Lutto
Morte di Gherardo Guidi, Don Backy: «Amici e rivali, che bello quel viaggio a Roma col furgone Volkswagen...»
Forte dei Marmi, il cantante e paroliere di Santa Croce sull’Arno ricorda il patron della Capannina scomparso a 82 anni: «Cantava benissimo e fra noi c’era un po’ di competizione, provo grande dolore»
FORTE DEI MARMI. «Io di Gherardo Guidi sono amico da ragazzo, perché il padre aveva un locale da ballo a Castelfranco di Sotto, suo paese di origine, e io sono di Santa Croce sull'Arno, che sta proprio affianco. Quindi la domenica andavo a ballare lì, il posto si chiamava “La Sirenetta”. Ho dei ricordi meravigliosi e per me la notizia della sua morte è come se mi avessero strappato un braccio». A dirlo è Don Backy, pseudonimo di Aldo Caponi, cantautore, attore, paroliere e scrittore italiano famosissimo negli anni Sessanta commentando la scomparsa di Gherardo Guidi, 82 anni, patron de “La Capannina” e grande protagonista della vita notturna in Versilia per generazioni. «Lui era un ragazzo e cantava benissimo, era un vero crooner con uno stile tenorile, uno un po' alla Claudio Villa – ricorda Don Backy - E così c'era una piccola competizione, una rivalità tra noi, perché io facevo rock & roll, un genere più moderno, mentre lui cantava in un modo che ormai per quell'epoca era un po' superato. Siamo cresciuti insieme».
Dovendo descrivere quel periodo «lo definirei fantastico – ricorda Don Backy – perché eravamo poveri in canna. Basti pensare che il biglietto per entrare nel locale del padre costava 500 lire, io non le avevo e allora facevamo l'accordo che io cantavo due pezzi di rock durante la serata e potevo pagare 2,50. Ma erano tempi meravigliosi. Sono ricordi che rivivrei in tutti i momenti». L'artista, che conobbe la celebrità inizialmente con il Clan di Adriano Celentano, ricorda un aneddoto: «Gherardo mi accompagnò a Roma per incidere il mio primo 45 giri, fu lui che guidava il camioncino, un Volkswagen», dice con nostalgia. «Poi ha cominciato come imprenditore, ha preso “La Capannina”, poi la “Bussola”. Sapevo che non stava bene. Sono addolorato, era un pezzo di me».
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