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Pietrasanta, il marito di Anna si difende: «Amavo mia moglie, non ricordo l’incidente»
In tribunale ha parlato l’uomo accusato di omicidio
PIETRASANTA. Dice di non ricordare il momento dell’incidente, ma nega, con fermezza, ogni volontà di uccidere.
«Amavo mia moglie» ripete Daniele Mazzolini. E ripete quelle poche parole a margine del processo in corso di svolgimento a Lucca (nella giornata di ieri la nuova udienza) dove gli viene contestato il reato di omicidio volontario della moglie Anna Lucarini, aggravato dai vincoli di parentela. Così come gli vengono contestati i maltrattamenti alla figlia Serena.
Parole e sguardi, quelli di Mazzolini, che hanno caratterizzato un’udienza complicata, dal punto di vista emotivo, per tutti i presenti.
Così come erano state dolorose e impattanti le testimonianze delle scorse settimane della figlia e della sorella della vigilessa.
Udienza durante la quale oltre allo stesso Mazzolini (difeso dall’avvocato Luigi Pace) sono intervenuti i consulenti e ancora i testimoni sempre della difesa.
Anna Lucarini, 58 anni, vigilessa in forza al Comando di polizia municipale di Pietrasanta, quella domenica del 9 ottobre 2022 si trovava in auto con il marito lungo la via Sarzanese quando il mezzo andò a sbattere contro un albero. Secondo l’accusa dietro quell’incidente non ci fu alcuna tragica fatalità, ma una volontà ben precisa di Mazzolini, un atto volontario con il quale provocò, lui alla guida del mezzo, la morte della consorte.
Una ricostruzione, come da premessa, negata però da Mazzolini che non ricorda i momenti del sinistro, con la sua memoria che si ferma a quando l’auto aveva superato la rotatoria di zona.
Poi più niente. Ma un fatto Mazzolini è certo di potere escludere: una qualsiasi volontarietà nella sua azione. Anzi, come ribadito già in precedenti occasioni, ha voluto ancora una volta sottolineare l’amore per Anna e il fatto di portare avanti un rapporto di coppia positivo.
Così come ha negato, sempre durante l’udienza di ieri, ogni genere di maltrattamento nei confronti della figlia Serena nonostante la stessa, in precedenza, li avesse confermati.
Serena Mazzolini che aveva definito il rapporto fra i genitori figlio di «un amore malato a causa del comportamento geloso, morboso e possessivo del padre».
Evidenziando frasi proferite dal genitore come «che non poteva vivere senza di lei, senza mia mamma» e ancora che «piuttosto, se fosse successo, si sarebbe ucciso»,
Quello stesso padre al quale Serena si era riferita, durante le varie fasi processuali delle scorse settimane, citandolo per nome e cognome.
Sempre durante l’udienza di ieri sono intervenuti, su richiesta della difesa alcuni conoscenti dell’imputato e un testimone del momento dell’incidente.
«Il dibattimento ha chiarito la tesi difensiva, saranno adesso i giudici a decidere. E’ stato un incidente, come purtroppo ne accadono molti» il commento dell’avvocato Pace.
Il processo, che vede come avvocato delle parti civili Gianmarco Romanini supportato da Adele Boris, con collegio giudicante presieduto da Giuseppe Pezzuti, è stato aggiornato al prossimo 12 novembre.
Quando, dopo la discussione delle parti in causa, si andrà a sentenza.
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