e ha davvero bisogno di una soluzione abitativa per i propri figli, non aprire la porta a chi vede il frazionamento come un’occasione in più per valorizzare un patrimonio immobiliare già consistente». La proposta dell’opposizione invece «avrebbe creato una situazione ingiusta: sarebbe bastato avere una sola casa al Forte per accedere ai frazionamenti e agli ampliamenti previsti per la prima casa, anche nel caso in cui il proprietario avesse un patrimonio immobiliare diffuso in tutta Italia. L’emendamento di Amo Forte avrebbe premiato chi è già proprietario di numerosi immobile trasformando un’opportunità nata per sostenere le famiglie in un favore a chi ha un patrimonio ben più consistente. È la logica della maestsrina dalla penna rossa – conclude – giudicare tutti, non proporre nulla».

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