Il Tirreno

Versilia

La sentenza

Forte dei Marmi, licenziamento illegittimo di Poste Spa

di Pietro Barghigiani
Forte dei Marmi, licenziamento illegittimo di Poste Spa

La Corte d’Appello ribalta la sentenza di primo grado di Lucca e condanna la società a reintegrare una funzionaria pagandole anche un’indennità risarcitoria di 12 mensilità

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FORTE DEI MARMI. Ci sono state “forzature” procedurali, ma nessun danno è stato arrecato all’azienda o al cliente che, anzi, ha ringraziato la funzionaria per aver risolto un problema urgentissimo consentendo al fratello di non essere espulso dalla Thailandia grazie all’invio dei soldi. Con questa premessa la Corte d’Appello ha annullato il licenziamento dell’agosto 2023 intimato alla dipendente di Poste Spa condannando la società al suo reintegro con il pagamento di un’indennità risarcitoria di 12 mensilità oltre al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione.

I giudici di secondo grado hanno ribaltato la sentenza del Tribunale di Lucca nella quale il comportamento della funzionaria era stato giudicato di una «gravità tale da potersi qualificare come giusta causa di recesso». La donna, di origine massese, torna al suo posto di lavoro dopo essere stata licenziata per un bonifico che per Poste Spa non doveva fare. Un’iniziativa personale quella della consulente finanziaria messa in pratica nonostante il no del superiore che nell’estate 2023 le era costato il posto. Si era difesa sostenendo di essersi sentita quasi in obbligo di autorizzare il bonifico di 27mila euro (il limite del contratto era di 15mila euro annuali) su un conto della Thailandia dove si trovava il titolare della PostePay Evolution. Lui all’estero aveva mandato il fratello in posta per fare l’operazione. Il cliente dell’ufficio postale aveva ricevuto diversi rifiuti alla richiesta di fare il bonifico al fratello che nel Paese asiatico aveva urgenza di poter disporre di quella somma per non essere espulso. Allora ci aveva pensato di sua iniziativa la consulente finanziaria a sbrigare la pratica. L’ordine del bonifico riportava la firma del titolare della carta, ma non era presente fisicamente in ufficio e, inoltre, il questionario di adeguata verifica rafforzata del cliente persona fisica, che è stato prodotto in automatico con l’operazione, non riportava la firma dell’ordinante del bonifico, nonché titolare della PostePay Evolution. Non c’erano le copie del documento d’identità e del codice fiscale del titolare della carta, da allegare al questionario di adeguata verifica, come previsto dal manuale in attuazione della normativa antiriciclaggio. Il fratello aveva firmato per il titolare della Poste Pay Evolution. Violazioni sicure, ma senza dolo da parte della funzionaria o danni per Poste. Di qui l’illegittimità del licenziamentol

Pietro Barghigiani

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