Toscana
Quell’autunno di ottanta anni fa quando Viareggio tornò a vivere: Canova, Delia Scala e quella misteriosa esplosione
Con l’arrivo degli americani riaprirono i locali, la città ricominciò a divertirsi. Prima della loro partenza una catastrofe: l’esplosione dell’ex Casa del Fascio
VIAREGGIO. Viareggio in quell’autunno 1944 era una città abbandonata. I tedeschi si erano ritirati al Cinquale, gli americani, cioè i soldati di colore della rammentatissima “Buffalo” stanziata a Tombolo, presidiavano qua e là le strade divenute serre di pomodori. Il primo partigiano a “liberare” la città era stato il baffuto Canova che poi avrebbe venduto frutti di mare sul molo. Benissimo tutto lo racconta Franco Pocci che oggi (domenica 17 novembre) alle 17 all’hotel Esplanade mostrerà filmati, foto e documenti di quei mesi incandescenti quando a guidare gli americani era nientemeno che il generale Marshall, quello che poi con il suo piano di aiuti avrebbe risollevato l’Italia di De Gasperi (e Togliatti).
Ma che mesi pazzeschi! I più, io bimbetto con loro, erano sfollati a Casoli di Camaiore. Scendemmo al mare solo dopo la liberazione poiché le cose non andavano davvero lisce. I soldati della “Buffalo”, coadiuvati dai brasiliani, erano comandati da Paul W. Rutdlige, un ufficiale della Guardia costiera. E si erano sistemati in una tendopoli presso il Marco Polo. Pensavano di avere facile accesso al Nord, cosicché parte della divisione venne distolta dalla Versilia e spedita, via nave, da Livorno in Normandia.
Allora i tedeschi rafforzati da collaborazionisti italiani della “Monterosa”, da elementi della “San Marco” e dalla X Mas, cannoneggiando dalle Apuane, tornarono a sfondare le linee e nel giorno di Santo Stefano del 1944 vinsero una infuriata battaglia al Cinquale battendo la truppa americana comandata dal generale Lucian Truscott. Ci mancò poco che i tedeschi ritornassero fino a Livorno.
Per rimettere a posto le cose furono allora fatti tornare dalla Normandia i colorati della “Buffalo” e con loro un battaglione di nippo-americani che in primavera del 1945 sconfissero definitivamente il nemico. Così tornammo davvero a Viareggio.
La città era ormai tutta occupata dagli americani. Come si comportavano? Di giorno erano allegri e affabilissimi: ci regalavano grossi coni di gelato che si compravano dal “Sor Emilio” in via Verdi. Però a noi ragazzi chiedevano in continuazione “fichi, fichi” che voleva dire “signorine”. Se indicavi loro una casa poi a notte fonda tornavano sbronzi e incattiviti e allora erano davvero guai. Qualcuno di loro a Torre del Lago fu ucciso, altri vennero bastonati. Così al Marco Polo apparvero le scritte “Americani go home”.
Viareggio, rinascendo, divenne una stupefacente città aperta. Ben lo descrive Aldo Valleroni in “Versilia anni ruggenti”. Si riaprirono nell’estate del 1945 i locali in Pineta : il “Gatto Nero” e “La Perla del bosco”. Venne a fare fortuna Sergio Bernardini. Venne la famiglia di Sandra Milo che acquisì il “Kursaal” sulla passeggiata. Bodyguard del locale era nientemeno Giancarlo Fusco (poi divenuto notissimo scrittore) che a sera tratteneva gli ufficiali “bianchi” americani con al collo attorcigliato un serpente. Una notte giunsero soldati di colore e non li fece entrare. Allora si scazzottarono con Fusco (che ci rimise la dentiera coi denti d’oro) e misero a fuoco il locale.
Bellissima e impellicciata apparve anche Delia Scala. Delia accompagnava un ufficiale greco dei servizi segreti, Niki, che paracadutato a Reggio Emilia per unirsi ai partigiani conosciuta Delia se l’era conquistata e con lei fuggì qua da noi liberati.
Figura straordinaria di quel tempo fu un ufficiale addetto agli intrattenimenti nell’ex “Casa del Fascio”, di piazza Mazzini, John Makenzie. Era lui l’animatore delle notti bianche cariche di “signorine” in abiti scollacciati, mercanti neri e giocatori d’azzardo. Si ballava sulle note di Cab Colloway (protagonista di Stormy weather) che suonava al riaperto “Principe” (divenuto casinò) con Aldo Valleroni come seconda orchestra.
Oltre alle danze e agli spettacoli all’“Eden” si organizzavano gare di pugilato in Pineta di Ponente. Protagonista il viareggino Leone Zappelli. Oggi all’“Esplanade” si vedrà il filmato di quando le truppe americane in sfilata vennero omaggiate nella piazza, oggi, Puccini.
Poco dopo vennero fatti sfilare e disarmati anche i partigiani “rossi”, al comando di Sergio Breschi, che nulla piacevano agli alleati. Che invece si prodigarono per riaprire la loggia massonica “Felice Orsini” in via Sant’Andrea con l’avvocato Giuseppe Gattai.
La presenza americana a Viareggio finì con una catastrofe. Nei sotterranei della ex “Casa del Fascio” erano state allocate le mine prese sugli arenili e lì frettolosamente riposte. Sopra le mine si danzava. Un tragico giorno, il 18 luglio del 1945, chi sa come le mine esplosero uccidendo 53 persone. Una disgrazia? Un attentato di qualche marito geloso? Io, bimbetto, abitavo a trecento metri dall’esplosione. Ho un ricordo vivissimo di quel botto, dello spettrale successivo silenzio, dei pianti, delle grida, delle lacrime. Come si può dimenticare la Liberazione?
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